Chiesa
Giornata mondiale vocazioni. Don Gianola: “La vocazione è un percorso di libertà”
Domenica 26 aprile, la Chiesa celebra la 63esima giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Un percorso lungo che parte dalla ricerca di Dio nel cuore di ciascuno
“La scoperta interiore del dono di Dio”. Così, lo chiama così Papa Leone XIV quel percorso, che libero da ogni costrizione, non può che portare alla vocazione. Sia essa sacerdotale, consacrata o matrimoniale. Il 26 aprile, nella quarta domenica di Pasqua, la domenica del Buon Pastore, o per meglio dire del pastore bello, che dà la sua vita per le sue pecore, si celebra la 63esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni. Ma non ci può essere vocazione senza cura della propria interiorità. “In questo tempo in cui siamo sempre di corsa e mai da nessuna parte – afferma don Michele Gianola, direttore dell’ufficio nazionale per la pastorale delle vocazioni – rischiamo di essere sempre più alienati dalla realtà. Ma se si è accompagnati a rallentare, prima che fermarsi, c’è la possibilità di riconoscere che andando a fondo della propria vita, non c’è un qualcosa di buio, ma la possibilità di entrare in contatto con la parola di Dio che è nel cuore”.

(Foto Siciliani – Gennari/SIR)
Un cammino, quello vocazionale, che può partire da diversi punti. Una catechesi, un momento di ascolto e confronto reciproco sul senso del vivere e del morire. Un pellegrinaggio che permette non solo di visitare luoghi sacri, ma attraverso la fatica, di andare oltre la superficie e ritrovare un senso più profondo. “Vedo anche altre esperienze, che potrebbero sembrare paradossali – continua Gianola -, ma pensiamo all’adorazione eucaristica. È uno spazio nel quale vedo che i giovani hanno il desiderio di stare e gli permette di farsi domande sulla loro relazione con il Signore”.
Secondo i dati tratti dall’annuario statistico della Chiesa il numero totale dei sacerdoti nel mondo è diminuito nel 2025: con 407.000 preti totali. Un dato che include una drastica flessione in Europa (-2500 unità), seguita dall’America (-800) e dall’Oceania (-44). Una crisi vocazionale che si registra ormai da anni. “Accompagnando i giovani nel loro percorso vocazionale ho notato che trovano difficoltà a cimentarsi in un’impresa: vogliono il risultato immediato. Questo però non può avere a che fare con la vita, perché i risultati della vita hanno bisogno di tempo. A volte – continua Gianola – immaginiamo la vocazione come qualcosa di statico: ce l’ho o non ce l’ho. In realtà è sempre dinamica: la dobbiamo immaginare come un percorso, un itinerario di libertà. Nella Chiesa ogni volta che si attesta una vocazione, sia essa un’ordinazione presbiterale, una consacrazione religiosa, ma anche nel matrimonio, l’unica domanda che viene fatta ha a che fare con la libertà. La libertà non di fare quello che mi pare, ma di aver capito che la vita la voglio dedicare per amore di quella realtà, di quel posto, di quella persona”.
Un ruolo chiave lo hanno le guide spirituali, che hanno il compito di accompagnare i giovani nel loro percorso: “Non è l’oracolo al quale vai a chiedere le soluzioni, non è chat GPT che ti dice cosa devi fare. Nessuna guida spirituale dirà: tu devi entrare in seminario, ti devi consacrare o sposare. Questa scelta può venire solo dal dialogo che il giovane accompagnato avrà con il Signore”, conclude don Michele.
Maria Sara Farci – Agensir
