Cultura
Bergoglio e il Poverello maestri di vita e di arte
L’iniziativa ha una matrice spirituale e intende proclamare la canonizzazione artistica del papa argentino
Nell’ambito delle celebrazioni per l’VIII centenario del pio transito del Poverello, è stata inaugurata la mostra dal titolo Franciscus. Fratello in arte, presso la Rocca Maggiore di Assisi. La rassegna, visitabile fino al prossimo mese di ottobre, è promossa dal comune della città umbra, patrocinata dalla Regione Umbria e prodotta da Opera laboratori, in collaborazione con Cittadellarte-Fondazione Pistoletto e con la Galleria Continua. Il curatore è l’artista contemporaneo, Michelangelo Pistoletto, il quale ha dato vita ad una delle più importanti operazioni culturali ed espositive ad Assisi, finalizzata ad omaggiare e a santificare papa Francesco attraverso l’arte, ed evidenziando il suo inevitabile legame con il Serafico. Bergoglio – secondo Pistoletto – è stato un artista nonché il “primo santo dell’arte”, perché la sua vita è stata totalmente creativa, come fu quella del santo patrono d’Italia. Ha creato, all’interno delle mura vaticane, situazioni nuove che provengono dall’antica necessità di portare la religione verso un’edificazione continua, contro la mortificazione esistente. Pistoletto ha visto in papa Francesco una figura, in grado di produrre simboli molto forti e significativi che parlano al mondo d’oggi. È stato un uomo che ha incarnato fedelmente l’immagine di Cristo buon pastore, dipingendo un meraviglioso “panorama spirituale” dentro la tradizione cristiana. Questo suo incessante atto creativo è sancito dalla pietra sepolcrale, su cui è riportato il nome “Franciscus” che lo identifica con l’Alter Christus, il santo che ha portato il concetto di povertà nel potere. Una povertà intesa non come miseria ma come essenzialità, buon senso, equilibrio ed equità, tutti tratti che hanno contraddistinto il suo ministero petrino. Il pontefice argentino, inoltre, ha lanciato l’interessante idea della “pace preventiva”, che deve subentrare prima ancora che scoppino le guerre. La sua eredità dev’essere riconosciuta anche dal mondo dell’arte, che deve annoverarlo come membro di diritto per la sua capacità di ispirare il mondo e di traghettarlo verso orizzonti di riconciliazione, verso nuovi equilibri e verso una sostanzialità di vita comune condivisa da tutti. Pistoletto ha coniugato la cifra francescana del Poverello d’Assisi con quello che è stato il pontificato di Bergoglio, in una mostra che supera la dimensione del “bello” propriamente inteso e si apre ad altre dimensioni, come a quella dei lebbrosi da cui, nell’ottica di san Francesco, scaturisce anche tanta bellezza. L’iniziativa ha, quindi, una matrice spirituale che va al di là del mero aspetto estetico, e che pone al centro la creatura e le riflessioni sul suo creatore. L’arte porta al massimo livello questa spiritualità, ponendosi come mezzo efficace per sostenere una tanto sperata e imminente canonizzazione dello stesso Bergoglio. La mostra consta di varie opere di Pistoletto: “Il tempo del giudizio”, “conTatto”, “Il Terzo Paradiso” e “Le bandiere delle religioni”. Il linguaggio dell’artista coniuga differenze, sistemi culturali, religiosi e sociali. Il percorso si chiude con un’installazione video dedicata alla “canonizzazione artistica” di papa Francesco.
