Cultura
Le peregrinazioni della Bibbia nei secoli
Dall’analisi del libro per eccellenza dei cristiani è nata l’arte di interpretazione testuale moderna
La Bibbia, il libro dei libri per eccellenza, ha attraversato secoli e vissuto rocambolesche avventure prima di giungere a noi. Giovanni Maria Vian, già ordinario di Filologia patristica alla Sapienza, indaga nel suo nuovo volume intitolato Le vie delle Bibbie (Il Mulino 2026) le vicende che hanno segnato il testo sacro dei cristiani, diventato fonte primaria di spiritualità per l’Europa. Il titolo è volutamente al plurale e porta l’attenzione sull’eterogeneità dei manoscritti, che hanno contribuito alla nascita del testo cardine del cristianesimo: le scritture ebraiche e cristiane, le successive produzioni, i testi apocrifi e canonici, i papiri, le pergamene, i codici, i manoscritti e le stampe. Il nome greco, “Ta Biblia”, indica infatti una raccolta di testi, di fatto una biblioteca varia e complessa, a cura di vari autori che hanno sperimentato più generi. In molti libri domina il racconto, in altri ci sono leggi, in altri ancora preghiere, contenuti sapienziali o lettere dirette a comunità di credenti. Il volume di Vian è strutturato in 10 capitoli che si susseguono secondo un criterio storico: il cammino inizia sulla via dei testi ebraici, prosegue con le loro traduzioni in aramaico e in greco e con i testi cristiani, di cui la Bibbia ebraica rappresenta il cuore dell’Antico Testamento, quindi con i Vangeli, le Lettere e l’Apocalisse. Queste opere percorrono delle strade che partono dal Vicino Oriente, in particolare dall’Egitto, con le prime versioni in ebraico, e con la traduzione della storia di Mosè in greco nella biblioteca di Alessandria. Passano i secoli, arriva il cristianesimo e i primi codici cristiani iniziano un altro viaggio, dalla Valle del Nilo fino ai confini dell’impero, giungendo perfino ad Oxford, in Occidente, per poi riprendere la strada del ritorno nei luoghi di origine, talvolta diventati anche sede di centri di studi biblici. Il viaggio di questi testi è, prima di tutto, un viaggio attraverso le lingue: dall’ebraico e dal greco originali alle prime grandi versioni in latino e in siriaco, fino alle versioni in volgare. In questo percorso durato secoli, le opere hanno mostrato un’intrinseca dualità: da una parte si ritenevano ispirate da Dio, dall’altra furono fisicamente scritte, ricopiate, tradotte e trasmesse dagli uomini. Prima dell’invenzione della stampa, ogni singola compia era fatta a mano e non era avulsa da un certo margine di errori. C’è stato poi l’elemento del caso e della fortuna: codici che si credevano persi per sempre sono stati ritrovati nei modi più incredibili, in monasteri sperduti o sepolti nelle sabbie del deserto. Per secoli, autorità religiose e studiosi hanno discusso, a volte animatamente, su quali scritti fossero ispirati e quali no. Hanno definito quello che viene chiamato un canone, includendo alcuni libri ed escludendone altri, come i famosi vangeli apocrifi, e hanno plasmato le Scritture per tutte le generazioni future. La stampa a caratteri mobili ha fornito poi un testo di riferimento stabile, senza con ciò porre un freno alla storia. Oggi la rivoluzione digitale ci dà la possibilità di confrontare più manoscritti e versioni disparate con un semplice click, aprendo orizzonti di studio che un tempo erano letteralmente impensabili. La Bibbia ci ha lasciato un’eredità fondamentale: l’arte dell’interpretazione. Lo sforzo secolare per comprendere questi libri antichi ha, di fatto, creato gli strumenti della critica moderna. La breve conclusione del volume di Vian, “libri che viaggiano”, riassume bene le direttrici principali: la centralità della lingua greca, la diffusione mondiale e non solo europea della Bibbia, la storia per lo più europea della critica testuale e, da due secoli, edizioni filologiche sempre più accurate. Vian scrive che il racconto della Bibbia non è altro che “… uno specchio delle travagliate vicende religiose del continente”, uno specchio della storia stessa dell’Europa, con le sue divisioni, le sue scoperte, i suoi conflitti. Se, dunque, la Bibbia non è mai stata un oggetto fermo e immutabile, ma è stata sottoposta ad un processo continuo di viaggio e di interpretazione, allora forse la sua storia non può mai veramente finire. Continua ad essere scritta ogni singola volta che viene letta.
