A Rose scoperti reperti archeologici nell’Area delle Fate in contrada Cutura

Il sito era crocevia di popoli diversi dediti a vari culti e al commercio, tra cui gli Enotri, i Greci e i Brettii

L’Area delle Fate (contrada Cutura) a Rose, in provincia di Cosenza, è balzata all’attenzione dell’opinione pubblica calabrese per le recenti scoperte archeologiche condotte, in regime ministeriale, dal Dipartimento di Culture, Educazione e Società dell’Unical, sotto la direzione scientifica del professor Armando Taliano Grasso. Le indagini stratificate, svolte sui terreni di proprietà della famiglia Paese-Iuele, hanno restituito blocchi squadrati di calcarenite, che costituivano le fondamenta di un antico edificio monumentale o di un tempio perduto. Il ritrovamento, inoltre, di monili d’oro, d’argento, di bronzo, insieme a monete delle zecche magno-greche e a statuette votive, fabbricate in onore ad una primitiva dea madre, testimonia il passaggio, per questo luogo della Valle del Crati, di popoli arcaici dediti a vari culti. Tra questi vi sono gli Enotri, i Greci e i Brettii che hanno plasmato il volto della Calabria antica (la vecchia “Enotria”), del Sud Italia e del Mediterraneo, a partire dall’età del bronzo, passando per l’età del ferro, fino a giungere agli ultimi decenni del III secolo a.C. Sono popolazioni che hanno sviluppato insediamenti, hanno curato gli scambi mercantili, hanno costruito città potenti, hanno avviato processi di acculturazione e di espansione. L’Area delle Fate doveva essere una zona di transito per il commercio e un’area aperta ai contatti con le civiltà mediterranee, oltre a fungere da sito per la pratica di vari riti. Le recenti scoperti confermano l’importanza strategica di questa località, che gioca un ruolo decisivo nella storia della Calabria. La collaborazione tra istituzioni, università e privati assume un certo rilievo. Docenti e studenti dell’Unical hanno ricevuto un consistente supporto logistico e una calorosa accoglienza, nel borgo di Rose, grazie al coinvolgimento del Comune che ha finanziato le operazioni di scavo. Il sito è risultato di notevole interesse storico, in seguito ad una frana del torrente Iavas, che aveva provocato l’apertura di un varco in superficie. L’ornitologo Pietro Mirabelli si rese subito conto che doveva essere studiato con attenzione, per svelare splendidi segreti archeologici. Da qui è partita la cooperazione inter-istituzionale che mira ad una conoscenza approfondita del territorio locale, grazie alla piena disponibilità della famiglia Paese-Iuele che, dal primo momento, ha sostenuto i lavori allo scopo di rivalutare il luogo e di restituire, ai suoi abitanti e agli interessati, i preziosi tesori in esso custoditi. Il Comune di Rose, infine, punta alla realizzazione dell’Antiquarium cittadino, uno spazio comune aperto a tutti, nel quale poter esporre e ammirare gli oggetti pregiati che, di volta in volta, saranno riportati alla luce dalle mani esperte dei ricercatori. Sarà un passo decisivo per risvegliare e valorizzare la memoria storica calabrese.