Ester, eroina forte e timorata di Dio

Conservare le proprie radici religiose in un contesto straniero con forza e determinazione

Ultimo dei testi della sezione nota come “libri storici” dell’Antico Testamento cristiano, dopo Esdra e Neemia e prima dei Maccabei, il libro di Ester è stato tramandato in due forme: la prima più breve in ebraico e la seconda più lunga nella versione greca dei Settanta. Nella Bibbia ebraica (Tanakh), questo volume non è collocato tra i manoscritti storici, ma appartiene ai “Ketuvim” (Scritti). È uno dei cinque “Meghillot” (Rotoli), in particolare il “Meghillot di Purim” o  “festa delle sorti”, insieme al Cantico dei Cantici, a Rut, al Qohelet e alle Lamentazioni. Le vicende che narra non si sono mai verificate realmente, e questo spiega il motivo per cui non si possa parlare di libro storico ma sapienziale. Gli avvenimenti descritti sono ambientati al tempo dell’impero persiano retto da Assuero, meglio noto come Serse I. Il sovrano organizza un grande banchetto, a cui partecipa una schiera di sudditi di dubbia moralità, allo scopo di ostentare la sua ricchezza e la sua potenza. Quando l’integerrima regina Vasti rifiuta l’invito del regnante di far mostra di sé davanti ai commensali, Serse la depone dal suo stato di regina e cerca una nuova sposa. Tra le varie pretendenti spicca Ester, una giovane ebrea orfana che vive con il cugino Mardocheo, un ebreo rimasto a Babilonia che ricopre il ruolo di funzionario del re. La giovane trova subito il favore del monarca, per via della sua bellezza, e convoglia a nozze con lui diventando la nuova regina di Persia. Su consiglio del cugino, Ester nasconde la sua origine israelitica per evitare conseguenze negative. Il racconto prosegue con Mardocheo che sventa una congiura ai danni dell’imperatore e, in seguito, si rifiuta di prestare i suoi servigi ad un uomo malvagio, di indole antisemita, chiamato Aman, in quanto non può adorare altri idoli all’infuori del suo dio. Aman, allora, riesce ad ottenere un editto con cui poter sterminare tutti gli Ebrei dell’impero, il giorno 13 del mese di Adar. Su richiesta del cugino e senza attendere un’esplicita convocazione da parte del re, come vuole la legge, Ester implora il consorte di risparmiare il suo popolo. Dopo aver svelato la sua vera identità, la donna accusa Aman davanti al re di voler uccidere gli Ebrei, quindi Serse decide di farlo giustiziare. Non potendo annullare formalmente un editto reale, il re promulga un nuovo decreto autorizzando gli Israeliti a difendersi dai nemici. Da questa narrazione nasce la festa ebraica del “Purim”, che celebra la salvezza degli Ebrei dallo sterminio dell’antica Persia, grazie all’azione di una donna inizialmente docile e passiva, ma in realtà sensibile, coraggiosa e astuta, abile nella persuasione, dura nella difesa delle sue radici e pronta ad attaccare il patriarcato, come Vasti. L’agire umile e fiducioso della donna è segnato dall’amore per Dio, al punto che l’eroina lo prega affinché intervenga per salvare la sua stirpe. Dice infatti: “Non consegnare, Signore, il tuo scettro a quelli che neppure esistono. Non permettere che ridano della nostra caduta; ma volgi contro di loro questi loro progetti e colpisci con un castigo esemplare chi è a capo dei nostri persecutori” (Ester, 4). La struttura del testo è abbastanza breve e consta solo di 10 capitoli. Il volume è stato scritto in data successiva rispetto al periodo storico nel quale è ambientata la storia (V secolo a.C.). È stato messo su, con molta probabilità, a partire dal III secolo a.C., circa 200 anni dopo i fatti narrati, quando l’impero persiano era ormai in fase di declino e si impose il dominio dei Seleucidi, innescato dalle conquiste di Alessandro Magno, che portò ad un’ellenizzazione dei costumi ebraici. L’anonimo scriba doveva essere una persona di cultura ellenizzata, ben informata sugli eventi riguardanti l’antica Persia e sui fatti accaduti successivamente. Il codice, che risente degli influssi legati alla storiografia e al modo di narrare tipicamente greco, assolve ad una mera funzione propedeutica alla trasmissione di saperi e di nozioni sapienziali. Il racconto di Ester sembra quasi laico ma in realtà non lo è, perché c’è un ribaltamento del destino di un’etnia che rischia molto, grazie all’intervento non visibile di Dio. Il libro ci invita a vedere come l’Altissimo possa operare, e difatti opera, in mezzo al disastro e all’ambiguità morale della storia umana, e ci esorta a confidare sempre nella Provvidenza divina. I temi principali riguardano il rispetto, l’amore per il prossimo e, in particolare, l’importanza di preservare l’identità ebraica in una condizione di diversità. Lo dimostra il nome “Ester” che viene dall’ebraico “Hadassah” (“mirto”), ma che è legato al significato del verbo “nascondere” (la protagonista cela la sua fede), e lo dimostra anche la rinuncia da parte di Mardocheo ad inchinarsi davanti ad un uomo perfido, perché fedele al suo dio in una regione diversa dalla sua.