Cultura
Salmi, l’uomo in dialogo con Dio
I componimenti, scritti da più autori e in epoche divergenti, spingono il fedele a parlare con il Signore
Il Libro dei Salmi (in ebraico “tehillìm”, in greco “Psalmòi”, in latino “Psalmi”), chiamato anche “Lode” o “Salterio”, è una grande antologia di testi poetici, afferenti a generi diversi e a svariati contesti dell’esperienza cultuale israelitica. Quest’opera, contenuta nell’Antico Testamento della Bibbia cristiana e nella Bibbia ebraica (“Tanakh”), appartiene alla letteratura sapienziale. Consta di 150 componimenti ed è suddivisa in 5 sezioni, ognuna delle quali si conclude con una lode che funge da passaggio al blocco successivo. I testi del Libro dei Salmi sono stati composti, probabilmente, in più epoche e in ambienti eterogenei. Possono essere identificate delle macro famiglie di brani che presentano, più o meno, delle analogie: ci sono gli “Inni”, tendenzialmente legati al tema dell’omaggio rivolto al Signore, in quanto creatore e protettore, le “Lamentazioni”, che esprimono una lamentela o a livello individuale, tra l’uomo e Dio, o collettivo, i “salmi regali”, che fanno riferimento alla monarchia, i salmi di tipo “sapienziale” (“maskìl”), che riflettono sui temi della saggezza e della giustizia divina, e altri salmi (“mizmòr”) che hanno una struttura acrostica, costruiti in base alle lettere dell’alfabeto, con una funzione mnemonica utile alla memorizzazione e all’espressione delle lodi. È difficile, quindi, incasellare i componimenti dentro una struttura precisa e ben definita. Nei Salmi, generalmente, è presente una sovrascritta che può indicare un’autorialità, un ambito peculiare o anche il genere specifico. La tradizione, sia ebraica che cristiana, tenderebbe a riferire la stesura al re Davide, ma in realtà gli scribi sono tanti e non tutti facenti capo alla stessa comunità. La datazione è abbastanza complessa da definire, perché chiama in causa un discorso da riferire non solo allo studio dei singoli componimenti, ma anche al contesto redazionale e alla situazione dentro e fuori Israele, compresi i rapporti con le letterature del Vicino Oriente, come quella egiziana e ugaritica, che possono fornire degli aiuti in questo senso. I Salmi, in quanto tali, hanno avuto una storia di ricezione sterminata: nell’Ebraismo e nel Cristianesimo rivestono un valore centrale, sia dal punto di vista liturgico che personale e comunitario. Assumono la forma che è giunta fino a noi, con molta probabilità, in epoca postesilica, benché ci siano scritti molto più antichi. Nei Salmi è contenuta tutta l’esperienza umana, nel bene e nel male: c’è la lode vera e propria, c’è il lamento, c’è la confessione del peccato, c’è il rendimento di grazie, c’è l’incomprensione. Le due esperienze della vita umana, il dolore e la gioia, sono intrinseche in questi testi, perché dolore e gioia sono parte costitutiva di ogni uomo. Con i Salmi tutta l’umanità si trova davanti a Dio e dialoga con lui, o in forma personale o in maniera collettiva. Essi richiamano il fatto che il fedele può leggere, comprendere, chiedere e ottenere una risposta dal Padre. Finiscono, spesso, con una lode che indica la speranza, riposta proprio nella discussione con il divino. Un esempio è l’inizio del Salmo 5: “Porgi l’orecchio, Signore, alle mie parole: intendi il mio lamento” (Sal 5,1). Nella prima parte del Salterio si situano, in maniera significativa, gli aspetti minacciosi dell’esistenza, che si vorrebbero scongiurare col mezzo della supplica angustiata e con l’impiego frequente di termini, che hanno relazione col verbo “aiutare” (salvare). La seconda parte, invece, si colloca nel segno di un invito spontaneo e gioioso all’encomio. In essa sono più presenti i canti (“shir”) della gioia ed è crescente l’uso del vocabolario associato alla benedizione. Frequentemente appaiono il verbo “lodare” (“ti canterò inni”, di Ebrei), soprattutto nella formula di “lode al Signore” (alleluia), e l’aggettivo “felice”. Quest’ultimo si ritrova in tutti i casi in cui Dio benedice l’uomo, affermando così la creazione di un ambito per la sua salvezza. I Salmi ribadiscono, con forza, che Dio è il Dio della vita e in lui tutti vivono.
