Cultura
Legame tra realtà e percezione enunciato in 30 versi inediti di Empedocle scoperti al Cairo
Il filosofo agrigentino ha spiegato l’esistenza di forze eterne che giustificano la varietà presente in natura
Una ricerca condotta da Nathan Carlig, papirologo dell’Università di Liegi, presso gli archivi dell’Institut Français d’Archéologie Orientale al Cairo, ha riportato alla luce un frammento di papiro, contenente trenta versi sconosciuti di Empedocle, il filosofo vissuto ad Agrigento nel V secolo a.C. Il documento, catalogato come “P. Fouad inv. 218”, era già noto ma non era mai stato identificato correttamente, né studiato in maniera approfondita. Rappresenta l’unica copia conosciuta della Physica, il poema filosofico e cosmologico redatto da Empedocle, originariamente composto da circa 2000 versi, di cui se ne conoscevano, fino a poco tempo fa, solo 350. I versi ritrovati contengono informazioni importanti sulle concezioni naturali e sui processi percettivi, elaborate dal noto pensatore. Parlano degli effluvi particellari, cioè dei flussi invisibili di particelle che fuoriescono dai corpi, e del funzionamento della percezione sensoriale, specialmente della vista. Sono temi solo in apparenza astratti, perché esprimono il tentativo di mostrare come il mondo fisico possa incidere sulla psiche umana. Secondo gli studiosi, per Empedocle la percezione non è un atto passivo ma è il risultato di un incontro: da una parte le cose emettono qualcosa, dall’altro i sensi hanno la capacità di percepire quanto emesso dalle cose stesse. Quest’interessante rinvenimento ha messo in evidenza delle connessioni tra Empedocle e opere filosofiche successive. Tra queste, probabili fonti per alcuni passi degli scritti di Plutarco, nonché collegamenti con un dialogo di Platone e testi di Teofrasto, allievo di Aristotele. L’intellettuale agrigentino, inoltre, sembra aver influenzato anche il teatro di Aristofane e la letteratura di Lucrezio, a dimostrazione del fatto che il suo pensiero circolava molto, fu trasformato da altri autori, e integrato in varie opere. Si fa sempre più insistente, altresì, l’ipotesi che Empedocle abbia influenzato il pensiero atomista delle origini, anticipando gli studi di Democrito. Il filosofo fu tra i maggiori rappresentanti del pluralismo presocratico, volto a contemplare una molteplicità di principi, di elementi e di forze eterne che giustificano la varietà in natura, superando ogni concezione di tipo monistico. Autore dei poemi Sulla Natura e Purificazioni, si interessa sia a questioni scientifico-filosofiche che a temi riguardanti l’immortalità dell’anima, avvicinandosi alle idee del pitagorismo e dell’orfismo, e inducendo gli altri a parlare di una sua conversione dalla filosofia alla religione e viceversa. Per l’agrigentino, le cose particolari, che vediamo nascere e morire, non sono altro che il prodotto di un incessante mescolarsi e separarsi di quattro principi (“radici” o “elementi”), che non nascono e non muoiono, ma permangono eternamente identici a sé stessi, dal momento che ogni loro variazione – come aveva insegnato Melisso – sarebbe, ancora una volta, un passaggio dal non-essere all’essere. Questi quattro principi sono: aria, acqua, terra e fuoco (che Empedocle definisce con nomi di divinità: Edoneo, Nesti, Era e Zeus, e che avranno un peso decisivo sulla filosofia posteriore), e la loro mescolanza e separazione è resa possibile dalla presenza di due forze opposte, eterne anch’esse, l’Amicizia e la Contesa, il cui alterno prevalere scandisce così la perpetua vicenda cosmica. Per opera della Contesa, si formano tutte le cose particolari, perché essa tende a scindere l’unità originaria degli elementi, mentre l’Amicizia tende a ricomporre questa unità e a ricondurre la realtà alla divina e immobile perfezione dello Sfero, omogeneo e identico dappertutto, privo di ogni distinzione e dominato dall’amore. Per opera di queste forze, si applica la reciproca attrazione dei simili, con cui Empedocle spiega la conoscenza che l’uomo ha della realtà. Questa scoperta cambia radicalmente il nostro modo di intendere Empedocle, che non è più un semplice teorico dei quattro elementi ma uno studioso del legame tra materia e percezione, tra visibile e invisibile, tanto moderno quanto rivoluzionario, nonché anticipatore di una visione del mondo che ricomprende, tra le altre cose, anche il dato immateriale e religioso. La prima edizione critica, con traduzione e commento di queste righe scoperte, è pubblicata nel volume L’Empédocle du Caire di Carlig, Martin e Olivier Primavesi.
