Libro dei Proverbi, un cammino di vita

L’opera contiene massime ed esortazioni che servono all’uomo per perseguire la sapienza

Il Libro dei Proverbi è un’opera biblica originale scritta in ebraico, contenente regole di comportamento e massime ispirate a Dio, finalizzate all’educazione dell’israelita. Si può ritenere una vera e propria antologia di “collezioni”, ognuna delle quali ha alle spalle una lunga storia indipendente di creatori di aforismi, di trasmettitori e di collettori. Il nucleo centrale dell’opera è costituito dalle raccolte più antiche, tra cui quelle salomoniche, quelle “dei saggi” e quelle di “Agur”, insieme a proverbi isolati, a poemi di raccomandazione della sapienza e ad un poema alfabetico sulla donna perfetta, che funge da epilogo. I proverbi più tardivi sono, invece, singoli trattati sapienziali o poemi, posizionati solitamente all’inizio e alla fine del libro, come se fossero una cornice della parte centrale. L’attribuzione dell’opera a Salomone (il titolo recita: “Proverbi di Salomone, figlio di Davide, re di Israele”) non è autentica e, nonostante le collezioni salomoniche siano preesiliche, è plausibile ritenere che sia il post-esilio la data di redazione-edizione del volume, compresa tra il V secolo e la metà del III secolo, a cavallo tra l’impero persiano e quello greco. L’invasione ellenizzante della Giudea rappresenta una minaccia per la religione e per la cultura israelita, per cui i redattori dei Proverbi reagiscono da eruditi e intraprendono l’ardua impresa di restituire la sua identità al popolo ebraico. Con la loro voce, chiariscono ai giudei il cammino di realizzazione personale che devono intraprendere dentro la crisi politica in corso, valorizzando la tradizione sapienziale, mediante la trasmissione degli antichi motti e del costume dei saggi e, in essa, quella jahwista, legale e profetica, con la ripresa dei comandamenti come strada preziosa. In questo modo viene denunciata la via degli empi e si cerca di combattere l’invasione delle usanze greche. Sui Proverbi hanno influito varie culture straniere, come quella egiziana, mesopotamica, siriana e palestinese. Si ritiene, infatti, che varie collezioni vengano da altri luoghi e che siano state riunite successivamente, a testimonianza dell’indole trans-culturale dell’opera e di Israele. Nei Proverbi si persegue l’obiettivo, comune a tutta la letteratura sapienziale, di acquistare la sapienza che è “l’attitudine e il metodo capace di condurre all’autorealizzazione dell’uomo, tanto nella sfera umana, quanto in quella professionale”. Cercare la sapienza equivale a cercare Cristo stesso, esemplare supremo dell’umanità e fondamento della verità. Per perseguire questo scopo, si dà importanza alla conoscenza sociale acquisita tramite l’esperienza e, in particolare, alla conoscenza che procede da Dio e che conduce ad una sana educazione religiosa e morale. L’aspetto comunitario dell’opera supera ogni preteso individualismo, puntando all’alterità come ad una dimensione intrinseca della sapienza, condannando le condotte antisociali. Le forme letterarie presenti nel Libro dei Proverbi sono varie: il “mashal”, parabola o paragone figurato che serve per esprimere una verità, e che si presenta nelle sue due forme basilari della “sentenza breve” (un detto colto di un solo verso con i suoi emistichi, in parallelismo sinonimico, sintetico o antitetico, con uno stile conciso ed elaborato e con la rima) e l’ “istruzione” (l’esortazione fatta dal maestro affinché vengano accettati i suoi insegnamenti). Prevale anche uno stile didattico e autodescrittivo, che si rifà ai poemi della letteratura egiziana sulla “maat” (giustizia, ordine). Vari capitoli hanno una cifra più antologica, consistente nell’impiego di parole o formule delle Scritture antecedenti, come il Pentateuco e i Profeti, mostrandosi come delle riletture di questi ultimi. Ricorrono vocaboli comuni riferiti ai “beni materiali” (ricchezza, indigenza), all’astuzia/sapienza (saggio, stolto), alla condotta (empio, abominazione) e alla strada (sentiero), utili per differenziare le scelte giuste del saggio, che segue Dio, da quelle inopportune dello sciocco.