Rende. Un incontro di approfondimento sul terzo settore con Giuseppe Nicoletti

“Le relazioni fino a poco tempo erano prevalentemente fisiche, ora, con l’innovazione digitale, sono fisiche, digitali e comunitarie”. Lo ha detto Giuseppe Nicoletti, già docente Luiss “Guido Carli”, nella relazione “Terzo settore indicatore di civiltà. Modello di mobilitazione e coesione sociale”, tenutasi al Museo del Presente di Rende. L’iniziativa è stata organizzata dal Circolo di Cultura “Tommaso Cornelio” di Rovito. La relazione di Nicoletti è stata un’analisi socio – economica – politica che ha indagato lo scenario nazionale e quello locale, che ha messo in evidenza “il valore delle relazioni oltre il culto dell’efficienza”. Per Nicoletti, “il digitale ha cambiato, la tecnologia connette, ma chi dà e crea le relazioni sono le persone”.

Ricca di rimandi storici la lectio del relatore. “La relazione, il dialogo e l’ascolto diventano fondamentali. Chi si occupa di innovazione tecnologia deve tutelare lo scambio di conoscenze, perche la relazione non puo che nascere da un’interazione di sistema, creando spazi relazionali. Bisogna creare un ecosistema, una collaborazione intrecciata tra Università, istituzioni, imprese, organizzazioni sociali e ambiente”.

Nicoletti ha richiamato l’origine dell’espressione “terzo settore” e le novelle normative dell’ultimo decennio. “Il terzo settore è una leva, serve ad incrementare il capitale società di uno Stato/Regione”, la convinzione del professore. “Il non profit al 31 dicembre 2o24 contava 368.367 enti, al 2025 oltre 400mila, confermandosi un pilastro di welfare ed economico, con 1 milione di occupati, il 5.3% dei dipendenti totali in Italia”.

L’impegno volontario si conferma come pilastro della coesione sociale.

“Oggi il 18% (4,7mil) della popolazione italiana attiva (25,9mil, pari al 44% di 58,9mil di abitanti) dedica parte del suo tempo al volontariato e dal 2013 sono raddoppiati i volontari che si spendono su due fronti contemporaneamente”.

Con la Riforma del 2016-2017, questi organismi in Italia sono regolamentati dal Codice del Terzo Settore (CTS) e iscritti dal 2017 al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS) in una delle 7 categorie previste. Le istituzioni non profit attive non hanno comunque interrotto la crescita economica e occupazionale e procedono al ritmo di 1.000 iscrizioni/mese nel Registro. Dal gennaio 2026 è vigore la nuova normativa fiscale, che rivede qualifiche, agevolazioni e donazioni.

La situazione in Calabria

Giuseppe Nicoletti evidenzia che ​”in Calabria, l’azione del Terzo Settore sta evolvendo come generatore di occupazione strutturata e risposte professionali ai bisogni socio-sanitari”. ​Ma i 4.120 ETS calabresi (1.650 tra Cosenza e provincia) e meridionali “operano ancora senza i benefici derivanti agli ETS del Nord, da welfare aziendale solido, forti reti di donazioni private, appalti pubblici con basi d’asta più elevate e dalla maggiore capacità di attrarre sia donazioni istituzionali sia contratti pubblici”.

​”Pur avendo numeri assoluti inferiori e la spesa pubblica più bassa d’Italia, la Calabria (ma anche il Sud) registra un vero e proprio boom di crescita percentuale di occupati nel Terzo Settore negli ultimi anni. Gli ETS agiscono come supporto fondamentale per l’impiego giovanile e femminile, assorbendo una quota molto significativa di giovani in cerca di occupazione, all’interno del welfare locale.E nelle aree interne e periferiche, gli ETS offrono l’unico presidio stabile per i servizi essenziali alla persona”.

Nella foto sopra Gilda Corigliano, presidente del Circolo “Tommaso Cornelio”, che ha ricordato la forza del volontariato sul nostro territorio.

I punti di forza

Per Giuseppe Nicoletti, ​”il Terzo Settore rappresenta uno dei principali argini contro il sottosviluppo della Calabria, trasformandosi da mero strumento di assistenza a vero e proprio motore di sviluppo economico, sociale e culturale”. Evidenziando l’importanza della “co-progettazione”, il docente ha evidenziato che “le Associazioni, le Cooperative sociali e le Fondazioni di comunità stanno ridefinendo il tessuto locale”. Le “direttrici del riscatto calabrese” sono quattro: “contrasto alla criminalità organizzata e legalità democratica; welfare di comunità e inclusione sociale; valorizzazione del territorio e turismo sostenibile; contrasto alla povertà educativa e alla fuga dei cervelli”.