Chiesa
Giornata del Ringraziamento: Cei, “la logica dell’attrattività e quella dell’abbandono sono due facce della stessa crisi”
Giornata del Ringraziamento: Cei, “un’Italia ‘linfatica’ che non fa rumore ma tiene in vita il Paese”
“La logica dell’attrattività, quella che porta a concentrare gli investimenti e a premiare economie estrattive, e la logica dell’abbandono, che procede smantellando scuole e presidi sanitari, chiudendo sportelli bancari, esponendo i territori a rischi ambientali, appaiono come due facce della stessa identica crisi civile”. Lo si legge nel Messaggio per la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Cei. Di fronte a questo quadro, il documento chiede nuove politiche economiche su agricoltura e allevamento, politiche migratorie capaci di integrare i lavoratori stranieri, investimenti su infrastrutture, sanità, istruzione e welfare territoriale. Dal punto di vista pastorale, incoraggia le esperienze che animano la vita delle aree interne, richiamando il Progetto Policoro “ora in fase di aggiornamento”. “Il futuro del Paese dipenderà, in definitiva, dalla capacità di prendersi cura dei beni comuni e del patrimonio ereditato dal passato in modo innovativo e sostenibile”, conclude il Messaggio.
“Potremmo definirla un’Italia ‘linfatica’, che non fa rumore ma tiene in vita il Paese: essa merita uno sguardo carico di gratitudine e di apprezzamento”. È quanto si legge nel Messaggio per la 76ª Giornata nazionale del Ringraziamento, diffuso dalla Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace della Conferenza episcopale italiana (Cei) in vista dell’appuntamento dell’8 novembre. Il testo, intitolato “Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese”, pone al centro le comunità alpine, appenniniche e i borghi minori, descritti come “depositari di relazioni umane straordinarie, di un notevole patrimonio artistico, di risorse che possono costituire un capitale di innovazione”. Il Messaggio esprime gratitudine a chi in questi luoghi “decide di restare e investire umanamente ed economicamente”, proponendo un modello alternativo ai grandi centri urbani, e riconosce il contributo dei lavoratori immigrati che “con le loro famiglie contribuiscono a non abbandonare antiche attività”.
