Carlo il ragazzo che ha ispirato il mondo

La fiction tv si concentra sulla quotidianità del santo, dall’infanzia fino all’adolescenza e alla morte

Il mio nome è Carlo, la fiction diretta da Giacomo Campiotti, andata in onda su Canale 5 il 27 settembre, ricostruisce, a grandi linee, la vita del “santo dei giovani” verso cui è maturato, nel corso degli anni, un vero e proprio culto. Tratto dal libro della madre, Antonia Salzano, dal titolo Il segreto di mio figlio, il film tv si concentra su tre tappe fondamentali dell’esistenza di Carlo (6, 11 e 15 anni). Il regista ha voluto mostrare sul piccolo schermo, attraverso scene dal forte impatto emotivo e spirituale, una vita esemplare, breve ma originale, vissuta alla luce della fede in Dio e senza essere “una fotocopia”. Il prodotto è frutto di una scelta precisa: descrivere la quotidianità di Carlo Acutis, nato a Londra ma cresciuto in Lombardia, partendo dall’infanzia e dall’adolescenza e fino alla morte. L’attenzione è rivolta alle piccole cose che hanno contraddistinto questa giovane anima, dalla preghiera ai videogiochi, dal tempo libero a Internet, dal calcio alle amicizie e a tutti quegli umili gesti pieni di amore, da cui traspare l’autenticità di una persona che ha approfondito, durante il suo viaggio terreno, la sua spiritualità dando importanza a ciò che è essenziale e invisibile, cioè a Dio. Carlo non compie atti eroici per poter essere notato da tutti, ed è qui che stanno la sua forza e il suo coraggio. Si limita semplicemente a guardare ogni persona con amore, tendendo la mano a chi non ha niente o che è scoraggiato, stringendo amicizia con chi è diverso, accogliendo tutti (come fa con l’indiano Rajesh, l’aiutante di casa), prendendo le difese degli emarginati, consolando i sofferenti, restituendo la speranza in chi l’ha persa, e trasformando con la sua fede chiunque, persino la madre che lo considera il suo “salvatore” e il suo “dono delicato”. Lo sceneggiato svela anche un uso sapiente che Acutis fa della tecnologia, insegnando come Internet possa essere impiegato per diffondere il bene e per edificare una comunità, in grado di oltrepassare ogni confine. I suoi stessi amici, attratti da questo suo modo di essere “altro” rispetto alla massa e, quindi, speciale, apprendono grazie a lui che le fragilità non sono una colpa, ma un’occasione di crescita e di consapevolezza, sono momenti per riflettere su sé stessi e per seguire la strada giusta nella vita. Carlo ostenta il volto di chi porta nel cuore la gioia di Dio, pur sapendo di dover attraversare le tenebre della sofferenza, che si presentano nella forma di una leucemia fulminante. “Ho 15 anni, ho messo su 70 kg e sono destinato a morire”, sono le parole pronunciate dal protagonista in una clip, da cui emergono una tranquillità quasi fuori dal normale e una serenità, tipiche di chi ha ancora tanto da dare agli altri, senza mai perdere il sorriso. La morte lo strappa al mondo troppo presto, il 12 ottobre 2006, quand’era ricoverato all’ospedale San Gerardo di Monza. Poco prima di spirare avviene uno dei momenti più commoventi: il dialogo struggente con la madre. Carlo pensa alla felicità che lo attende, dopo un’esistenza breve ma sempre alla ricerca dell’amore di Dio nel prossimo. “Perché avere paura? Io non ne ho, sono felice”, le toccanti parole rivolte dal moribondo alla mamma che, in lacrime, sta al suo capezzale in ospedale. I compagni attoniti dinnanzi alla notizia della sua scomparsa, Rajesh che al funerale stringe nelle sue mani il bottone donatogli da Carlo, una chiesa gremita di gente, giunta per dargli l’ultimo saluto, rendono il finale del film tanto struggente quanto solenne. La scelta di iniziare e di chiudere la fiction, mostrando le immagini della canonizzazione di Acutis, sono indicative del fatto che si parla di una santità eccezionale, di una “santità della porta accanto” – come la definì Leone XIV quel 7 settembre 2025 quando lo proclamò santo – di una santità non lontana ma perennemente incarnata davanti agli occhi della gente. La testimonianza di Carlo continua ad essere così viva e a raggiungere tutti nel mondo, proprio come l’amicizia di un vero amico che raggiunge i suoi compagni in qualsiasi momento. Campiotti realizza una narrazione intima, fatta di sguardi puri, di momenti di empatia (come nell’incontro con i senzatetto), di vicinanza al prossimo, di onestà dell’anima, di gentilezza e di silenzi che parlano più delle parole, svelando la sfera interiore di chi è colto dal messaggio divino. “La fede, per chi ci crede, è un dono e Carlo questo dono l’ha avuto, un dono che gli ha permesso, fin da piccolo, di essere, nella sua dolcezza, un bambino molto determinato verso il bello, verso il buono, verso Dio”, ha  riferito il regista. “Lui non è solo il “santo dei giovani”: interpella tutti perché ci domanda cosa sia per ciascuno la vera felicità”, ha proseguito. Il racconto ha un andamento semplice, con toni un po’ melensi ma anche dolci e coinvolgenti, rivolto a tutti e specialmente alle nuove generazioni, chiamate ad essere “rivoluzionarie” come il patrono di Internet. Nello sceneggiato il ruolo del protagonista è affidato a Samuele Carrino, quello della madre Antonia a Lucia Mascino, quello del padre Andrea a Flavio Parenti, quello del ventenne indiano, accolto in casa di Carlo, a Brayan Palliyagoda. E poi ci sono Nicky Passarella, Maurizio Donadoni, Stefano Massari, Paolo Rozzi, Edoardo Vitalone, Niccolò Festini Mira e Nicolò Caruz Jaramillo. La fiction è una co-produzione RTI – Movie Magic International, visibile anche su Mediaset Infinity. Alcune scene sono state girate in Lombardia (Milano e Oggiono, nel Lecchese) in luoghi significativi per Carlo, tra cui l’istituto delle Marcelline, il Leone XIII, la chiesa di Santa Maria Segreta e l’ospedale Galeazzi – Sant’Ambrogio; altre invece ad Assisi, sito spirituale dove il giovane è seppellito e che lui stesso considerava la “sua casa”. Il film tv rientra tra le iniziative di un grande evento denominato il “Mese di Carlo”, dedicato ai 20 anni dalla sua scomparsa. È uno degli appuntamenti principali pensati per onorare la memoria del “ragazzo che ha ispirato il mondo”, coinvolgendo tv, cinema e mondo digitale.

Un documentario su Carlo Acutis al cinema

Tra gli altri progetti, dedicati a san Carlo Acutis, c’è il documentario dal titolo Carlo Acutis. Il giovane santo, in arrivo nei cinema italiani dal 15 al 21 ottobre. Prodotto da Officina della Comunicazione, Nexo Studios e Our Films, A Mediawan Company, con il patrocinio dell’associazione “Amici di Carlo Acutis”, in collaborazione con la Fondazione Cariplo e con il sostegno della famiglia Acutis, per la regia di Luca Salmaso, il docu-film traccia la vita e l’eredità spirituale del giovane santo millennial, che ha vissuto senza sprecare neanche un minuto in cose che l’allontanavano dal cielo, non temendo neanche la morte che per lui era solo “il passaggio alla vera vita”. La pellicola, realizzata a partire da materiali autentici (foto, video privati, contenuti vari e diapositive della canonizzazione) incrocia fede, tecnologia, ricerca di significato, emotività e modernità, e spulcia temi delicati come l’identità, la solitudine, il materialismo e la speranza. Il documentario è il primo appuntamento della rassegna cinematografica dal titolo “I Misteri della Fede”, incentrata sul legame tra l’uomo e Dio.