Francesco uomo di pace in un mondo senza pace

Tanti i temi presenti nel volume, ma la pace è il filo conduttore di tutta la narrazione

È stata ripubblicata, nella collana “Per una cultura di pace” della Fondazione Ernesto Balducci per Gabrielli Editori, l’opera Francesco. L’uomo nuovo di padre Ernesto Balducci, presbitero toscano, membro dell’ordine degli Scopoli, tra gli intellettuali più importanti nel periodo, antecedente e successivo, al Concilio Vaticano II, deceduto a Cesena nel 1992. Era il 1989 quando diede alle stampe la biografia del Poverello di Assisi, traendo ispirazione dalle fonti francescane. Nel volume restituisce l’immagine “folle” di un santo che ha lasciato un segno indelebile nella sua epoca, di un uomo nuovo, di un uomo di pace pacificato con se stesso, di un fratello universale. A 800 anni dalla sua morte, il testo di Balducci viene riproposto in quanto profuma di saggezza francescana, e possiede una forza di profezia non definita dal tempo ma dalla profondità dello sguardo. L’interesse dell’autore non è quello di esporre, semplicemente, la biografia dell’Alter Christus, ma di interrogare il presente e il futuro dell’umanità, attraverso una figura storica che continua a parlarci a distanza di 8 secoli. Francesco sembra un essere venuto dal futuro, perché anticipa la costruzione di una civiltà fondata non sulla competizione ma sulla fraternità, non sul dominio ma sulla cura, non sulla violenza ma sulla pace. Balducci scrive questo libro alla fine degli anni ottanta, in un mondo ancora segnato dalla minaccia nucleare, dalle divisioni ideologiche e dalla crescente crisi ecologica. Crede nella riforma della Chiesa e nel bisogno di relazionarsi con la storia e con la natura, superando i dogmi per interpretare realmente le peculiarità dell’umanità. Ciò che colpisce è la sua straordinaria capacità di parlare ad una contemporaneità, che stenta a ritrovare il suo equilibrio. Il religioso si concentra su una serie di questioni che, oggi più che mai, attraversano la nostra società e la Chiesa: il rapporto con il creato, le disuguaglianze economiche, il dialogo tra culture e religioni, la crisi delle istituzioni, la ricerca di una nuova umanità responsabile. Il tema principale, che fa un po’ da asse portante, è la pace. San Francesco è l’uomo che rifiuta la logica del nemico, va incontro al sultano senza armi, oltrepassa il confine che divide il fedele dall’infedele, il cristiano dal musulmano, l’amico dal nemico. Per Balducci, questo gesto preannuncia una società nella quale la sopravvivenza dell’umanità dipende dalla capacità di riconoscersi, reciprocamente, come fratelli. Eppure, questo libro non si conclude con un trionfo, tutt’altro. Una delle intuizioni più profonde del presbitero è che Francesco, alla fine della sua vita, sperimenta il fallimento (“lo splendore di una leggenda impraticabile”, lo definisce). Il suo sogno non si realizza veramente, la Chiesa non diventa ciò che aveva immaginato e il suo movimento si istituzionalizza. Il fallimento, però, è necessario e consiste nel radicarsi nell’assoluta povertà evangelica, che rende possibile la convivenza tra le creature e la pace, ma inaccettabile per le logiche del mondo. Con Balducci si ripercorre la povertà francescana che è profonda libertà dai beni materiali e da sé stessi, libertà dalla ragione dominante e dalle proprie ragioni. La croce di Cristo e la vicenda di Francesco mostrano che i criteri decisivi della storia non sono legati al successo, ma alla fedeltà e alla verità testimoniata al di là di ogni sconfitta. Forse è questa la ragione per cui vale la pena di leggere, ancora oggi, il capolavoro di Balducci, non perché ci restituisce un Francesco rassicurante o collocato in una santità ben lontana, ma perché ci consegna un personaggio inquietante che ci interroga, una figura non radicata solo nel passato ma proveniente da quel futuro dell’umanità, che stiamo faticosamente cercando di costruire. Il Poverello insegna ad entrare nella piccolezza e nella dimensione dei poveri, quale strada maestra per fare la differenza. Il libro si legge con grande gusto, grazie all’abilità di Balducci di usare la parola in maniera precisa e sapiente, senza intimidire ma incantando. A suo avviso, l’essere umano deve abbandonare il suo status di “homo homini lupus” per diventare “homo homini amicus”, che sceglie sempre la pace e la non violenza contro la distruzione del mondo (armi atomiche, crescita della popolazione, catastrofe ecologica).