Chiesa
Leone XIV: “La guerra non risolve i problemi”
Si è conclusa con un appello per l’Ucraina l’udienza di oggi, dedicata alla Sacrosanctum Concilium. “Dove cadono missioni e droni cadono anche le speranze”.
“Seguo con preoccupazione la guerra in Ucraina, che conosce in questi giorni una forte accelerazione”. Lo ha detto Leone XIV, al termine dell’udienza di oggi, durante i saluti ai fedeli di lingua italiana, esprimendo la sua vicinanza “a quanti soffrono a causa dei recenti attacchi compiuti anche contro i civili”. “La guerra non risolve i problemi ma li aggrava, non costruisce sicurezza ma moltiplica la sofferenza e l’odio”, il monito del Papa: “Dove cadono missili e droni cadono anche le speranze, si distruggono case e luoghi di preghiera, si spezzano vite innocenti. Affido tutti popoli feriti dalla guerra alla protezione della Vergine Maria, regina della pace”.
“Esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa”,
l’esordio della catechesi, dedicata ancora una volta alla Sacrosanctum Concilium. ”In quel momento storico si avvertiva fortemente la necessità di un rinnovamento delle forme rituali, mediante le quali da secoli la Chiesa aveva realizzato la glorificazione di Dio e la santificazione del popolo cristiano”, il riferimento al contesto in cui è maturato il documento del Concilio sulla liturgia. L’assise conciliare era stata riunita, ha ricordato infatti il Papa, con lo scopo “di far crescere sempre più la vita cristiana il tra i fedeli, di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti, di favorire tutto ciò che può contribuire all’unione di tutti i credenti in Cristo e di rinvigorire ciò che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa”.
“Conservare la sana tradizione e aprire a un legittimo progresso”.
E’ la formula con cui la Sacrosanctum Concilium intende “favorire l’accesso dei fedeli alla ricchezza dei doni di grazia dispensati dalla sacra liturgia”. “Papa Benedetto XVI ha colto in questa dichiarazione d’intenti il programma di riforma dei Padri conciliari – ha sottolineato Leone XIV – in equilibrio con la grande tradizione liturgica del passato e il futuro, notando come
non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso, mentre, in realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso”.
“Il Concilio – ha spiegato il Pontefice – afferma la legittimità di tale progresso radicato nell’autentica Tradizione, distinguendo all’interno della liturgia una parte immutabile, perché di istituzione divina, da parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o anche devono variare, qualora in esse si fossero insinuati elementi meno rispondenti all’intima natura della stessa liturgia, o si fossero rese meno opportune”.
“La liturgia è stata, per secoli, un motore di evangelizzazione”,
il bilancio del Papa, secondo il quale mutamenti nella liturgia “sono avvenuti costantemente lungo i secoli al fine di consentire ai fedeli una fruttuosa partecipazione, per mezzo delle azioni rituali, al mistero pasquale di Cristo, fondamento della fede cristiana”. “Il culto della Chiesa – ha sintetizzato Leone – si è dunque incarnato nelle forme culturali di ciascuna epoca ed è stato capace di influire su di esse e addirittura di trasformarle”. “Oggi occorre rinnovare questa energia in continuità con l’autentica e viva tradizione cattolica, cioè secondo una dinamica volta a introdurre i credenti alla pienezza della verità”, l’indicazione di rotta del Pontefice.
“Per il bene di tutta la Chiesa, ogni riforma dev’essere sempre preceduta da un’accurata ricerca teologica, storica e pastorale”,
la raccomandazione del Papa, che ha ricordato come i padri conciliari abbiano raccomandato che “la revisione dei riti, quando corrisponde a una vera e accertata utilità della Chiesa, sia sempre compiuta con l’avvertenza che le nuove forme in qualche modo scaturiscano organicamente da quelle esistenti”. Il magistero conciliare, in questo modo, “invita a
evitare il disorientamento dei fedeli, dissuadendo chiunque dall’aggiungere o togliere o modificare qualcosa, in materia liturgica, di propria iniziativa”.
“Il progresso evocato dalla Costituzione conciliare non compromette affatto la comunione ecclesiale: intende piuttosto confermarla e favorirla”, ha puntualizzato Leone XIV, esortando “tutti coloro che sono chiamati a preparare la celebrazione dei divini misteri, in particolare i sacerdoti che esercitano il ministero della presidenza liturgica, a custodire sempre quel rispetto dei testi e degli ordinamenti della liturgia che nasce dall’atteggiamento interiore di disponibilità e di affidamento a Dio, manifestando umiltà davanti alla sua grandezza e fedeltà sincera alla comunione ecclesiale”.
