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L’Iran minaccia la chiusura dello stretto di Hormuz
Nuove tensioni in Medio Oriente mettono a rischio il fragile accordo provvisorio siglato questa settimana tra Stati Uniti e Iran. Teheran ha annunciato l’intenzione di chiudere lo Stretto di Hormuz. La minaccia è stata formulata dai Guardiani della Rivoluzione dopo i raid israeliani nel Libano meridionale, accusando Israele di aver intensificato le operazioni militari e Washington di non aver rispettato gli impegni assunti per garantire il cessate il fuoco. Le tensioni arrivano alla vigilia dei negoziati previsti in Svizzera tra le delegazioni di Washington e Teheran, chiamate a trasformare l’intesa temporanea raggiunta nei giorni scorsi in un accordo più articolato sul programma nucleare iraniano. Il vicepresidente statunitense JD Vance è arrivato nel Paese elvetico per partecipare ai colloqui, esprimendo la speranza di ottenere progressi sia sul dossier nucleare sia sul fronte del cessate il fuoco in Libano. Islamabad, che svolge un ruolo di mediazione, ha confermato lo svolgimento dell’incontro. A complicare il quadro è la ripresa delle ostilità tra Israele e Hezbollah. Secondo le autorità locali libanesi, almeno 16 persone sono morte sabato nei bombardamenti israeliani nel distretto di Nabatieh, mentre la protezione civile ha riferito anche di 12 feriti. L’esercito israeliano sostiene di aver colpito obiettivi di Hezbollah in risposta al lancio di razzi e proiettili da parte del movimento sciita. Lo scontro si è riacceso dopo l’uccisione di quattro militari israeliani in un attacco rivendicato da Hezbollah. L’accordo temporaneo tra Stati Uniti e Iran prevede la riapertura di Hormuz e una cessazione delle ostilità sui vari fronti regionali, incluso quello libanese. Tuttavia, né Israele né Hezbollah figurano tra i firmatari dell’intesa. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che le truppe resteranno nel sud del Libano finché ogni minaccia contro Israele non sarà eliminata, mentre Hezbollah condiziona la fine degli attacchi al ritiro israeliano dal territorio libanese. Da Teheran, il portavoce del ministero degli Esteri Esmail Baghaei ha sottolineato che i progressi negoziali dipenderanno dal rispetto degli impegni americani. L’intesa concede alle parti 60 giorni per raggiungere un accordo definitivo sul nucleare iraniano, ma diversi osservatori ritengono il termine molto ambizioso, ricordando che il negoziato culminato nell’accordo del 2015 richiese oltre un anno e mezzo di trattative.
Fonte: 9Colonne
