A margine del forum docenti ISSR “San Francesco di Sales” sulla teologia del Mediterraneo

Il forum docenti dell’ISSR di Cosenza -Bisignano, svoltosi il 20 luglio al santuario di San Francesco di Paola a Paterno Calabro (Cs), e che ha avuto come tema la teologia del Mediterraneo a partire dalla valle del Crati, si inserisce in un filone di ricerca teologico nuovo ma particolarmente interessante e di cui si sentirà parlare molto nei prossimi anni. Il laboratorio tematico del “San Francesco di Sales” è espressione della fecondità dell’impegno teologico dal basso di un territorio apparentemente periferico, ma che, visto il campo di ricerca della teologia del Mediterraneo, può diventare centrale. Una teologia del Mediterraneo si nutre anzitutto di prossimità.

Per questo il riferimento alla valle del fiume Crati, ma ci si sarebbe potuti richiamare altre aree del territorio cosentino, rende ragione del lavoro a cui potenzialmente sono chiamati gli Istituti superiori di scienze religiose, le scuole di formazione cattolica e le comunità stesse. Sostanzialmente, non si può prescindere dal rapporto con il territorio. Questo vale molto per la regione in cui viviamo, la Calabria, che al suo interno, accanto a caratteristiche comuni, presenta una certa eterogeneità, dunque una particolare ricchezza. La fatica teologica è quella del vedere, dell’ascoltare, dell’incontrare, del dialogare, ovvero una perenne scrutatio dei segni dei tempi. La fatica teologica è non dimenticare neanche la propria archè, ovvero la fede credente.

Questo consente di dilatare gli spazi di riflessione, azione e carità per servire meglio il tempo e il luogo che ci è dato di vivere.

Le pro-vocazioni proposte dalla relatrice Anna Carfora, docente della Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, dicono un legame tra l’Istituzione teologica bruzia e quella partenopea e, di fatto, costituiscono un pungolo per chi intenda cimentarsi nella teologia del Mediterraneo. Si tratta di rimuovere i muri e di superare la paura dell’altro per aprirsi alle sorprese dello Spirito, che si presentano sempre ai crocevia di incontri a volte inattesi.

Il Mediterraneo è luogo ameno e al tempo stesso amaro, come la Calabria descritta da Leonida Repaci. È luogo di bellezza, radicata nella cultura millenaria, ma anche terra di contraddizioni, terra di vita e di morte.

Una teologia del Mediterraneo che non abbia timore sarà sempre grata alle scienze umane che potranno fornirle sguardi preziosi capaci di comporre il poliedro o il prisma descrittivo della realtà complessa. Per questa inter e transdisciplinarità, opportunamente individuata da papa Francesco nella Ad theologiam promovendam, un munus importante lo hanno i laici, chiamati, secondo la sapientia Ecclesiae, a essere lievito che fermenta.

Il Manifesto della teologia del Mediterraneo, le note di metodo recentemente licenziatie a Barcellona, la letteratura formanda, richiedono un approfondimento per individuare il soggetto e l’oggetto del campo di ricerca, nonché le sue possibili estrinsecazioni nella realtà.

L’an, l’esse e il quomodo della teologia del Mediterraneo investono anche i temi di riferimento, pur non potendosi dare una elencazione tassativa ma dovendo, per onestà intellettuale, ritenere il ricettacolo di questa teologia come una clausola aperta.

Quali temi accreditare alla teologia del Mediterraneo? Si può ritenere che quello delle migrazioni sia davvero il più rappresentativo o urgente? O non sarebbe meglio prima partire da un approccio storico? O culturale? O intendersi meglio sui termini di riferimento per comprenderne l’oggetto di studio e i fini che si propone?