Spettacoli
La roccia su cui nasce la Chiesa
La pellicola sulla storia della tomba di San Pietro è stata realizzata in occasione dei 400 anni dalla consacrazione della basilica vaticana
Per i 400 anni dall’inaugurazione e consacrazione dell’attuale basilica vaticana, avvenuta il 18 novembre 1626, AF Films, Vatican Media del Dicastero per la Comunicazione e la Fabbrica di San Pietro presentano Pétros enì. Alla scoperta delle origini, il documentario che racconta il ritrovamento della tomba del primo apostolo, la sua vita e la sua eredità spirituale. Scritta da Andrea Tornielli, la pellicola è diretta dalla regista spagnola Paula Ortiz e reca la firma di Pablo Gómez-Pan per la sceneggiatura. La consulenza offerta da Pietro Zander, archeologo tra i massimi esperti della necropoli vaticana, ha reso possibile la realizzazione. Lo spettatore può compiere un viaggio avvincente tra fede, storia e archeologia, grazie ad una guida d’eccezione: l’attore americano Chris Pratt. Questi impiega un linguaggio semplice per ricostruire una narrazione storica risalente all’epoca di Costantino, che fece livellare le pendici del colle Vaticano su cui sorse la prima basilica, in cui è incorporato il sepolcro di Pietro. Le prime immagini del filmato mostrano Pratt incamminarsi in una piazza San Pietro notturna, entrare nella basilica e ritrovarsi circondato da meravigliose bellezze artistico-architettoniche. Un po’ per volta, l’artista svela i segreti più nascosti del principale edificio di culto della cristianità, scendendo fin nella necropoli dove sono custodite le spoglie di Simone di Betsaida detto Pietro, martirizzato a Roma durante l’impero di Nerone, esattamente sul colle Vaticano, diventato meta di pellegrinaggio per tanti fedeli. Attraverso i movimenti e il racconto fatto dall’attore, emerge l’immagine di Pietro come di una persona debole e fragile, i cui peccati sono stati redenti da Dio che l’ha posto a capo della sua Chiesa nascente. Ciò deve indurre a riflettere sul fatto che è da un’umanità, fragile e vulnerabile, che ha origine il vero pilastro della comunità cattolica. Per Pratt, che ha riscoperto il valore della religione da circa sei anni, il lungometraggio è stata un’esperienza personale che l’ha aiutato “a definire la propria fede”. Un altro grande protagonista del documentario è Leone XIV che, nelle scene finali, presenta la figura dell’apostolo e la rilevanza storica che ha la sua tomba, sotto l’edificio di culto. “Quando guardiamo allo splendore di San Pietro, al colonnato che si apre con un abbraccio al mondo, è bello ricordare perché questa basilica è stata costruita proprio qui. Il motivo è che questa terra è bagnata del sangue dell’apostolo”, le parole del Papa. Il Santo Padre ricorda che la debolezza di Pietro è la base da cui è scaturita la forza di tutti i suoi successori, compresa la sua che di recente è stata duramente messa alla prova. “Chesterton disse che la Chiesa cristiana è stata fondata su un uomo debole e che proprio per questo è indistruttibile, perché nessuna catena è più forte del suo anello più debole”, aggiunge il Pontefice, il quale ha ripetuto, come il suo predecessore, la professione di fede che ha trasformato Pietro in pescatore di uomini, riconoscendo Gesù come l’inviato di Dio: “Sì, tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Il Vangelo di Matteo ci offre una testimonianza diretta del primato di Pietro: “Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa” (Mt 16, 18-19). Il titolo del documentario richiama alla memoria il celebre graffito greco “Pétros ení” (Pietro è qui), uno dei disegni incisi sul muro g eretto ai tempi di Costantino, anche noto come “muro dei graffiti”, per via della presenza su di esso di numerosi graffiti sovrapposti l’un l’altro. Tra il 1965 e il 1968 l’archeologa Margherita Guarducci riuscì a decifrare l’iscrizione con i nomi di Cristo e Maria intrecciati a quelli di Pietro sulla parete del loculo, identificando così i resti ossei dell’apostolo. Un ritrovamento che fu poi confermato da Paolo VI nel giugno del 1968, annunciando alla Chiesa e al mondo intero l’autenticità della scoperta e avvalorando, allo stesso tempo, l’annuncio fatto nel 1950 da Pio XII che, in un radiomessaggio di Natale, aveva comunicato al mondo il rinvenimento della tomba di Pietro, dopo un intenso lavoro di scavi archeologici iniziato nel 1939, sotto le grotte vaticane. Il film, infine, è arricchito da immagini, audio di Pontefici, testimonianze documentali e d’archivio e altro materiale, come un video d’epoca della Guarducci che parla della sua ricerca. Il percorso compiuto da Pratt è una discesa negli inferi, per riportare alla luce l’umanità e la fede di un uomo che, da umile pescatore della Galilea, diventa la pietra miliare su cui nasce la Chiesa. L’uscita mondiale del documentario è prevista per febbraio 2027.

