Il video messaggio di Leone XIV all’incontro di Assisi, “non c’è nessuna guerra santa, solo la pace è santa”

“Cari fratelli e sorelle!

Vi trovate ad Assisi quarant’anni dopo la Giornata di Preghiera per la Pace del 27 ottobre 1986. Quell’evento fu voluto da San Giovanni Paolo II, che sottolineò in tale circostanza il legame intrinseco che unisce un autentico atteggiamento religioso con la viva sensibilità per la pace.

Rivolgo il mio saluto più cordiale ai Patriarchi e ai Leader religiosi, molti dei quali, nel corso degli anni, hanno partecipato attivamente alle diverse giornate di preghiera e di dialogo che si sono succedute.

Saluto con affetto Mons. Felice Accrocca, Pastore della Chiesa assisana, le Famiglie Francescane e quanti sono convenuti. Avrei desiderato essere con voi, presso la tomba di San Francesco, in questo importante anniversario, per vedere i vostri volti e dare insieme una bella testimonianza che vivere da fratelli e sorelle è già possibile!

Ringrazio il Dicastero per il Dialogo Interreligioso e la Comunità di Sant’Egidio, per avere seguito con impegno questa strada tracciata dai miei Predecessori.

Mi consola il lungo e fedele cammino compiuto in questi anni, che ha dato molti frutti. Ha detto Papa Francesco riguardo a quella indimenticabile Giornata dell’ottobre 1986: «Non poteva e non doveva restare un evento isolato. Voi avete continuato tale cammino e ne avete accresciuto lo slancio». [1]

In effetti, San Giovanni Paolo II, dopo quel primo storico incontro, invitò a “continuare a vivere lo spirito di Assisi”. [2]

Era, allora, il tempo della “guerra fredda”, uno scenario molto diverso da quello odierno. Dopo il 1989, non pochi sostennero che la globalizzazione avrebbe assicurato al mondo una pace stabile.

Purtroppo, come ho scritto nella Magnifica humanitas, «si è affidata quasi ciecamente ai mercati la capacità di produrre benessere, democrazia e stabilità, mentre in realtà la globalizzazione non ha generato automaticamente unità e pace, ma ha suscitato reazioni fondamentaliste, identitarie e nazionalistiche» (Lett. enc. Magnifica humanitas, 201).

In questo quadro, «è avvenuta una preoccupante riabilitazione della guerra, come strumento di politica internazionale» (ibid., 190). Tradendo così la memoria del Novecento e l’inutile strage di milioni di vite umane, di nuovo – come si legge nel Catechismo della Chiesa Cattolica – «l’accumulo delle armi sembra a molti un modo paradossale di dissuadere dalla guerra eventuali avversari. Costoro vedono in esso il più efficace dei mezzi atti ad assicurare la pace tra le nazioni» (N. 2315).

Proprio in questi tempi di cultura della potenza, c’è bisogno di far crescere lo spirito di Assisi, che è rifiuto della legittimazione religiosa della guerra, spirito di mediazione e dialogo, esperienza contemplativa e azione creativa per un futuro di pace. Sì, perché la pace deve tornare a essere l’ideale comune dei popoli, la stella che guida ogni nostra scelta, il criterio che smaschera l’ingiustizia, l’orizzonte comune di tutte le genti.Dobbiamo ricostruire ovunque la pace, non preparare altre guerre! La guerra non può mai essere fatta in nome di Dio!

Per noi credenti, «combattere in nome della religione significa, in realtà, colpire la religione stessa» (Magnifica humanitas, 223).

Non c’è nessuna guerra santa: solo la pace è santa! Per questo la strada iniziata ad Assisi nella comune ricerca della pace è, prima di tutto, la via della preghiera. La preghiera può sembrare debole di fronte alle potenze del mondo, ma è la forza umile dei credenti. Ci rivolgiamo a Dio che dona la pace: tocchi il cuore di chi vuole la guerra e il terrorismo. E non dimentichiamolo: non si prega mai invano!La preghiera è scuola di dialogo con Dio, con le persone e con tutte le creature. Pensiamo a San Francesco, di cui abbiamo celebrato l’ottavo centenario della morte. Il mondo ha bisogno di dialogo. Il cammino di Assisi impegna i leader religiosi a far crescere il clima di dialogo tra i fedeli e nella società, perché al linguaggio dell’arroganza si sostituisca quello della pace, del negoziato, della comprensione. Questo potrà «allontanare gradualmente l’umanità dalla spirale della violenza» (ibid., 221).Fratelli e sorelle, le nostre preghiere ottengano da Dio la desiderata pace per tutti i Paesi del mondo! Egli faccia di noi strumenti disarmati della sua pace. «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio!» (Mt 5,9)._____________________________________________[1] Francesco, Discorso ai partecipanti all’Incontro Internazionale per la Pace, 30 settembre 2013.[2] Cfr S. Giovanni Paolo II, Discorso a un gruppo di rappresentanti delle religioni non cristiane, 29 ottobre 1986.