Cultura
A 40 anni dalla morte Michel de Certeau continua ad ispirare il misticismo cristiano
Teologo e seguace della Compagnia di Gesù, il religioso dedicò spazio alla dimensione contemplativa
Quest’anno ricorrono i quarant’anni dalla morte di Michel de Certeau, il gesuita francese che visse pienamente la Parola di Dio e i valori della fede cattolica nella quotidianità di tutti i giorni, radicandosi nell’evento sacrificale di Gesù morto in croce. Per ricordare questa figura cristiana, la rivista scientifica “Rassegna di Teologia” della Pontificia Facoltà teologica dell’Italia Meridionale – sezione San Luigi (Napoli) – le ha dedicato un numero monografico con contributi scritti da importanti studiosi, da Diana Napoli a Giuseppe Gugliemi, da Carlos Álvarez SJ a Eric Maigret e ad altri esperti. I diversi articoli esplorano vari aspetti della vita di de Certeau: dal suo profilo teologico alla sua formazione con la Compagnia di Gesù, alla sua modernità. Michel de Certeau nacque a Chambéry nel 1925 e morì a Parigi nel 1986. Seguace di Ignazio da Loyola e membro della Compagnia di Gesù, ebbe un’educazione eclettica che spaziava dall’antropologia alla mistica, dalla psicoanalisi alla filosofia, dalla teologia alle scienze sociali. Dopo aver preso i voti nel ‘56, fondò la rivista “Christus” a cui dedicò tempo e sforzi per tutta la vita, e approfondì gli studi su Pierre Favre (1506-1546), primo sacerdote dell’ordine gesuita, autore del Memoriale ritrovato nell’Archivio della Gregoriana, canonizzato da papa Bergoglio a dicembre del 2013. Pubblicò nel 1982 Fabula mistica. XVI-XVII secolo, la sua opera principale, nella quale passa in rassegna una serie di donne, di eremiti e di illetterati coraggiosi ma timorati di Dio. In questo testo, De Certeau intreccia più discipline, dalla critica letteraria alla psicoanalisi, dalla semiotica alla filologia, dall’analisi sociale all’indagine politica, per parlare dell’evento mistico che tocca la vita di personaggi come Eckhart (curatore delle anime dei frati e delle suore del suo ordine domenicano), Silesiu (poeta mistico), Teresa d’Avila (dottore della Chiesa e mistica spagnola), Giovanni della Croce (doctor mysticus) e Surin (mistico della Compagnia di Gesù), divisi tra il senso di obbedienza e la rivolta, tra ortodossia ed eresia. De Certeau trattò le pratiche spirituali della mistica, sostenendo che “è mistico colui o colei che non può fermare il cammino e che, con la certezza di ciò che gli/le manca, sa di ogni luogo e di ogni oggetto che “non è questo”, che qui non si può risiedere né contentarsi di “quello””. Come studioso della dimensione contemplativa, Michel era convinto che “se la preghiera aspira ad incontrare Dio, l’appuntamento è sempre fissato sulle terre dell’uomo, all’incrocio del suo corpo e della sua anima”. Il religioso lesse anche la storia culturale del suo tempo, facendo continui appelli al concetto di libertà dell’uomo e ad una “cultura plurale”, in grado di garantire spazi aperti di movimento ed occasioni di apprendimento creativo. Nell’opera La Cultura al plurale del 1974, lancia un messaggio chiaro: “Aprire dei possibili, allestire uno spazio di movimento in cui possa sorgere una libertà”.
