Io scelgo me, il progetto per l’autonomia di donne vittime di violenza

Beneficiarie del progetto sei donne ospiti della casa-rifugio Gocce di rugiada

Tornare a scegliere, perché uscire dalla violenza è il primo passo, ma restarne fuori è la vera sfida.  “Io scelgo me” il nome del progetto presentato giovedì presso il Museo dei Brettii e degli Enotri di Cosenza promosso dalla Goccia di Rugiada, la casa rifugio, gestita dalle Suore Minime della Passione e nata nel 2024, accreditata per ospitare fino a 10 beneficiarie. Le suore Minime della Passione sono state da sempre impegnate nell’accoglienza di donne e minori non solo in Italia, ma anche in Africa e India. La conduzione della casa rifugio è gestita da un’équipe di professionisti che affiancano e sostengono le donne vittime di violenza nel percorso di fuoriuscita dalla violenza per arrivare all’autonomia lavorativa e abitativa. Nasce proprio da questa esigenza ‘Io scelgo me’, un modello con un valore aggiunto, la rete di partenariato tra istituzioni pubbliche e private che lavorano insieme per dare la possibilità alle donne in uscita dalla casa di raggiungere una piena autonomia lavorativa, personale, sociale e abitativa. Il progetto, della durata di 4 anni, coinvolge 6 donne. Partner per l’inserimento lavorativo è il Centro per l’Impiego di Cosenza: “Abbiamo già individuato alcune aziende, speriamo di avere non solo queste sei donne da inserire, ma anche altre”, ha sottolineato il responsabile del Centro per l’Impiego di Cosenza, Giovanni Cucunato. “Il nostro obiettivo sarà quello di trasformare la volontà di riscatto di queste 6 donne coinvolte in un progetto professionale sostenibile di crescita che vada a dare dignità, autonomia professionale ed economica. Il Centro per l’Impiego prenderà in carico le donne attraverso un orientamento mirato a costruire il loro piano di azione individuale, partendo dalle competenze di base di queste persone, andando a costruire le conoscenze necessarie per inserirsi nel mercato del lavoro, quindi le conoscenze linguistiche e informatiche. Costruiremo con loro un percorso che permetterà loro di acquisire quelle conoscenze e quelle competenze che aiuteranno noi poi ad inserirle, ad accompagnarle nel mercato del lavoro. Dopo il percorso di formazione accompagneremo le donne nelle aziende dove svolgeranno un tirocinio di un anno per far sì che poi possano essere inserite in un contesto lavorativo che è quello dove hanno fatto il tirocinio o in altre aziende locali”, ha spiegato Sonia Brindisi, referente Politiche attive del Centro per l’impiego di Cosenza. Un percorso formativo cucito su ogni donna. Per consolidare le competenze linguistiche è previsto un corso di italiano per le donne straniere. Consolidate le competenze linguistiche, verrà avviato un corso di alfabetizzazione digitale al termine dei quali inizierà il percorso formativo professionale. “Contestualmente alla concretizzazione dell’aspetto lavorativo andremo a lavorare sull’autonomia anche economica. Le donne avranno un’indennità mensile di 500 euro al mese. Lavoreremo anche sull’autonomia abitativa, verrà garantito un canone di locazione pagato per 12 mesi. Come tipologia di unità abitativa abbiamo scelto il co-housing. A corredo del canone di locazione pagato per 12 mesi ci sono anche voucher per i beni essenziali come farmaci, alimenti e prodotti igienici sanitari”, ha spiegato la progettista e coordinatrice del progetto Cesira Mayerà. Aspetto importante sono i minori, figli delle donne vittime di violenza: “Abbiamo voluto dare voce anche a loro garantendo un supporto costante. Grazie al partenariato con l’Istituto Comprensivo dello Spirito Santo, la scuola metterà a disposizione le aule per attivare dei laboratori extrascolastici ludico-didattici ai bambini figli vittime di violenza. “Quello che ci ha convinto è stata la durata nel tempo. Quattro anni significa che qualcosa si può fare; la seconda caratteristica è la collaborazione, abbiamo bisogno di esperienze che ci dicano che ce la possiamo fare pure noi”, le parole del dirigente scolastico Massimo Ciglio. Partner del progetto, il Comune di Cosenza e la Consulta Intercultura. A corredo è stato stretto un partenariato anche con un CAF patronato. Le donne e i loro figli saranno supportati per tutti i 4 anni da un’equipe di psicologi, assistenti sociali e operatrici.