Cultura
Angeli: simboli di speranza e guide spirituali
Il percorso espositivo è dedicato a papa Francesco ad un anno dalla sua scomparsa
Palazzo dei Conservatori, una delle sedi espositive dei Musei Capitolini, ospita la mostra dal titolo “Angeli. Messaggeri, custodi e viandanti. Le sublimi creature dall’Antico al Contemporaneo”, visitabile fino al 1° novembre. Curata da Massimo Rossi Ruben e da Viviana Vannucci, la rassegna è promossa da Roma Capitale, dall’Assessorato alla Cultura e al Coordinamento delle iniziative legate alla Giornata della Memoria e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L’organizzazione progettuale è stata definita dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, guidato da Giuseppe Lepore, con l’aiuto dei servizi museali di Zètema Progetto Cultura. Scopo dell’iniziativa è omaggiare papa Francesco ad un anno dalla sua scomparsa, con una serie di opere che esprimono la bellezza e la purezza degli angeli, diventati nei secoli simboli incorporei di felicità eterna e di spiritualità celeste. I visitatori potranno farsi un’idea di come si è evoluta l’iconografia angelica, che è una delle forme di rappresentazione visiva capace di connettere il mondo terreno con quello divino, e di congiungere visibile e invisibile. Partendo dal passato, la retrospettiva giunge fino all’epoca moderna, caratterizzata da una progressiva umanizzazione della figura dell’angelo e da nuove interpretazioni simboliche e metaforiche. Il percorso espositivo esalta i temi della custodia, della guida e dell’annuncio, a cui Bergoglio, il “vescovo degli ultimi”, era particolarmente affezionato. Vi sono 3 sezioni: “I Messaggeri”, contenente quelle opere in cui sono ritratti i putti nell’atto di farsi portavoce di speranza e annunciatori della Parola divina, a partire dai primi racconti biblici fino all’epoca rinascimentale; “I Custodi”, che propone l’immagine del cherubino come del protettore, cioè del divino che accudisce l’uomo; “I Viandanti”, che si concentra sull’immagine dell’angelo come compagno di viaggio e guida spirituale, vicino all’uomo e pronto a tendergli una mano nelle difficoltà. La mostra consta di dipinti, di sculture e di manufatti pergamenacei, dati in prestito da musei nostrani e stranieri. Tra le opere ricordiamo “L’Angelo Custode” di Pietro da Cartona, conservato presso la Galleria Nazionale di Arte Antica di Palazzo Barberini, “l’Angelo annunziante” di Carlo Dolci, concesso dalle Gallerie degli Uffizi, e “San Matteo con l’Angelo” del Guercino, proveniente dalle collezioni dei Musei Capitolini. Nel 1656 Pietro da Cartona realizzò “L’Angelo Custode” per papa Alessandro VII, che lo richiese insieme ad un pendant con l’arcangelo Michele. Il putto è ritratto mentre tiene per mano un bambino dallo sguardo tenero, mostrandogli il cielo con nuvole cariche, con bagliori e con giochi di luce. Mentre il cielo incute paura, l’angelo esprime compostezza e bellezza classica. Il suo dinamismo conferisce una sorta di movimento all’opera, grazie anche al potente stile barocco dell’artista. “L’Angelo annunziante” (1650) è stato attribuito a Carlo Dolci, uno dei protagonisti della pittura devozionale del Seicento. In primo piano spicca il busto di un giovane arcangelo dai tratti efebici e dallo sguardo assorto: è Gabriele, che reca i candidi gigli e simboleggia la purezza. La figura è stata ritratta con una certa raffinatezza artistica e con dovizia di particolari: la morbida chioma dei capelli ramati, le sete iridescenti, le sfumature dei gigli. Guercino, tra i geni più rappresentativi del barocco maturo, dipinge nel 1622 “San Matteo con l’angelo”, acquistato da Benedetto XIV Lambertini. L’anziano apostolo con la barba grigia siede su un pavimento di pietra, mentre riceve l’ispirazione da un angelo. Impugna una penna nella mano destra e guarda verso il putto che gli siede accanto. Il serafino, dalle ali chiare e con lineamenti delicati, indica con la mano sinistra un passo del volume, aperto sulle ginocchia, e con l’altra regge un libro. L’ambiente semplice presenta, sullo sfondo, una parete di mattoni e scaffali di libri. Le figure sono meno sfumate e più nitide, il cromatismo è consistente, come nelle ali dell’angelo, e si assiste ad un alternanza tra zone d’ombra e di luce. Una sezione specifica della mostra, chiamata “Uno sguardo dall’alto”, espone opere solitamente non accessibili al pubblico, come “L’Angelo Custode” (1620) di Giovanni Antonio Galli, detto lo Spadarino, su cui è evidente la lezione caravaggesca. La sezione contemporanea annovera pezzi come “Blu oltremare” e “Ri-annunciazione di una annunciazione” di Omar Galliani (1954-), noto per la creazione di figure eteree ed evanescenti, e “L’angelo ribelle su fondo blu cupo” del marchigiano Osvaldo Licini (1894-1958), maestro del figurativismo fantastico e surreale. Rossi Ruben e Vannucci hanno dedicato l’esposizione a Bergoglio, perché “proprio come gli angeli protagonisti della rassegna, egli ha inteso interpretare la propria vocazione per il prossimo come un ponte tra cielo e terra”.
