Barbari conflitti e tramonto della grecità in Calabria nel libro di Bruno

Lo scrittore cosentino ripercorre circa 25 secoli di storia, segnati da lotte che hanno sconvolto il Mezzogiorno

Ettore Bruno, scrittore e saggista cresciuto a Cosenza, studioso della storia magnogreca, ha pubblicato il volume dal titolo La Calabria delle guerre. Dal conflitto tra Crotone e Locri antiche ai Moti di Reggio, fiumi di sangue in terra calabrese (Youcanprint 2026), secondo capitolo della sua “Trilogia della Calabria”. L’autore si concentra sulle battaglie svoltesi in Calabria nell’arco temporale di circa due millenni e mezzo, e che hanno letteralmente sconvolto una terra in cui erano sorti grandi centri urbani, detentori del monopolio sul Mediterraneo. Il testo dà spazio, tra le altre, a due grandi lotte: la prima combattuta nel 510 a.C., sul fiume Trionto (oggi Traente), tra Sibari e Crotone, con la vittoria finale di Crotone; la seconda, risalente al VI secolo a.C., vide la contrapposizione tra Crotone e Locri che si fronteggiarono lungo il fiume Sagra (oggi Allaro o Torbido), e si concluse con il trionfo di Locri, alleata di Reggio, che riuscì a bloccare le spinte espansionistiche della città rivale, mettendo in campo una buona tattica militare che previde l’uso della cavalleria, nonostante l’indubbia inferiorità numerica dell’esercito che aveva schierato. Gli scontri registrarono migliaia e migliaia di morti, tra civili e militari, con interminabili fiumi di sangue e saccheggi di enormi dimensioni. Il libro di Bruno si giova dei contributi preziosi di altri esperti, tra cui Alessandra Pasqua, che ha curato la prefazione, Giuseppe Gervasi, autore della postfazione, Santo Gioffrè, Leonardo Spataro e Antonio Collura. Gioffrè, scrittore contemporaneo, ha approfondito le vicende legate alle battaglie di Seminara, consumatesi nell’ambito delle guerre d’Italia che segnarono il volto del Paese, tra il 1400 e il 1500. Seminara, comune della provincia di Reggio Calabria, sul margine sud della Piana di Gioia Tauro, fu teatro di tre scontri finalizzati al controllo del Meridione: il primo si tenne il 28 giugno 1495 e vide l’opposizione tra la Francia e Napoli, alleato della Spagna, con la vittoria strategica francese ma con un’avanzata tattica italo-spagnola; la seconda, il 25 dicembre 1502, si concluse con il trionfo francese e la sconfitta spagnola, mentre la terza, il 21 aprile 1503, vide sempre in contrasto Francia e Spagna, con la fortuna che arrise a quest’ultima, nonostante le due potenze si erano già spartite il Mezzogiorno di Federico d’Aragona, con il Trattato segreto di Granada, siglato l’11 aprile 1500. Il filosofo cosentino Leonardo Spataro, invece, traccia nel suo saggio un panorama storico della Cosenza risorgimentale, attraversata anch’essa da moti insurrezionali e da cospirazioni carbonare, che portarono all’esecuzione di personaggi storici come il carbonaro Vincenzo Federici, detto “Capobianco”, un martire del Risorgimento, e da altre rivolte come quella del 1837, organizzata dal Comitato patriottico locale che voleva occupare le carceri e l’Intendenza, ma che i Borboni repressero nel sangue con la conseguente fucilazione, nel Vallone di Rovito, di Pasquale Abate e del sacerdote Luigi Belmonte. Spataro ricorda anche lo scontro a fuoco del 1844, nel Largo dell’Intendenza (Piazza della libertà), organizzato da 21 patrioti liberali capeggiati da Nicola Corigliano e Francesco Salfi, che si scagliarono contro i Borboni, con il tragico epilogo del fallimento del moto e l’uccisione di sei insorti cosentini, ma anche il caso dei fratelli Bandiera, fucilati nel Vallone di Rovito il 25 luglio 1844, e la partecipazione attiva di Cosenza ai moti del 1848 e alle guerre di indipendenza, fino alla spedizione dei Mille. Garibaldi fu accolto trionfante a Cosenza il 31 agosto 1860 e, subito dopo, con un plebiscito, la città venne annessa al nascente Regno d’Italia. Collura si focalizza, invece, sui “Moti di Reggio” del 1970-71, caratterizzati da dispute e massacri, da attentati e morti, in conseguenza dell’occupazione di Reggio da parte di un popolo armato, che si sollevò contro le forze dell’ordine per rivendicare il ruolo di capoluogo della Regione Calabria per Reggio, contro il rivale Catanzaro scelto come capoluogo dalla polizia locale. La rivolta reggina, che durò 8 mesi, si placò solo agli inizi del 1971, con l’invio in loco dell’esercito che placò i ribelli, confermando l’assegnazione di capoluogo regionale a Catanzaro, anche sede della Giunta regionale, istituendo a Reggio la sede del Consiglio regionale, e deliberando a Cosenza l’istituzione dell’Università della Calabria. Questi sono solo alcuni dei combattimenti che portarono alla fine della grecità coloniale della Calabria, e alla trasformazione del territorio da cuore del Mediterraneo in regione periferica d’Italia, con problemi, disavanzi e pregiudizi. Questi eventi tragici hanno ridisegnato per sempre il suo volto, la sua geografia politica e la sua struttura sociale.

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