Il Papa alle Università pontificie, “apriamo la porta, non chiudiamoci”

La celebrazione nella basilica di San Pietro con riferimenti alla Magnifica humanitas e all’intelligenza. “In ogni epoca non mancano falsi maestri”, ha detto Leone XIV, che ha invitato gli Atenei pontifici a “non dimenticare i poveri”

“L’intelligenza deve fare memoria: non semplicemente accostando dati, come un algoritmo fa ormai più rapidamente di noi, ma ricordando le esperienze vissute, con le risonanze che solo l’animo umano può provare, ed entrando più intensamente in contatto con la loro bontà”. Lo ha spiegato il Papa, nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro, per l’inaugurazione dell’anno accademico delle Università Pontificie. “La routine, le ambizioni, le rivalità e altri fattori negativi possono col tempo distrarre attenzione ed energia, lasciando inariditi e fiacchi, litigiosi e tristi”, il monito di Leone XIV: “Occorre allora ritornare al cuore. Lì tutto è cominciato, lì è l’inizio che rimane con noi. Custodite il cuore! Che siate studenti, ricercatori o docenti, custodite il cuore, perché ogni età e responsabilità siano vissute “nel segno dello Spirito”.

“L’intelligenza è determinante per la fede e la missione”. Ne è convinto il Papa, che nell’omelia della messa presieduta nella basilica di San Pietro per l’inaugurazione dell’anno accademico delle Università pontificie ha fatto notare che “in ogni epoca non mancano falsi maestri che volgono ai propri interessi il sentimento religioso di non pochi credenti, spingendoli spesso a radicalizzare qualche aspetto dell’insegnamento ricevuto a discapito dell’intero, che è Cristo e il suo Vangelo”. “Stimate lo studio come servizio alla fede e alla verità”, l’invito ai presenti: “per il bene vostro e di tanti fratelli e sorelle per i quali il Signore ha dato la sua vita”. “La ragione, il porsi e porre domande, alla luce della Parola di Dio e della tradizione della Chiesa sono parte essenziale del cammino di fede alla sequela di Gesù Cristo”, ha affermato Leone XIV: “La Chiesa ha per ciò stesso il desiderio e la responsabilità di custodire integro il tesoro della Rivelazione e di svilupparne nei diversi contesti l’intelligenza orante, la riflessione scientifica, la mediazione culturale, la traduzione pratica. Sono, queste, tutte espressioni di un unico amore, che oggi vi chiama, vi sostiene e vi impegna nella comune ricerca. È una missione! Diverse sono le nostre vocazioni, ma unica è la missione”.

“In università coltivate l’amicizia, dono prezioso, tanto più quando è vissuta nella comune ricerca della verità in Cristo. Mantenetevi radicati nel popolo di Dio, stimatene il sensus fidei, accoglietene le domande. E non dimenticatevi dei poveri”. È l’indicazione di rotta per le Università Pontificie, fornita dal Papa nell’omelia ella mesa presieduta nella basilica di San Pietro per l’inaugurazione dell’anno accademico. “Portate la vita nello studio e lo studio nella vita”, l’altra raccomandazione papale: “Sono molti a non avere le stesse opportunità formative che noi abbiamo ricevuto. Apriamo la porta, non chiudiamoci, per costruire la città che Dio desidera abitare con l’intera umanità nella pace”. “Ognuno ha il suo compito in questo cantiere, nel quale è importante lavorare insieme”, il riferimento alla Magnifica humanitas, in cui Leone XIV esorta, di fronte alla frammentazione del sapere e all’impatto delle nuove tecnologie sulla mente umana, a “promuovere una vera igiene dell’attenzione: ritmi che prevedano silenzio, studio approfondito, lettura, confronto ponderato; senza questi elementi la libertà interiore può risultare compromessa”. Per Leone, “lo studio della teologia non è estraneo a queste sfide, ma nel cantiere della città di Dio la sua ricerca contribuisce a illuminare il lavoro di tutti, ponendosi come crocevia dei diversi saperi. In particolare, la comunità ecclesiale che è a Roma, con la sua vocazione a servire l’intera cattolicità, è punto di incontro, di confronto e di reciproco arricchimento fra sensibilità, culture e tradizioni diverse, nelle quali il Vangelo dischiude i suoi inesauribili tesori”.