Spettacoli
L’eroismo degli uomini di Dio nei film “La troisième nuit” e “Vesna”
Le pellicole “La troisième nuit” e “Vesna” descrivono la desolante situazione nella Francia di Pétain e nell’Ucraina contemporanea
Due film drammatici portano all’attenzione del pubblico l’eroismo dei cristiani, in lotta contro ogni forma di violenza: “La troisième nuit” e “Vesna”. Presentati all’ultimo festival di Cannes, narrano due storie di umanità e di coraggio, che prendono vita all’interno di due scenari bellici distanti nel tempo: il primo conflitto mondiale e la guerra in Ucraina. “La troisième nuit”, diretta dal francese Daniele Auteuil, è ambientata nella Lione del 1942, all’epoca dell’occupazione nazista della zona franca francese. Il prefetto della città ordina il trasferimento di tutti gli ebrei in fuga dalle persecuzioni razziali, rifugiati in Francia e provenienti da altri Paesi, nel campo di concentramento di Vénissieux, secondo l’ordine impartito dal governo collaborazionista, antiliberale e fascista del generale Pétain. Il provvedimento prevede solo 11 eccezioni, tra cui i minori e le donne in gravidanza, che potranno restare in Francia. Una commissione, gestita dal direttore dei servizi sociali per gli stranieri, l’idealista Gilbert Lesage (Antoine Reinartz), dovrà decidere chi potrà restare nel territorio d’Oltralpe. Si fronteggiano due posizioni opposte: quella di un ebreo ucraino convertito e diventato sacerdote, Alexandre Glasberg, e quella del sovrintendente inquietante e mellifluo della polizia, Lucien Marchais (Gregory Gadebois), il quale vorrebbe imporre un veto alle autorizzazioni. Nel corso di tre notti sarà deciso il futuro dei rifugiati ebrei e di chi vuole salvarli. La pellicola si concentra sul contrasto tra chi vuole destinare tutti al supplizio e il coraggio misto all’angoscia, ma anche alla speranza, di un prete che cerca di evitare un’immane strage di bambini, donando loro un futuro. Auteuil interpreta padre Glasberg che, nella notte del 26 agosto 1942, salva 108 bambini dal truce destino del lager, mettendo in atto uno stratagemma coraggioso con l’aiuto del Comitato di coordinamento per l’assistenza nei campi (Comitato di Mîmes), dell’Ose, dell’Opera di Soccorso di bambini e del gruppo di resistenza chiamato l’ “Amicizia Cristiana”, che fonda nel 1942 con padre Chaillet, Jean-Marie Soutou e Germaine Ribière. Redige una serie di documenti falsi e fa firmare a tante famiglie, con il sostegno del vescovo di Lione, un atto di abbandono dei propri figli e di affidamento alla Chiesa. I minori non accompagnati possono così godere del diritto di restare in Francia. Dopo la guerra, padre Glasberg fonda il centro per l’Orientamento Sociale degli Stranieri (COSE), per fornire assistenza legale e integrazione sociale e professionale ai rifugiati indigeni del dopoguerra, e aiuta molti ebrei ad emigrare in Israele, partecipando alle operazioni “Esodo”, “Esdra e “Neemia”. Muore nel 1981 e nel 2004 ottiene, postuma, la medaglia dei Giusti tra le Nazioni. Con una struttura rigorosa e classica, il film evidenzia l’eroismo silenzioso di un Servo di Dio che combatte a favore dei perseguitati, e la cui storia parla al nostro drammatico presente. “Vesna”, del regista lituano di origine bielorussa, Rostislav Kirpičenko, ricostruisce il contesto cupo dell’attuale guerra in Ucraina. La storia è ambientata in una città dell’Ucraina sud-orientale che conta 40000 abitanti, occupata dai russi. Il film è straziante e rivela, realisticamente, l’orrore della guerra e i suoi effetti disumani. La voce inquietante di Putin annuncia l’invasione dell’Ucraina, mentre il protagonista della storia, il prete ucraino Andriy (Kęstutis Cicėnas), di 35 anni, trasforma la sua chiesa in un obitorio per nascondere i corpi dei morti, da restituire ai familiari affinché possano essere bruciati, essendo impossibile inumarli per via del gelo invernale. La sua azione mira a sottrarre i cadaveri dei civili alle barbarie dei russi, che vogliono seppellirli nelle fosse comuni, nell’ambito dell’ “operazione speciale”, per cancellare tutte le tracce dei loro soprusi. Il prete oppone una resistenza civile e umana, dando dignità ai corpi dei defunti e facendo emergere un senso di umanità. I familiari potranno così elaborare il lutto e piangere chi non c’è più. Il titolo “Vesna” (Primavera) richiama alla memoria la dea slava della primavera, a cui il regista si è ispirato creando un collegamento con le forze naturali che stanno sopra tutti, e che portano speranza alla fine dell’inverno. “Vesna” è il primo film di finzione sull’Ucraina occupata, e rientra nel cinema della resistenza già portato all’apice dal Neorealismo italiano. Questi film ci ricordano due meravigliosi modelli di sacerdozio che hanno segnato, positivamente, la storia cosentina: quello di don Carlo De Cardona e quello di don Luigi Nicoletti. Fautori della nascita del Partito popolare cosentino, antifascisti e liberali, i due presbiteri hanno combattuto una strenua battaglia contro le ideologie totalitarie, nemiche di ogni libertà, tenendo sempre lo sguardo verso Dio.

