Cultura
Breviario di San Francesco d’Assisi, vero testimone della fede del Serafico
Il codice attesta la formazione teologica del Poverello, la cura per la liturgia e il rapporto stretto con Dio
In occasione dell’ottavo centenario del pio transito di san Francesco d’Assisi, il Pontificio Ateneo Antonianum ha dato alle stampe l’opera Breviarum sancti Francisci, a cura di fra Danimir Pezer. In questo volume di 1137 pagine viene presentata la trascrizione critica del breviario di san Francesco d’Assisi, una delle principali fonti per conoscere la sua spiritualità e il suo pensiero. È un manoscritto liturgico duecentesco ad uso personale, contenente il breviario della Curia romana approvato da Innocenzo III, insieme al salterio e all’evangeliario. Come mezzo per la formazione teologica del Serafico, testimonia la sua fede e il suo intimo rapporto con la Parola di Dio. Il lavoro di Pezer si spinge oltre l’aspetto religioso, offrendo delle chiavi di lettura preziose per accedere alla comprensione del testo scritto. Il codice francescano è diviso in quattro parti: il “breviario-calendario-innario”, con i testi della liturgia delle ore, il calcolo delle festività e gli inni sacri; il “salterio” con le litanie, i “piccoli uffici dei defunti e della Vergine”, e l’ “evangeliario”. Il compendio è una prova della riforma messa in atto da Innocenzo III, il quale avviò un programma di rinnovamento morale, disciplinare e strutturale della Chiesa, volto a consolidare il primato del papato tra il XII e il XIII secolo. L’antichità del testo è confermata dalla presenza, specie nelle solennità mariane o di santi legati al ministero pontificio, come Pietro, Paolo o Gregorio Magno, di letture prese dai sermoni dello stesso Innocenzo III, sparite nel 1216 dopo la morte del Successore di Pietro, rese facoltative da Onorio III e, infine, dimenticate. Il breviario di san Francesco, infatti, è l’unico che contiene queste letture per intero. Lo studio di Pezer colma tante lacune nella Storia liturgica delle Ore, e apre piste di ricerca sulle fonti della liturgia medievale. Il breviario è una sorta di reliquia, che trova la sua giusta collocazione nella storia del movimento francescano. Frate Leone, prima di consegnarlo alla badessa Benedetta, annotò nel calendario del breviario vari anniversari di defunti, inserendo significativamente anche quello di papa Innocenzo III, come prova del legame spirituale e istituzionale di quel periodo. San Francesco portava con sé questo manoscritto lungo le strade dell’Umbria e nelle sue missioni. Le fonti storiche raccontano che il Poverello l’avesse fatto preparare per i frati, Angelo e Leone, e all’approssimarsi della sua morte chiese che gli venisse letto, quotidianamente, l’Ufficio e il Vangelo del giorno, che venerava e baciava. Salito in cielo, i suoi compagni diedero quel libricino alle clarisse di Santa Chiara, perché lo custodissero “in memoria e devozione del santo padre”. Esiste anche il breviario di Santa Chiara, conservato a San Damiano, che attesta la devozione della santa per la preghiera e la sua volontà di guardare sempre a Cristo, lasciandosi trasformare da lui. I due volumi si sono ricongiunti, eccezionalmente, a luglio nel Museo della Porziuncola.
