Rottura degli schemi e contaminazione di stili nell’arte contemporanea di Tonino Sicoli

Fino al 31 Luglio è visitabile, presso il Museo del Presente di Rende, la mostra dedicata all’artista cosentino

L’inaugurazione della mostra dedicata a Tonino Sicoli, visitabile fino al 31 luglio presso il Museo del Presente di Rende, e promossa dall’Amministrazione Comunale, ci esorta a ripercorrere la vita e il lavoro di un grande genio calabrese, che ha contributo a valorizzare l’arte contemporanea. Nato a Cosenza il 2 luglio 1948, Sicoli è stato un critico d’arte e un giornalista. Nel 1976 inizia a collaborare con testate come “Questa Calabria”, “l’Unità”, “Paese Sera”, “Il Quotidiano della Calabria”, “Calabri”, “Il Sole 24 ore”, “Il Domani”, “La Provincia Cosentina”, “Segno” “Arte & Cronaca”, “Terzo occhio”. La sua passione per il mondo dell’arte si rende evidente, con l’allestimento di varie mostre tra cui “Le muse inquietanti” (1990), organizzata presso il Museo civico di Rende, nella quale indaga il lavoro di varie artiste tra cui Annibel Cunoldi, Mirella Bentivoglio e Franca Maranò, facendo il punto sull’evoluzione della prospettiva femminista nell’arte contemporanea. Cura anche la rassegna dedicata al futurista, Antonio Marasco, e quella su Mimmo Rotella; in quest’ultima si concentra sul rapporto tra l’innovatore del décollage e le avanguardie internazionali, attraverso dei confronti con i lavori dei fondatori del dadaismo come Marcel Duchamp e Man Ray. Tonino è il direttore di altri percorsi espositivi, presso il nuovo Centro “Achille Capizzano” a Palazzo Vitari a Rende, e nel 1999 lancia con Massimo De Stefano l’iniziativa “Moderno estremo”, inaugurando la stagione dell’anticonformismo nel mondo dell’arte, e conciliando posizioni concettuali distanti, sperimentazioni sui materiali e nuove tecnologie e contaminazione dei generi. Quest’ultima mostra vede la presenza di geni internazionali tra cui Fontana, De Dominicis e Pascali. E poi si ricordano “Mitici Sessanta” (2000), la retrospettiva che ripercorre la storia artistica italiana degli anni sessanta, il progetto “La città come museo all’aperto”, avviato da Mimmo Rotella in una piazza della città bruzia,  organizzato e pensato per esporre le opere scultore di artisti internazionali, ripreso poi nel 2004 e diventato Map (Museo all’aperto), grazie anche alle donazioni devolute dall’italoamericano Carlo F. Bilotti, che ha contribuito con sculture di Greco, Consagra, Dalì, De Chirico e Manzù. Questi importanti progetti conducono all’istituzione del Maon (Museo dell’Otto e Novecento) che consta di tante creazioni visive. Non manca un’esplicita esaltazione, da parte di Sicoli, di Mimmo Rotella con le mostre “Rotella Vs Dada” e “Context. Poesia visiva e totale, assemblaggi, immagine meccanica”, nelle quali mescola parola e immagine e crea opere combinando materiali diversi, seguendo l’esempio del Nouveau Réalisme. E ancora, pianifica un evento celebrativo in onore del futurista Antonio Marasco e una altro sul minimalismo e sull’arte concettuale, costituito da opere di artisti dell’avanguardia italiana. Sicoli è stato docente di Fenomenologia dell’arte contemporanea e di Museologia presso l’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, insegnante a Cosenza, docente all’Unical, consulente dell’Assessore alla Cultura della Regione Calabria, del sindaco di Catanzaro e di quello di Cosenza. È stato curatore di documentari come “Dentro/Fuori – Emigrazione e presenze artistiche in Calabria” (1983) e “L’ultimo secolo. Arte in Calabria” (2018). Si è spento a Milano nel 2021. È stato per la Calabria un grande intellettuale e uno dei principali critici d’arte. Un giornalista valido, un uomo colto, raffinato e gentile. Sicoli si è fatto portavoce, all’indomani della seconda guerra mondiale, di quella produzione artistica che ha rotto con gli schemi, avviandosi alla sperimentazione con le avanguardie e le ricerche astratte, e recuperando la figurazione e la memoria. Oltre ad aver curato varie pubblicazioni su Antonio Marasco, Enzo Benedetto e Achille Capizzano, principalmente, la sua arte, come quella dei suoi simili, è complessa, ricca di tensioni, di discontinuità, non lineare e piena di sovrapposizioni. Con Sicoli si realizza l’idea del passaggio da un linguaggio figurativo del primo Novecento, legato ancora ai moduli classicisti, al pluralismo delle espressioni visive, in conseguenza e come reazione alle due guerre mondiali.