Chiesa
Scuola: mons. Baturi, “preoccupazione per emergenza educativa”. Fine vita, “no eutanasia e accanimento”
Né eutanasia, né accanimento terapeutico. A ribadirlo è stato mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, rispondendo alle domande dei giornalisti, durante la conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani. “La Chiesa non sposa l’accanimento terapeutico, cioè il ricorso a cure e misure sproporzionate rispetto all’effetto, né può accettare l’abbandono terapeutico, cioè tutte le volte in cui si dice che una persona, poiché ricorrono delle condizioni, può non essere ammessa ad atti di cura”, ha spiegato il presule: “Al di là della guarigione, tutti hanno il diritto di essere curati e supportati”. Di qui l’importanza di promuovere “le cure palliative, la terapia del dolore, ma anche il volontariato, quegli elementi della società civile e del terzo settore che significano anche la possibilità di entrare nei luoghi di cura per fare compagnia”. “La dignità del malato, anche del malato terminale – ha concluso Baturi – spesso passa per il supporto concreto ed efficace alle loro famiglie. È l’elemento affettivo e familiare che può dare alla persona, anche nell’ultimo momento, il senso di un amore, il senso di una speranza”.
“Quando c’è una difficoltà nella trasmissione dei valori da una generazione all’altra – come dimostrano episodi continui di violenza e turbamento – a rischio non è solo la sorte dei nostri giovani, ma la coesione stessa della nostra società, perché il futuro appartiene a coloro che sanno trasmettere ragioni di vita e di speranza”. Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, ha espresso così la sua “preoccupazione per l’emergenza educativa”, durante la conferenza stampa di chiusura del Consiglio permanente dei vescovi italiani. “Occorre pensare alla scuola come luogo di vera educazione, di scoperta di sé e dell’altro”, ha proseguito sulla scorta della prolusione del cardinale Zuppi: “Il tema educativo richiede una responsabilità corale degli adulti, un’alleanza speciale per la speranza”. “Parlare di scu0la – ha spiegato inoltre Baturi – significa parlare della vita delle persone e del futuro della società. La scuola è un il fattore più importante di umanizzazione e trasformazione del mondo, come affermava Papa Francesco. Alla lunga vince chi sa educare le coscienze degli uomini”. Quanto alle “diseguaglianze educative” stigmatizzate dal presidente della Cei, il segretario generale ha commentato: “Non è ammissibile che in un’intera nazione ci siano percorsi educativi con esiti diversi semplicemente per la latitudine in cui si nasce o per le differenze tra aree urbane e aree interne. Ci devono essere pari possibilità. Ogni sforzo per eliminare tali disuguaglianze è bene accetto”. “La scuola – ha concluso – è chiamata ad essere ciò che di più bello c’è nella società: un luogo di incontro, di passione per il vero, di conoscenza di se stessi e di capacità di assumersi la propria responsabilità vero il mondo. Per questo non può che essere inclusiva”.
