Italia longeva e multiculturale: la sfida è un nuovo patto tra giovani e anziani

L’Italia invecchia, i giovani diminuiscono e la società diventa sempre più multiculturale. Una ricerca dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Migrantes evidenzia il valore del dialogo tra generazioni come chiave per affrontare le trasformazioni demografiche, sociali e culturali del Paese

L’Italia oggi in continua evoluzione ha bisogno di un nuovo patto tra generazioni. È il messaggio che emerge dal volume “Stare nel mondo. Giovani e anziani dell’Italia longeva e multiculturale”, pubblicato da “Il Mulino”, curato da Fabio Introini, Delfina Licata e Cristina Pasqualini e presentato al Senato venerdì 9 ottobre su iniziativa dell’Istituto Toniolo e della Fondazione Cei Migrantes, in collaborazione con l’Istat. La ricerca racconta un Paese attraversato da profondi cambiamenti demografici, sociali e culturali. “L’Italia contemporanea sta vivendo una delle più profonde trasformazioni della propria storia recente”, scrivono i curatori nell’introduzione al volume: “l’invecchiamento della popolazione, la persistente denatalità, la crescente mobilità interna e internazionale, l’aumento delle acquisizioni di cittadinanza, la diffusione di forme sempre più articolate di appartenenza culturale e territoriale e il progressivo allungamento della vita stanno modificando gli equilibri demografici, sociali e culturali del paese”. I dati presenti nella ricerca fotografano un ribaltamento storico. Negli anni Ottanta si contavano poco più di 52 anziani ogni 100 giovani; oggi il rapporto supera quota 140, arrivando in alcuni casi a oltre 157 over 65 ogni 100 giovani tra i 18 e i 34 anni. Gli anziani rappresentano il 24,3% della popolazione italiana, mentre i giovani si fermano al 17,5%. Rispetto al 2002 questa fascia d’età si è ridotta del 22,9%, con punte oltre il 32% nelle aree rurali del Mezzogiorno. Il volume non si limita a descrivere l’invecchiamento del Paese. Cerca di comprendere come giovani e anziani vivano questa trasformazione, scegliendo come osservatorio privilegiato la relazione tra nonni e nipoti. È qui che, secondo la ricerca, continuano a costruirsi fiducia, memoria, appartenenza e speranza.

Dalle interviste pubblicate nel testo emerge il volto di una generazione che dispone di maggiori opportunità rispetto al passato ma che fatica a tradurle in stabilità. “La Generazione Z non ha meno possibilità dei nonni: ne ha molte di più, ma fatica maggiormente a trasformarle in un progetto di vita stabile. La libertà è cresciuta; la prevedibilità del futuro è diminuita”. I giovani parlano di precarietà lavorativa, difficoltà di scelta, ansia e bisogno di certezze. Tra le richieste più frequenti il “mantenere le promesse”, un’occupazione stabile e relazioni affettive solide. Gli anziani, invece, indicano come priorità la salute, l’autonomia e le relazioni significative. “I giovani hanno bisogno di stabilità per poter costruire il futuro; gli anziani hanno bisogno di autonomia e relazioni per continuare a sentirsi parte del presente”.

L’indagine mostra come la vecchiaia del XXI secolo sia molto diversa da quella delle generazioni precedenti. Gli anziani sono più longevi, più attivi e più autonomi, ma cresce il rischio dell’isolamento: nelle città metropolitane quasi uno su tre vive da solo. Particolarmente significativa è stata la scelta, nell’individuare gli intervistati, di coinvolgere italiani dalla nascita, nuovi cittadini italiani, cittadini stranieri e italiani residenti in Italia e all’estero. L’Italia descritta dal volume è multiculturale e mobile. Per molti giovani con background migratorio il rapporto con i nonni diventa uno spazio di riconciliazione con le proprie radici; per gli expat, invece, i nonni restano i custodi della lingua, della memoria e delle tradizioni familiari.

L’indagine non ha voluto tralasciare l’aspetto religioso. I giovani cattolici sono passati dal 56% al 33,7%, mentre tra gli anziani rimangono protagonisti della pratica religiosa e del ricordo alla preghiera. La fede, osservano Introini, Licata e Pasqualini, non si trasmette più principalmente attraverso l’insegnamento, ma mediante la testimonianza e le relazioni affettive. “La fede non scompare semplicemente passando dagli anziani ai giovani: cambia forma”. I nipoti riconoscono le differenze che caratterizzano il loro rapporto con la fede rispetto ai loro nonni e comprendono come questo cambiamento possa suscitare dispiacere nelle generazioni più anziane. Talvolta, però, questa distanza viene interpretata dai giovani come espressione di una maggiore libertà di pensiero e di scelta.

L’Italia che cambia non può essere letta come un conflitto tra generazioni. Al contrario, il dialogo tra giovani e anziani rappresenta una risorsa decisiva per affrontare le sfide di un Paese sempre più anziano, multiculturale, mobile e complesso. La vera sfida, scrivono i curatori, è imparare a “stare nel mondo” e a costruire insieme il futuro. Un’Italia più anziana, più mobile, più multiculturale, più internazionale e più complessa “nella quale il dialogo tra generazioni e tra culture diverse non rappresenta soltanto una possibilità ma una condizione indispensabile”.