Libro di Rut e l’alleanza con Dio

Il messaggio di Dio è rivolto a tutti i popoli del mondo e supera qualsiasi barriera fisica

Il piccolo racconto della spigolatrice Rut è una brillante opera della letteratura narrativa ebraica, che ci invita a riflettere sul coinvolgimento di Dio nelle gioie e nelle difficoltà quotidiane. È composto da quattro scene in cui, sulla falsariga dei racconti popolari, predomina il dialogo come mezzo per drammatizzare e per conoscere più a fondo i personaggi, i quali si manifestano mediante parole e azioni. L’opera ha come nucleo centrale la storia d’amore che la moabita Rut, vedova di un immigrante ebreo, vive con un ricco proprietario terriero di Betlemme, Booz, dopo il rientro in terra di Israele della giovane insieme alla suocera, Noemi. Questa narrazione ha come scenario il tempo d’estate, fra i campi di orzo nei quali Rut, spigolando, cerca di garantire la sussistenza sua e della suocera. Accanto a queste figure spiccano altri personaggi minori, tra cui gli anziani del popolo, i domestici dell’azienda di Booz e altre donne. In questo scritto apprendiamo che la fedeltà della protagonista è ripagata con l’amore, e che le virtù delle donne ricevono la giusta ricompensa. Sono evidenti alcuni dati che richiamano le ancestrali tradizioni ebraiche, tra cui la legge del levirato codificata nel Deuteronomio, la quale impone al parente più prossimo di un uomo morto senza figli di contrarre matrimonio con la vedova, al fine di assicurare la discendenza al defunto. Booz è parente prossimo di Rut e, dalla loro unione, nasce il piccolo Obed, padre di Jesse, colui che a Betlemme concepirà il futuro re Davide. Il libro di Rut non è solo il racconto di un amore campagnolo, ma un testo religioso connesso con la dinastia davidica e con la speranza messianica. Sembra che il testo, tra i più antichi delle Scritture, sia un inno alla fedeltà nei riguardi del Dio dell’alleanza, che è sempre attivo nella storia ma in maniera nascosta, dà risposte alle sofferenze umane e fa germogliare la vita. La stessa Rut ribadisce l’alleanza con Dio dicendo: “Il tuo popolo sarà il mio popolo e il tuo Dio sarà il mio Dio” (Rut 1: 16-18). Tutti i rapporti tra i personaggi si basano sull’idea dell’alleanza con Dio: Rut è fedele alla suocera, Booz ai suoi doveri di parentato. Sussiste, quindi, un vincolo di sangue suggellato dalla figura del “go’el”, il riscattatore della terra o di altri beni, che va incontro al suo parente povero per evitargli la rovina, al fine di difendere e consolidare la famiglia, di chiaro stampo patriarcale, come base dell’organizzazione sociale. Il libro di Rut si contraddistingue per la sua apertura all’universalità: ciò che in Israele è visto come manifestazione della bontà di Dio verso il suo popolo, si estende a tutti i popoli. L’accettazione della moabita Rut, la straniera (ger), nella società rurale di Betlemme, è il paradigma e il simbolo di ciò che Dio vuole sia di tutti i popoli: una “patria grande” senza frontiere né leggi oppressive. Quest’idea è radicata nel testo in vari modi, primo fra tutti nel matrimonio misto tra una moabita e un betlemita, che rende possibile la mescolanza tra razze e famiglie diverse. Israele, con le sue tradizioni, assiste all’ondata di arrivo di stranieri (gerîm), generalmente poveri ma liberi e protetti da Dio. Si uniscono in matrimonio con gli ebrei, contravvenendo alla legge di purezza e mettendo in pericolo la fede religiosa. Dopo il ritorno dall’esilio, tuttavia, la comunità ebraica continua a contrarre matrimoni misti. È probabile che una delle finalità del libro di Rut sia stata la reazione contro la discriminazione degli stranieri e, in particolare, contro la messa al bando dei matrimoni misti. Per la prevalenza dei dialoghi, il testo appartiene al genere narrativo ed è stato definito come un romanzo breve. Non conosciamo l’autore né conosciamo la precisa data di stesura. Ci sono alcuni indizi che fanno pensare al periodo preesilico, altri che rimandano al primo periodo postesilico. Alcuni eventi fanno pensare che l’era postesilica sia più plausibile come ipotesi redazionale: la vittoria su Babilonia, il dominio dei persiani, la possibilità concessa da questi ultimi ai giudei di stabilirsi in Giuda e in Gerusalemme, l’amministrazione locale della Palestina affidata agli ebrei, che possono collaborare con i persiani, detentori del potere centrale su un vasto impero, la missione di Esdra e Neemia (V-IV secolo a.C.) nell’edificare la città e il Tempio e nel ristabilire la comunità ebraica in Giuda, fissando la Torah come legge fondamentale. Il libro di Rut è stato anche denominato il “libro di protesta”, perché l’autore non accetta la tendenza dei giudei, di ritorno da Babilonia, di restaurare la purezza della loro razza, escludendo chi non vi appartenga, e lancia l’idea che il messaggio di Dio non debba restare ristretto solo nell’ambito del popolo israelita, prendendo così le distanze dai precetti di Esdra e di Neemia.