Enrico Medi, l’amore per l’Eucarestia e l’uso pacifico del nucleare

Lo scienziato fu vicepresidente dell’Euratom e rivestì vari incarichi politici come membro della Prima Costituente

La gestione delle risorse nucleari è una delle cause, che stanno ritardando gli accordi di pace tra Usa e Iran. Se la storia ha provato ad abituarci ad un uso consapevole delle tecnologie (Ceca, Euratom), ci sono personalità del mondo cattolico pronte a ricordarcelo. Una di queste è il Servo di Dio Enrico Medi, proclamato venerabile da papa Francesco nel 2024. Qualcuno l’ha definito un “cristiano testimone nella Chiesa e nel mondo, sulle strade della politica, della scienza e della cultura”. Enrico Medi nacque a Recanati il 26 aprile 1911 da Arturo Medi, medico, e da Maria Luisa Mei, originari di Belvedere Ostrense. Si trasferì a Roma dove frequentò il collegio di Santa Maria dei Padri marianisti e, in seguito, studiò presso il liceo classico “Istituto Massimo dei Gesuiti”. Fondò, insieme a Gabrio Lombardi, la “lega missionaria studenti” di ispirazione cattolica, basata sul trinomio “azione – preghiera – studio”, di cui fu presidente onorario. Si laureò in fisica con Fermi nel 1932 con una tesi sul neutrone, ottenne la libera docenza in fisica terrestre nel 1937 e, nel 1942, vinse la cattedra di fisica sperimentale a Palermo. Sposò Enrica Zanini, una dottoressa laureata in chimica e farmacia, dalla quale ebbe sei figlie a cui diede, come primo nome, “Maria”, una scelta consapevole fatta da Enrico per via del suo profondo attaccamento alla Madonna, la sua “Madre Celeste”, “la Bella Signora” a cui si affidava dicendo: “Non disperiamo, se è com’è, mediatrice di tutte le grazie, è per eccellenza la mediatrice della Misericordia. Lasciamo nelle sue mani la libertà di tessere la tela del mondo, essa che legge negli occhi di Dio, saprà trarre il più meraviglioso disegno d’amore e di gioia”. Prima di andare all’università di mattina, l’esperto cercava, disperatamente, il rosario che metteva in tasca e che recitava in macchina, quando andava in gita, quando passeggiava o nella cappella di famiglia. Come diceva Padre Pio, a cui Medi era attaccatissimo e di cui si considerava figlio spirituale, il rosario è l’ “àncora della nostra vita”. Quando morì la famiglia recitò il Magnificat, la preghiera che – secondo lo scienziato – più di tutte le altre onora la Madonna. Tra le opere che scrisse ricordiamo: Allocuzione del prof. Enrico Medi vicepresidente della Comunità europea dell’energia atomica (1958), L’avvenire della scienza (1951), La creazione nella Bibbia, nelle scienze, nella letteratura, nell’arte (1962). Fu avviato da Pio XII alla carriera politica, venendo eletto il più giovane deputato dell’Assemblea Costituite nel 1946. Si laureò in Teologia alla Gregoriana, un titolo molto importante che fece fruttare negli anni, in un percorso professionale incentrato sulla ricerca del dialogo e della comunicazione tra fede e scienza. Medi fu anche il consulente scientifico nei discorsi dei pontefici. Collaborò con papa Montini, fece parte della FUCI e venne nominato membro della Consulta dei laici per lo Stato della Città del Vaticano, nel 1966. La sua attenzione per i ragazzi era grande e, dinnanzi alle manifestazioni del ’68, capì le reazioni sociali dei giovani e le loro motivazioni. Oltre alle sue esperienze iniziali con il radar e l’ipotesi dell’esistenza di fasce ionizzanti nell’alta atmosfera (fasce di Van Allen), nell’agosto del 1955 fu capo delegazione della Santa Sede alla conferenza di Ginevra sugli usi pacifici dell’energia atomica, un problema che gli stava particolarmente a cuore, essendo convinto che il progresso nel settore nucleare avesse una positiva ricaduta sulla vita di tutti i popoli. Tra il 1954 e il 1955 curò diverse trasmissioni televisive in Italia, tenendo aggiornati i telespettatori sulle nuove ricerche scientifiche. Nel 1958 l’Italia lo indicò come suo commissario e vicepresidente nella Commissione europea per l’energia atomica (Euratom). Rivestì l’incarico di vicepresidente dell’Euratom dal 1958 al 1965, impegnandosi per lo sfruttamento pacifico dell’energia atomica, mostrando uno spiccato spirito europeistico nella linea degasperiana, finalizzato ad impostare una politica energetica comune, auspicando un’Europa sempre più unita e una scienza legata ad un potere sovranazionale, avente autonomi mezzi economici. Morì a Roma il 26 maggio 1974. Enrico Medi insegna al mondo d’oggi che il nucleare va usato pacificamente, e che bisogna sforzarsi di creare un futuro di cultura e di fede, rafforzando quest’ultima con cammini spirituali.