Leone XIV, udienza generale: “la fede è chiamata a diventare cultura”

Una fede che ignora la cultura resta incompiuta. Da qui muove Leone XIV nell’udienza generale di oggi in piazza San Pietro, dedicata al secondo capitolo della seconda parte della Gaudium et spes nel ciclo di catechesi sui documenti del Concilio Vaticano II. La premessa è storica: la Chiesa ha accompagnato l’annuncio con scuole di ogni tipo, e le università medievali sono nate “dal cuore della Chiesa”, contribuendo “in modo determinante allo sviluppo della civiltà occidentale”. Il cammino delle conoscenze solleva interrogativi sempre più profondi e chiede ai credenti di rendere ragione della loro speranza, mentre le espressioni artistiche e intellettuali aprono le menti alle domande sul senso del mondo e dell’esistenza, predisponendole ad accogliere il Vangelo.Dall’Incarnazione una fede che abita le culture“Il rapporto tra fede e cultura trova il suo fondamento principale nell’Incarnazione”, spiega il Papa: se il Verbo si è fatto carne, anche la fede è “una realtà incarnata, intrecciata con la cultura in cui è immersa”. Ne discende il passaggio decisivo: la fede è chiamata a diventare cultura, a raggiungere cioè la persona nel suo ambiente di vita, “fatto di parole umane, di tradizioni, di senso religioso, di arte e di poesia, di pensiero e di scienza”. Leone XIV riprende una formula cara a san Giovanni Paolo II, pronunciata nel 1982 davanti al Meic: “Una fede che non diventa cultura è una fede non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta”. Le culture vengono così abitate e plasmate “dall’interno secondo la ‘forma’ di Gesù Cristo”, precisa il Pontefice, attraverso la carità, il servizio e il riconoscimento filiale della paternità di Dio. Lo scambio è reciproco: la Chiesa raccoglie ciò che di buono, di bello e di vero ogni tradizione custodisce, e la comunione con le diverse forme di civiltà – ricorda la Costituzione conciliare – “arricchisce tanto la Chiesa stessa quanto le varie culture”. Dalla teologia la riflessione scende poi sul terreno dei diritti. La cultura è “un bene in sé”, un servizio all’essere umano e al compimento della sua vocazione. Per questo il Concilio esorta la comunità internazionale a vincere l’analfabetismo e la mancanza di istruzione, e sostiene “con coraggio”, sottolinea Leone XIV, che chiunque sia in grado di accedere agli studi superiori debba poterlo fare davvero. Tra i doveri indicati figura anche quello di riconoscere e promuovere “la partecipazione propria e necessaria delle donne nella vita culturale”.Unità del sapere e innovazione al servizio dell’uomoL’ultimo snodo riguarda la frammentazione delle conoscenze. La Gaudium et spes invita a orientare l’insegnamento verso una certa unità del sapere, e i cristiani – osserva il Papa – sono i primi a doverla realizzare, “prima di tutto in loro stessi”: aver ricevuto dalla Rivelazione le risposte alle grandi domande non li dispensa da una paziente formazione intellettuale e culturale. Ai teologi il Concilio chiede di collaborare con chi eccelle nelle altre discipline, senza trascurare “il contatto con il proprio tempo”. Ne deriva uno stile estraneo a ogni spirito di contrapposizione o di ostilità verso il mondo. Giungere a una sintesi matura tra fede e cultura, conclude il Pontefice, è “una condizione necessaria per la perseveranza nella vocazione cristiana, ma anche un requisito indispensabile per testimoniare la fede al mondo e comunicarla agli altri in modo credibile”. Lo stesso criterio era emerso poco prima, in un contesto diverso. Nella sala adiacente all’Aula Paolo VI, Leone XIV ha ricevuto i dirigenti della Mercedes-Benz in occasione della mostra “Un secolo di papamobile”, che ripercorre una collaborazione avviata nel 1930 con la prima vettura donata a Pio XI. Nel corso dei decenni, ha ricordato, la papamobile “si è trasformata da mezzo di trasporto in strumento di incontro”. Richiamando il primo modello interamente elettrico, offerto a Francesco in vista del Giubileo, e l’invito del predecessore a rendere la mobilità “davvero sostenibile e accessibile”, il Papa ha affidato all’azienda la sintesi della mattinata: “Vi incoraggio a continuare a porre l’innovazione tecnologica al servizio della dignità umana, della cura del creato e del bene comune”.