Verità vs bugia, il pericolo dei falsi letterati

Giovanni Sole denuncia, con uno stile franco e diretto, la corruzione e l’ipocrisia insite nel lavoro di tanti studiosi

L’antropologo e cineasta Giovanni Sole, già docente all’Unical, riflette sui vizi e sulle ambizioni dei letterati nel suo nuovo libro dal titolo Sui vizi del letterati, edito da Rubbettino. L’esperto si è avvalso degli strumenti dell’etnografia e dell’antropologia per valutare, con occhio attento e critico, lo stato in cui riversa oggi il mondo della cultura. Con uno stile franco e diretto, Sole tratteggia il grave decadimento morale degli intellettuali, che piombano con estrema facilità nei vizi, nella perversione e nella corruzione al solo fine di esaltare il proprio egocentrismo, reso quasi un mezzo raffinato di trasmissione delle proprie idee. Da qualche secolo a questa parte, chi scrive – spiega il docente – persegue miseramente la gloria eterna, giocando ad alterare la storia a proprio piacimento. Nel volume, composto da tredici capitoli, vengono analizzate, e attaccate in maniera spietata, varie tipologie di scrittori: gli “scrittori ipocriti” che creano finzioni sulla carta, inculcando nei lettori la solita retorica in base alla quale gli ultimi, prima o poi, saranno riscattati; i “plagiari di professione”; i redattori di libri falsi; coloro che fanno credere che le bugie mandano avanti il commercio culturale; chi si ostina a parlare dell’amore di patria, solo per guadagno personale o per ricevere qualche candidatura; gli adulatori impenitenti che servono determinati padroni per trarne profitto; i codardi solitari che, pur di mantenere la loro posizione privilegiata, aggirano la verità. Sono personalità che scendono a compromessi, senza curarsi delle conseguenze che ne possono derivare, ammanicati come sono nei gangli dei poteri più oscuri, e pronti ad occupare le prime postazioni mediatiche, da cui esibiscono il loro vergognoso servilismo. Sono dei “narratori inaffidabili”, volendo usare un’espressione tanto cara al critico statunitense Wayne C. Booth, cioè coloro i quali sono artefici di una distorsione percettiva ed etica della realtà che rimbalza, con prepotenza, nei loro testi. L’intellettuale viziato e adulatore, quindi, è esistito in passato e continua ad esserci adesso, inquinando letteralmente la cultura e la società, e sacrificando la libera espressione delle idee. Se prima si credeva investito di qualità elevate e proveniva da quella “corte dei miracoli” sei-settecentesca, fatta di malavita e sregolatezze, ora occupa i circoli editoriali pretendendo di imbambolare la gente con le sue superbe e presuntuose recensioni, grazie anche alla complicità dei social e dei talk show. Questo ruffiano, allora, manda avanti la sua infamante, ridicola e altezzosa attività letteraria, allo scopo di toccare l’immortalità con le proprie mani. In mezzo a questa disanima delle miserie umane, Sole fa emergere una figura onesta: il “parresiasta”. Costui è devoto alla verità spiegata in maniera schietta e sincera, senza ricorrere a fronzoli né ad invenzioni di qualsivoglia genere. Non si rassegna allo stato presente delle cose, ma combatte contro le mille forme di prepotenza, iniziando da quella dell’ignoranza indotta. Il parresiasta agisce in coscienza, è presente a se stesso e segue la via della moralità. Nel fare ciò corre il rischio di essere isolato ed emarginato dai poteri forti, perennemente adulati dal falso letterato. Il messaggio forte che Sole riporta nel suo libro è il grave rischio rappresentato, oggi più che mai, da una conoscenza generata a fini utilitaristici, assolutamente svincolata da qualsiasi etica ed esperta nel lavaggio del cervello. Dinanzi a quest’inutile appagamento teorico, tuttavia, l’esperto suggerisce di continuare a cercare, con un occhio distaccato e critico, la verità tra i libri, pur sapendo che gli autori degli stessi mentono per vanagloria e non sono più da considerare delle guide spirituali, in quanto fragili, superbi, gelosi, ipocriti, con una coscienza falsa e peccaminosa. Sole ha il merito di far parlare veramente i fatti, togliendo la maschera a quegli attori che vivono la disperazione di una vita vuota.