Cercare Dio in una società plurale e postmoderna

Credenti e non credenti vivono in una situazione marginale e si pongono in ascolto per trovare la fede

Nel libro Il respiro di Dio. Tra i cristiani “della soglia” (Edizioni Messaggero Padova 2026), il teologo Livio Tonello si interroga sulla ricerca del divino da parte dei fedeli, alla luce di una contemporaneità che sembra mettere in pericolo l’esistenza stessa del cristianesimo. Il testo prende in considerazione alcune tipologie di credenti partendo dall’immagine postmoderna della “soglia”, intesa come uno spazio liminale, indeciso, ambiguo, instabile e mutevole, un luogo contraddittorio in cui si incontrano mondi diversi, una zona di frontiera residuale che sta ai margini, destinata al rifugio per la diversità e per l’alterità, e al germogliare della pluralità di istanze e di prospettive, in un’ottica inclusiva. È sempre sulla soglia che si presenta il “post-umano”, un concetto che indica un’umanità non più chiusa in se stessa ma aperta a soggettività emergenti, cioè a identità liquide in divenire, frutto di punti di vista eterogenei. Quest’idea del vivere “al confine” denota la situazione di ricerca dei “cristiani della soglia” (ricomincianti, catecumeni, credenti poco praticanti o praticanti poco credenti). Sono identità smarrite e diffidenti verso l’istituzione ecclesiastica, non ostili ma neanche devoti ad essa. Sono uomini e donne che stazionano all’estremità del credere, in prossimità di quella “porta” dove si cercano delle risposte. Stando sul margine del luogo di passaggio tra il rispetto per il culto e la fuga per il mondo, là dove può avvenire una scelta o una svolta decisiva mediante l’ascolto e il dialogo, hanno la possibilità di incontrare Dio e di camminare, fino ad una professione di fede piena e compiuta. Sono figure che non recano più con loro lo strumento della fede tradizionale, perché credono in maniera diversa. Sulla soglia, lo spirito o respiro di Dio continua a soffiare sul loro cuore, ingenerando il desiderio di perseguire l’infinito e l’altro da sé. Lo studioso propone tre immagini per descrivere la situazione di queste persone: l’ “homo viator” (colui che ricerca sempre ed è in cammino), l’ “homo religiosus” (colui che fa esperienze spirituali e vive di azioni rituali) e l’ “homo peregrinus” (colui che tende ad una meta). Questi tre modelli sono l’emblema di un’instancabile indagine sul divino, che non cessa mai di farsi sentire da un’epoca all’altra. Il nodo cruciale è che la società europea contemporanea non ha completamente scartato il religioso, né ha smesso di analizzare l’interiorità, ma quest’analisi avviene con modalità divergenti rispetto al passato. La Chiesa di oggi si trova in una condizione liminare, tra il bisogno di conservazione e una nuova evangelizzazione dettata dalle esigenze moderne. La pastorale deve evolversi e deve sensibilizzare a cercare il Regno di Dio nell’umanità terrena, invitando a passare per la porta stretta e ad abitare quella quotidianità, fatta dai diseredati e dagli scartati. Vanno contestualizzate nuove pratiche in spazi che, tradizionalmente, sono stati esclusi dalla Chiesa (piazze, cammini), con mezzi come l’animazione di strada e la pastorale urbana, ma anche i pellegrinaggi, i santuari da visitare, i riti che accolgono fedeli differenziati, gli oratori come spazi aperti di socialità, l’online. Si deve superare il recinto imposto da procedure consolidate e puntare su nuovi incontri e forme di accompagnamento, per coloro che stanno ai margini o sono indifferenti. Ciò è possibile ricorrendo a soggetti come i mediatori culturali, le guide turistiche e i missionari del creato. Qui sta l’idea di Chiesa in uscita che intercetta i bisogni dei “cristiani non praticanti” o, come si suol dire oggi, dei “diversamente cattolici”, riportandoli alla religione. Bisogna assecondare l’ibridismo, la pluralità e accomodare, prospettando “un cristianesimo che si fa cultura senza proporsi come controcultura”, dice Tonello.