Cultura
Origini, silenzio e rinascita nel libro del cosentino Gallo
L’autore scrive degli ostacoli che i giovani incontrano oggi e del loro sentirsi irrisolti
Raccontami il buio com’è è il nuovo romanzo dello scrittore cosentino, Marcostefano Gallo, edito da Le Pecore Nere Italia. Il protagonista, nonché voce narrante senza un nome preciso, è un giovane uomo che ha superato i 40 anni, la soglia di età da cui – come dice un vecchio proverbio – “la vita dovrebbe cominciare”. Ma per lui non è affatto così, perché la sua esistenza si è letteralmente fermata. È una persona irrisolta, disillusa e incattivita da una serie di esperienze vissute. La sua solitudine è degenerata in una sorta di individualismo e di inutile commiserazione di sé, del tutto controproducente, dando luogo ad un vittimismo dannoso che lo blocca e che non gli permette di andare avanti. Si scopre che porta una ferita sulla pelle e sul cuore, un fardello del suo passato che prova a dimenticare, ritornando nel suo paese di origine (Mongrassano) e tra le sue montagne. Trova, inoltre, un minimo rifugio nell’arte, attraverso dei disegni che abbozza su un quadernetto che chiama “il quaderno dei mostri”, dove cerca di esorcizzare i suoi demoni e le sue paure, riconducibili nel complesso ad una frase che lui stesso riutilizza nei suoi schizzi: “Hai finito e sei finito”. Proprio da questa citazione lo scrittore cosentino è partito, per elaborare questo romanzo che affronta tematiche comuni ai giovani di oggi, come la mancanza di risolutezza dell’essere irrisolti, e il non sapere quali cerchi chiudere per continuare a vivere. Il filo conduttore di tutta la storia è, in realtà, la morte di una ragazza di nome Alessia (20 anni), per la quale la vita era diventata pesante. Questo fatto stringe in un abbraccio il protagonista e 3 suoi amici, che ritrova a Mongrassano e che, come lui, conducono esistenze imperfette legate al medesimo dramma. La compagnia si è formata in giovane età, ma si è come cristallizzata per questo trauma, mai superato veramente. La morte in tenera età ha spezzato i sogni adolescenziali che sembravano non spezzarsi. Questo è uno dei cerchi che il protagonista non ha chiuso, causa primaria di tutte le sue mancanze e dei suoi tormenti. Il testo ha un tocco di noir/mistero, e ruota intorno ai due cardini principali: mancanza e scomparsa. Le assenze fisiche ed emotive, la solitudine, l’incapacità di tirar fuori il coraggio per fare determinate scelte, il valore dell’amicizia, la famiglia, l’omosessualità e i sogni svaniti passano attraverso il buio che ha più accezioni: angoscia, sofferenza e privazione. Ma bisogna dotarsi degli strumenti giusti, per vedere attraverso le tenebre e per scorgere la luce. L’ironia è l’arma sfoderata dal protagonista per non scollarsi troppo dalla realtà. Essa simboleggia la vita che germoglia e dà spazio ad un nuovo inizio, che rende tutta la storia meno cupa. In cuor suo il protagonista sa che c’è sempre qualcosa in cui sperare e in cui credere. L’unico modo per restare in vita è attaccarsi alle uniche gioie che ha avuto nella sua esistenza: le tappe della sua infanzia e adolescenza trascorse a Mongrassano, in provincia di Cosenza, un borgo destinato a spopolarsi e a sgretolarsi ma che, grazie alla penna di Gallo, resta in piedi con i suoi anfratti e le sue vie. Questo libro, parlando di buio e di mistero da risolvere, insegna che il valore più bello è quello dell’ascolto. Il protagonista torna nel suo paese alla ricerca di quello che ha perso, ma in realtà impara a superare le difficoltà ascoltando gli altri e istruendoli ad ascoltarsi, partendo da una fase preliminare che è il silenzio (buio). Proprio il silenzio della natura e delle montagna gli risveglia la voglia di amare e di appassionarsi, nuovamente, alle cose e agli amici. Fondamentali sono alcune donne, come Francesca la libraia e la carabiniera Maria, che assumono le sembianze di figure angeliche discese dal cielo, per consolare chi ha smarrito la retta via e brancola nel buio. Il testo è un invito, dunque, al dialogo e alla rottura delle barriere dell’incomunicabilità. Gallo riporta anche varie citazioni per omaggiare autori calabresi ancora in vita e che ama leggere (Francesca Veltri, Martino Ciano, Domenico Dara ecc). Tra le fonti di ispirazione del romanzo c’è la canzone “Prendi questa mano, zingara” di De Gregori, censurata dall’album del 1996 ma che, secondo Gallo, è adeguata quando si parla di oscurità. Una certa influenza è esercitata anche dal romanzo “Settimana bianca” di Carrère e dalla letteratura giapponese.
