Oblati in ascolto con gli universitari

“Quando sono iniziate a circolare le voci sull’arrivo degli studenti qui nel centro storico, abbiamo contattato monsignor Giovanni Checchinato facendo presente che la presenza di tanti giovani che sarebbero venuti qui, accanto a noi, sarebbe stata una cosa preziosa. Abbiamo avuto il suo sì, ci ha detto che era un’occasione da non perdere”. Così a PdV i padri Adriano Titone, Alessandro Scaglia e Danilo Fiori, missionari degli Oblati di Maria Immacolata presso la chiesa di San Domenico. I sacerdoti non sono semplicemente i ‘vicini di casa’ con cui si parla del più e del meno quando ci si incontra nell’androne del palazzo, ma sono vicinanza, condivisione di un esame andato male o di una gioia.  Assicurano ascolto e sono parola di conforto nei giorni grigi. Un anno fa i padri hanno messo a disposizione degli studenti un’aula studio: “La prima idea era dar loro uno spazio dove studiare, creando al contempo un luogo gradevole, che potesse favorire la conoscenza e l’aiuto reciproco. Abbiamo coinvolto i nostri giovani, c’è chi ci ha regalato la macchinetta del caffè, chi altro”.

L’aula studio nasce dall’esigenza di avere un luogo in cui studiare. Gli studenti sanno bene che le sessioni d’esame possono rappresentare un momento di solitudine e di difficoltà, poter contare su un’aula studio non significa avere a disposizione dei tavoli e delle sedie, ma può essere un modo per incontrarsi e dove poter trovare qualcuno disposto ad ascoltare. A fare l’aula non sono le pareti, né i tavoli, ma la storia di ognuno: “È bello vedere tanti ragazzi venire a studiare anche in piena estate. Con molti si crea un legame, diventa una storia, arrivano le proposte, incontri con la comunità, percorsi; ad esempio l’anno scorso siamo stati ad Assisi e due studenti sono venuti con noi. Ci piacerebbe proporre esperienze simili ogni anno, per favorire un percorso di vita, di fede e di dono verso gli altri”. La parola d’ordine è esserci ogni giorno, anche per le cose più concrete: “Ci chiediamo sempre come possiamo migliorare, vorremmo essere d’aiuto affinché le cose del quotidiano, come il poter contare su un’auto per andare a fare la spesa, possano trovare una risposta, non solo quella dei sacerdoti, ma di una comunità intera che se ne prende carico. Pensiamo che Cosenza, la nostra comunità, sia capace di ascoltare e di rispondere a queste richieste”. A novembre ci saranno le prime sedute di laurea: “Quando un ragazzo arriva a questo traguardo sappiamo le fatiche che ci sono dietro. Quest’estate una ragazza ha attraversato un momento di difficoltà. Le siamo stati vicino, pensavamo noi ai pasti e alla spesa. Questa ragazza non ha consegnato la tesi, ma non ha smesso di lottare. Ha rimandato la laurea, riprenderà, consegnerà la tesi, si laureerà, è importante che non abbia mollato in quel momento”. Lo scorso sette ottobre, in occasione della festa della Madonna del Rosario, è stata celebrata la messa di benedizione di inizio anno per gli studenti, “un’esperienza che ripeteremo probabilmente. Siamo ancora in una fase embrionale, l’importante è continuare a proporre e stare vicino ai ragazzi. L’anno scorso abbiamo fatto la festa di Natale che ha ottenuto una risposta positiva. Da missionari abbiamo imparato che la missione non è un fatto di organizzazione, ma è farsi vicino alle situazioni”. Paso dopo passo, senza fretta. Come quel piccolo seme che cresce, “così si crea quel rapporto che diventa relazioni tra di loro, con noi, con altri. Siamo convinti che questo è ciò che poi raggiunge di più il cuore delle persone. Cerchiamo di far sì che si sentano a casa. Abbiamo la fortuna di essere proprio di fianco, quindi non dobbiamo fare né noi né loro tanta strada. Crediamo che l’aspetto più bello del voler dimostrare a qualcuno di volergli bene è dire: io ci sono, non ti costringo, però sappi che se hai bisogno di qualcosa noi ci siamo”. Una rivoluzione silenziosa, che dire: “Abbiamo cambiato i nostri orari e il luogo di preghiera. Prima pregavamo nella cappella che abbiamo in casa, ora apriamo la chiesa prima, così i ragazzi venendo la porta aperte possono venire a pregare con noi”. Una nuova pagina, forse era già tutto scritto: “Alcuni testi dei domenicani descrivono la vita qua all’università dai domenicani. Sono trascorsi 400 anni da allora. Oggi quei locali ritornano a parlare di sapere, di conoscenza, di dialogo. Ci piace sapere che c’è un filo rosso che continua”, la chiosa finale dei padri oblati.