Cultura
Il teatro cosentino tra Otto e Novecento
Nella Calabria della seconda metà del XIX secolo vigeva il problema della costruzione e della gestione di teatri locali e della fruizione di spettacoli, che si aggiunse ad una situazione socio-economica molto precarietà, rimasta invariata all’indomani della proclamazione del Regno d’Italia, e all’assenza di una proficua attività drammaturgica professionale. Il contesto culturale, tuttavia, non impedì il sorgere dei teatri, grazie all’operosità di privati cittadini, benché risultasse evidente una frattura e un’inconciliabilità tra il teatro dialettale, fruito dalla borghesia, e la produzione di farse circolanti oralmente. I teatri venivano spesso dati in affitto ed erano sottoposti a continue chiusure, impedendo così una vera educazione da parte del pubblico. Il primo a vedere la luce a Cosenza fu il “Real Ferdinando”, costruito tra il 1819 e il 1826 nel cuore della città, in un’area vicina al cinquecentesco Collegio dei Gesuiti. Famoso per le prose e le liriche, dopo vari episodi di incuria chiuse i battenti nel 1852-53. Nella stessa zona fu aperto, intorno al 1882, il teatro “Garibaldi” dai fratelli Cipparrone, in occasione dell’arrivo di Garibaldi a Cosenza. Era in legno, vantava una struttura alquanto modesta e ospitò, nel 1883, la compagnia di Achille Dondini, nativo di Ragusa e padre dell’attrice Ada Dondini. Il Garibaldi non riuscì ad assicurare una buona programmazione teatrale, essendo umile e poco accogliente, quindi cessò l’attività nel 1901. Nel 1857, in largo Paradiso, sorse il “Baraccato” ad opera di cittadini locali come Nicola Calandra, Giovanni Dodaro, Raffaele Filippelli, Gabriele Gallucci e Vincenzo Palermo. A causa della mancata manutenzione fu abbattuto nel 1887. Per tutta la seconda metà dell’Ottocento e per i primi anni del Novecento, prevalse la tendenza a mandare in scena opere francesi, seguite dai drammoni romantici e da commedie a tesi, che rappresentavano modalità di evasione dalla realtà per il pubblico. La scena locale soffrì, come tutta la nazione, della mancanza di vivacità della drammaturgia nazionale che segnava il passo rispetto a quella europea. In una piazzetta del centro storico sorse, poi, il piccolo “Teatro Alighieri”, famoso per spettacoli popolari e per le marionette e i burattini. Ben presto, gli ambienti culturali locali si interessarono alla costruzione del teatro comunale. Dopo i tentennamenti della Real Segreteria di Napoli, che non concesse i finanziamenti per l’apertura del teatro comunale, e grazie agli sforzi della borghesia cosentina che raccolse fondi, il 20 novembre 1909 aprì il “Rendano”, dedicato al musicista cosentino Alfonso Rendano. Il Novecento si aprì con l’istituzione di teatri minori, scomparsi dopo qualche anno di attività, tra cui il “Teatro della Società Operaia”, il “Teatro festival” a piazza XV Marzo, il “Mignon”, il “Mafalda”, il “Salone Margherita” in piazza Valdesi, l’ “Eden” in rione Paparelle. Seguì l’esperienza del “Teatro Grisolia” in via Giostra Vecchia, che rappresentò opere importanti e ospitò attori come Grasso jr. e Majeroni. Dopo il periodo fascista, nel corso del quale l’istituzione teatrale fu sfruttata come mezzo per creare consensi nazional-popolari, iniziò una fase di forte incremento che vide, a partire dagli anni ’60, una professionalizzazione delle rappresentazioni locali, concepite come base per gli sviluppi contemporanei dell’arte calabrese.
