Cultura
Osservare con dovizia l’arte moderna e con gli occhi di San Francesco di Assisi
Artisti di diverse generazioni si confrontano con il pensiero dell’Alter Christus e propongono letture diverse e attualizzanti del mondo
La mostra “Creature, Creatori. San Francesco e l’arte contemporanea”, visitabile presso il MAXXI (Museo nazionale delle arti del XXI secolo) di Roma fino al 20 settembre, è un’altra delle iniziative culturali che rientrano nel calendario delle celebrazioni, per l’VIII centenario della morte di san Francesco di Assisi. Curata dalla storica dell’arte, Beatrice Buscaroli, e promossa dalla Direzione Generale “Creatività contemporanea” del Ministero della Cultura e dalla Fondazione MAXXI, la rassegna non intende esaltare la tradizionale immagine iconografica del Poverello, con il saio, gli uccelli e le stimmate, ma vuole tentare una rilettura dell’arte italiana dal secondo dopoguerra ad oggi, a partire dall’eredità etica e spirituale del santo. Il pensiero francescano funge, in questo caso, da mezzo per guardare e comprendere il presente, con un occhio più critico e consapevole. L’arte moderna si mette, quindi, alla ricerca del mistero della vita, come fece secoli fa il patrono d’Italia. “La mostra nasce dalla necessità di riflettere su tematiche che san Francesco, 800 anni fa, nel Cantico delle Creature, già portava in luce. La fragilità, la povertà, la necessità di un nuovo colloquio con la natura”, le parole della presidentessa del MAXXI, Maria Emanuela Bruni. Il percorso espositivo inizia proprio con il Cantico di Frate Sole che – come ha riferito Davide Rondoni, presidente del comitato nazionale per le celebrazioni dell’VIII centenario della morte di san Francesco – “è un canto di amore povero, ma di amore al mondo”. La visione che l’Alter Christus aveva del cosmo era legata alla sua capacità di vedere il creato come un insieme vivente e sacro, nel quale ogni creatura, ogni elemento naturale, ogni forma di vita è degna di attenzione e rispetto. La retrospettiva mette in dialogo opere della collezione MAXXI con lavori affini per temi e linguaggi, alcuni dei quali creati appositamente per quest’iniziativa. Simboli, materia, paesaggio, memoria e natura sono strettamente intrecciati fra loro in un meraviglioso viaggio visivo, che attraversa generazioni e stili disparati. Gli artisti in mostra sono quasi 30, sono tutti contraddistinti da una propria sensibilità e hanno letto il messaggio francescano, con registri e reinterpretazioni diverse del legame uomo-natura. Il filo conduttore è l’idea di Francesco come “parvolus”, il piccolo tra tutte le creature, che insegna a valutare il mondo in base ad un rapporto non gerarchico tra umano e natura, dando priorità a questioni come la povertà, il rispetto e la coesistenza. Sono esposte le opere di Pier Paolo Calzolari, di Stefano Arienti e di Bruna Esposito, che dipingono paesaggi allegorici nei quali sono visibili segni naturali e fragili presenze; i capolavori di Alberto Burri, di Mario Giacomelli, di Giorgio Morandi e di Ennio Morlotti che, invece, si concentrano sulla materia, sul tempo e sulla dimensione esistenziale; le creazioni di Mario Schifano, che ritrae la fine del rapporto innocente con la natura, illustrando i ritmi frenetici della società dello spettacolo, di Maria Lai, che propone la memoria e la ricompone come una frattura antropologica, di Antonio Del Donno e di Paolo Canevari. A queste invenzioni se ne aggiungono alcune inedite, realizzate da Jacopo Benassi, Chiara Calore, Aron Demetz, Fulvio Di Piazza, Marco Cingolani, Andrea Mastrovito, Alessandro Pessoli, Nicola Samorì, che propongono percezioni diverse del pensiero del Poverello, giocando su elementi come la figura, il paesaggio e le metamorfosi del vivente. Il dialogo tra i vari capolavori ha lo scopo di concentrare l’attenzione non sulla figura del santo in sé, ma sulle sue idee e sui suoi gesti, sottolineando come il suo pensiero sia giunto fino ad oggi e abbia plasmato anche il linguaggio artistico contemporaneo. “Questa mostra ha l’ambizioso obiettivo di incarnare le molteplici risonanze della visione francescana, restituendone al contempo la complessità”, ha dichiarato Bruni. Le opere non parlano di fede ma di permanenza, della difficoltà delle cose di sopravvivere nel mondo. Qui penetra il messaggio del Poverello, che fa capire che queste cose possono ancora permanere, nonostante la complessità dei tempi che corrono.
