Milton e Cosenza binomio culturale

Due capolavori paralleli, due mondi che non si incontrano, due menti che amano la stessa tematica biblica

Può esistere una connessione segreta tra la Calabria e il letterato inglese John Milton? I critici hanno indagato la possibile influenza che un frate di nome Serafino della Salandra può aver esercitato sullo scrittore britannico, dividendosi tra chi pensa che il padre di Paradiso Perduto sia reo di plagio e chi, invece, parla di semplice coincidenza nel trattamento delle stesse tematiche bibliche. Una nuova tesi è stata recentemente presentata dallo storico Antonio Cecere e dal giornalista e produttore cinematografico, Igor Uboldi, nel libro Il lato B del Paradiso. John Milton e Padre Serafino della Salandra. Convergenze parallele del Barocco (Rubbettino 2026). Secondo i due esperti, il poeta inglese si sarebbe ispirato, per la redazione del suo celebre poema epico religioso, uscito nel 1667, alla tragedia sacra Adamo caduto di padre Serafino della Salandra, pubblicata vent’anni prima a Cosenza, nel 1647. Cecere e Uboldi hanno ripreso questa tesi avanzata, nel 1832, dall’erudito calabrese Francesco Zicari, il quale aveva affermato che Milton aveva dato alla sua opera la struttura che ha poi ricevuto, basandosi sull’attività letteraria di Salandra. Cecere e Uboldi si sono interessati alla ricostruzione del contesto storico e culturale che accomuna entrambi i testi: è il Seicento, l’epoca delle grandi contraddizioni, delle guerre di religione, del teatro sacro, di nazioni emergenti sul piano commerciale come Inghilterra, Olanda e Francia, e di altre in declino come Italia e Spagna, del metodo scientifico galileiano, della diffusione dell’arte barocca con i suoi artifici e della rottura, in ambito letterario, delle regole classiche rinascimentali. In questo mondo turbolento, Milton e Serafino aspirano alle stesse ambizioni letterarie con un’attenta ricerca spirituale e narrativa, che li porta a discorrere di questioni universali, nonostante le divergenze sul piano geografico e culturale. Entrambi narrano del tema biblico della caduta dell’uomo, del peccato originale e dell’allontanamento dal Paradiso, ispirandosi alle Sacre Scritture. Ognuno dei due attinge al suo background culturale: Milton è un teologo puritano mentre Salandra è un francescano, nato a Salandra (provincia di Matera) nel 1545, dedito ai sermoni e amante della poesia. Cecere e Uboldi pescano anche il volume dell’inglese Norman Douglas intitolato Old Calabria (Vecchia Calabria) del 1915, nel quale l’intellettuale sostiene che “la fonte principale del Paradiso Perduto è l’Adamo Caduto”. La condivisione dello stesso argomento, nei due capolavori, è comprensibile dalla presentazione dei medesimi personaggi principali (Dio, gli angeli, Adamo, Eva, il serpente, Satana e i suoi adepti), dalla descrizione dell’Onnipotenza Creativa e delle sue opere, e dalla vittoria finale del Redentore sul peccato e sulla morte. Sussistono anche delle differenze tra i due, dovute al fatto che in un caso abbiamo un poema epico nell’altro un poema drammatico. Milton, probabilmente, venne a conoscenza di questa tragedia di padre Serafino, durante uno dei viaggi che compì in Italia per completare la sua formazione. Non scese mai in Calabria ma si fermò a Napoli, dove discusse di tragedie sacre, come quelle di Andreini, con il marchese Manso, mecenate e intellettuale della città partenopea, fondatore dell’Accademia degli Oziosi. Potrebbe aver appreso dell’esistenza dell’opera di Salandra da Manso, forse intimo amico del frate, o è possibile che Milton conoscesse bene il monaco, oppure che qualche suo amico o membro dell’Accademia degli Oziosi di Manso gli parlò dell’Adamo Caduto e gliene inviò una copia in Inghilterra. Ricevuto il manoscritto, lo riplasmò in forma epica.