Spettacoli
Il cammino come momento di rinascita nella pellicola “Santiago”
La pellicola si basa sulle storie vere di Seuil, l’Associazione per il recupero degli adolescenti in pericolo
Il film Santiago. Un cammino per ricominciare del regista e sceneggiatore francese, Yann Samuell, è la cronaca diaristica di un viaggio inteso come riscatto personale e possibilità di rinascita. È ispirato al libro Marche et invente ta vie: Adolescents en difficulté, ils se reconstruisent par une marche au long cours del giornalista e scrittore d’Oltralpe, Bernard Ollivier, fondatore dell’Associazione Seuil che organizza marce educative di lunga durata per il recupero degli adolescenti, di età compresa tra i 14 e i 18 anni, in difficoltà. Prodotta in Francia e distribuita in Italia da Officine UBU, la pellicola ha per protagonisti Adam (Julien Le Berre), un giovane in preda alla rabbia, abbandonato dalla madre e costretto ad una vita di stenti, e Fred (Alexandra Lamy), un’insegnante in congedo dal lavoro per aver schiaffeggiato una studentessa, sulla via del divorzio e con un rapporto complicato con la figlia. La donna viene a sapere dall’amica Nadége che un’associazione specializzata nel recupero di adolescenti problematici, seguiti dagli assistenti sociali e dalle autorità giudiziarie, offre ai propri ragazzi, come alternativa alla detenzione, l’occasione di intraprendere un lungo percorso a piedi, senza telefoni o ausili di altro tipo, per riscoprire il senso della loro vita e per fare i conti con sé stessi. Fred ottiene il permesso di accompagnare Adam a compiere il famoso Cammino di Santiago de Compostela, nonostante le iniziali incertezze da parte del dirigente dell’Associazione, Paul (Eric Métayer). “Tra qualche settimana il sole, l’aria fresca, la Spagna saranno un ricordo. Ripiomberai nella realtà e rischi di sbattere contro un muro, cosa che ti farà male. Noi siamo qui per aiutarti, ci batteremo ma devi avere un progetto. Sappi che credo in te … come tutta l’Associazione, ma devo essere certo che non mollerai il colpo, ok?”, le parole che Paul rivolge, in una clip, al pluridenunciato Adam, allo scopo di convincerlo a mettersi sulla retta via. Adam e Fred sono due personalità fragili e insicure, che si mettono in viaggio e attraversano luoghi sensazionali come la Via Podiensis, che parte da Le Puy-en-Velay, nell’Alta Loira francese e conduce fino a Santiago de Compostela, e la via Francés in Spagna. Inizialmente tra i due camminatori nascono delle incomprensioni e dei dissapori ma, chilometro dopo chilometro, cambia qualcosa. La strada percorsa si trasforma in uno spazio aperto, in cui entrambi possono riflettere sul loro comportamento e imparare ad osservare la loro vita da un punto di vista diverso dal solito, ma è anche metafora positiva del cambiamento e delle infinite possibilità. Adam e Fred parlano, si confrontano, si ascoltano e condividono le loro sicurezze e perplessità. Ogni tappa raggiunta lungo il tragitto è un tassello in più, che si aggiunge al mosaico della conoscenza reciproca che costruiscono faticosamente. Camminando imparano il valore dell’accoglienza e del sostegno altrui, alternando attimi di discussione a momenti di silenzio, in cui si lasciano attraversare da pensieri ed emozioni. Il cammino è una soglia, un rito di passaggio che gli permette di riordinare pensieri e sentimenti, una circostanza in cui possono piantare il seme della rinascita e accendere la fiamma della speranza. La pellicola parla di seconde chance, di fiducia, di perdono, di responsabilità e di spinte a superare i fallimenti subiti, al di là della debolezza caratteriale e delle ferite che si portano nel cuore. La tematica è trattata da una prospettiva laica, ma non manca la dimensione spirituale comprensibile dall’incontro con i pellegrini del noto Cammino, dall’arrivo presso le cattedrali e dall’ascolto dei canti dei monaci. E poi riecheggia l’immagine di Maria, la madre di Adam, a cui egli dedica una struggente preghiera rap con l’accompagnamento dei frati spagnoli, che suonano la chitarra. Il regista ha consapevolmente scelto Compostela, perché per realizzare il film voleva una destinazione piena di significato che coinvolgesse l’idea del procedere a piedi, come ricerca interiore e catarsi. In più, leggendo il libro di Bernard, si è appassionato alla storia e ha voluto trattare l’adolescenza, non come una fase critica ma come un momento particolare della vita, fatto di pericoli e di errori ma anche di slanci verso nuovi inizi. Il film insegna che si può sempre cambiare direzione nella vita, basta solo volerlo. “Ogni possibilità inizia con un nuovo passo”, questo lo slogan del film. La visione della pellicola è proposta alle Scuole Secondarie di Primo e di Secondo Grado di tutta Italia, mediante matinées scolastiche nei cinema con biglietto ridotto a partire da settembre 2026.
