Cultura
Encomio poetico a Francesco d’Assisi
La lirica serve a rivolgersi al Poverello, a porgli domande, a invocarlo e a dialogare con lui
La collaborazione tra alcuni artisti e poeti contemporanei, che hanno scelto di parlare di e con san Francesco d’Assisi, ha portato alla stesura del volume intitolato Sette poeti per San Francesco (Interno Libri Edizioni), a cura di Davide Rondoni, Marco Sonzogni e Alberto Fraccacreta, in uscita il 30 ottobre. È un contributo innovativo per celebrare l’ottavo centenario della morte dell’alter Christus, il cui esempio di vita viene elogiato, da prospettive diverse, da ognuna di queste menti creative. I poeti inseriti nel libro sono: gli americani Forrest Gander, Jorie Graham e Patti Smith, il britannico Dan Higgins, l’irlandese Paul Muldoon, la neozelandese Selina Tusitala Marsh e l’italo-francese Jean-Charles Vegliante. A loro si aggiungono i nomi dello statunitense Jonathan Franzen, della cilena Gabriela Mistral, del nordirlandese Seamus Justin Heaney (ora defunto) e dell’americano Galway Kinnell (ora defunto), oltre alle voci di Rondoni, di Giovanni Cannata, di Flaminia Cruciani, di Salvatore Ritrovato e di Jean Soldini. Questi geni dell’arte, con background culturali e geografici distinti, non si limitano ad un semplice lavoro descrittivo, ma dialogano con il Patrono d’Italia, lo interpellano con i loro linguaggi, lo invocano, gli rivolgono rimproveri, lo riconoscono come compagno, come fratello universale e come fondatore di un ordine religioso che ha creato proseliti, stabilendo con lui una relazione di reciprocità. Non lo fanno, però, in maniera svincolata l’uno dall’altro, ma come un unico coro che canta all’unisono e gli innalza un encomio collettivo. Non ritraggono semplicemente un’immagine devozionale del Santo, già nota a tutti, ma si concentrano su aspetti-limite come la gioia, la spogliazione, la purezza, la povertà, presi come mezzo di misura affettiva per cogliere le contraddizioni e le mancanze presenti nella nostra contemporaneità. Il libro inizia con “Il tempo e l’ora” di Gander, esponente dell’ecopoetry, il quale trae spunto dall’idea dell’origine del cosmo per trattare la figura del Serafico, come una luce che si stacca dalla materia e irradia 8 secoli fino ad illuminare anche noi, attraverso mezzi come la pittura di Giotto. Sempre Gander richiama alla memoria l’episodio in cui il Santo si toglie il mantello e lo ripone a terra, dando la possibilità ad altri di camminarci su. Higgins, invece, colloca il personaggio storico in brevi bozzetti a mo’ di prove pedagogiche, mentre Patti Smith, la “sacerdotessa della musica rock americana”, è autrice della lirica “Where Francis walked” che si apre con l’immagine di una selva oscura (chiaro rimando alla Commedia dantesca) nella quale si sente smarrita, e trova un appoggio solo in Francesco, presenza benevola e positiva. Le poesie presenti nel volume hanno forme diverse: Gander sceglie di spezzare il verso in due emistichi divisi da uno spazio bianco; Graham redige strofe in verticale che scendono giù nella pagina e ricorre alla metafora del fuoco; Higgins scrive stanze somiglianti a graffiti sui muri e a ritratti naturalistici; Muldoon fa ruotare le parole intorno ad un ritornello preciso e usa il riso; Smith crea un’immagine visionaria; Marsh ricorre allo strumento dell’oralità performativa e all’idea dell’oceano; Vegliante mescola più lingue (italiano, francese e latino) e sfrutta il grido, Franzen introduce le figure delle allodole, mentre Kinnell quella della scrofa benedetta. Il volume è frutto, tra l’altro, di un’operazione di traduzione di testi originariamente scritti in altri idiomi. Il mezzo traduttivo ha una valenza per prima cosa spirituale, perché denota il fatto che il traduttore ha messo da parte la sua lingua per “rivestire quella di un altro”, scrive padre Antonio Spadaro nella prefazione. Non dobbiamo dimenticare che il Poverello è stato un lirico che ci ha lasciato un “Cantico” in volgare umbro, ovvero un componimento sublime che ha ispirato tutta la produzione letteraria successiva. Questi poeti moderni restituiscono al capolavoro francescano quella dimensione canora per la quale è stato scritto, attraverso le proprie originali modalità di scrittura. Spadaro esalta il valore della poesia come mezzo che “non commemora: convoca. Non depone corone: pone domande”. Essa possiede un potenziale immenso capace di trattare il passato come un’entità che può e deve ancora parlare al presente, che può essere attualizzato e vissuto. I sette poeti e i loro traduttori vogliono suscitare una reazione nei lettori del volume, inducendoli a identificare gli animali come fratelli e sorelle chiamati per nome, e a chiamare e a dialogare con il Poverello che, anche nell’estrema sofferenza, prima di morire, cantò le lodi al Signore e continua ad essere una figura attiva, in grado di dare tanto ad una modernità contraddittoria.
