Migranti a Ceuta: a Tangeri, il Progetto “El Faro” per bambini migranti con fondi 8xmille. Mons. Rocha Grande, “grazie all’Italia che ci sostiene!”

“Ciò che fanno gli italiani con l’8xmille arriva veramente e va a sostenere situazioni necessarie che richiedono però l’aiuto di tanti per andare avanti. Noi siamo profondamente grati per questa collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana. Sono appena partiti i volontari italiani: un gruppo di ragazzi della Caritas di Bergamo e della Caritas Ambrosiana”. C’è un “pezzo” di Chiesa italiana nel cuore di Tangeri, Marocco: si chiama Progetto “El Faro”, ed è un’iniziativa creata dall’Arcidiocesi di Tangeri, con l’obiettivo di accompagnare il percorso di coloro che si trovano ai margini della società, in particolare dei bambini migranti in Marocco”.
“Il progetto – racconta in un’intervista al sir, l’arcivescovo di Tangeri, padre Emilio Rocha Grande, ofm – beneficia dell’aiuto della Conferenza Episcopale Italiana. Si occupa di bambini e adolescenti che vivono sulla strada e che sognano di tornare nel proprio Paese oppure di entrare in Europa. Con questi ragazzi si lavora attraverso una casa-famiglia e un centro diurno, cercando di offrire loro la possibilità di non partire, di non mettere a rischio la propria vita ma di vivere in Marocco. L’obiettivo è di aiutarli a costruirsi un futuro qui, senza dover scappare via. Perché in Marocco si può vivere e si può lavorare seriamente: è un Paese nel quale è possibile costruire una vita dignitosa”. La Casa Famiglia “Guadalupe” nasce per “offrire rifugio sicuro, istruzione e supporto ai bambini che hanno vissuto in condizioni di estrema vulnerabilità”. Grazie alle persone, alle organizzazioni e ai volontari che hanno reso possibile questo “sogno”, dalla sua apertura, sia il Centro Diurno San Francesco sia la Casa Famiglia Guadalupe sono diventati “una vera casa per i bambini che la abitano. Qui hanno trovato non solo un tetto e cibo, ma anche affetto, accompagnamento e l’opportunità di costruire un futuro migliore”. “Cerchiamo quindi di favorire il loro ingresso nel mondo della scuola e della formazione professionale, in modo che possano vivere dignitosamente qui in Marocco, senza dover sentire la necessità di scappare”, spiega l’arcivescovo. “È un progetto che funziona da quattro anni e la Conferenza Episcopale Italiana ha favorito, con un importante aiuto economico, l’avvio di questa iniziativa. Speriamo che possa rinnovare il suo sostegno, così da poter continuare questo lavoro. Sono piccole cose, ma ci aiutano a evitare che la migrazione diventi una realtà quasi unica, l’unica prospettiva che questi ragazzi riescono a vedere. I risultati sono piccoli nei numeri, ma molto belli, perché questi ragazzi si stanno realmente inserendo nel mondo dell’istruzione e della formazione professionale”.

. fonte: AgenSIR