Attualità
Elogio del rallentamento. Intelligenza artificiale, consapevolezza e senso delle nostre scelte
di GIOVANNI TRIDENTE – DOCENTE PUSC
Nell’epoca a “conduzione IA” che stiamo vivendo, siamo continuamente sollecitati ad accelerare. Fare prima, produrre di più, ottenere risultati in meno tempo. Possibilmente senza perdere nessuna delle opportunità che gli strumenti tecnologici ci mettono a disposizione.
Del resto, una delle promesse più ricorrenti dell’intelligenza artificiale è proprio questa: liberarci da alcune incombenze, semplificare processi, ridurre tempi di lavoro, moltiplicare le nostre capacità.
Eppure, credo che ci sia una questione sulla quale dovremmo soffermarci maggiormente.
Il contrario del RALLENTAMENTO non è l’accelerazione (o il continuare ad accelerare), ma la CONSAPEVOLEZZA.
Può sembrare un paradosso. Non penso, infatti, che la soluzione sia fare meno cose, procedere più lentamente o sottrarsi all’innovazione. Piuttosto, dovremmo recuperare la capacità di comprendere quello che stiamo facendo, perché lo facciamo e quali conseguenze producono le nostre scelte.
Proverei a distinguere tre livelli, che riguardano non soltanto l’utilizzo dell’IA, ma più in generale il nostro modo di vivere e di rapportarci agli altri.

1. Lo scopo: perché facciamo ciò che facciamo?
La prima questione riguarda lo scopo per cui facciamo una o più determinate cose, in qualunque ambito e contesto: accademico, informativo, civile, politico, religioso, privato, istituzionale.
Se devo scrivere un articolo, preparare una lezione, organizzare un’attività, prendere una decisione o comunicare qualcosa, dovrei innanzitutto avere chiaro ciò che intendo ottenere.
Non è così scontato.
La disponibilità immediata di strumenti capaci di generare testi, immagini, analisi e soluzioni rischia di spostare la nostra attenzione dallo scopo alla prestazione. Siamo attratti dalla possibilità di fare qualcosa, magari in pochi secondi, prima ancora di aver chiarito perché sia necessario farla.
Penso, ad esempio, all’ambito educativo. Se lo scopo di un esercizio è imparare a ragionare, argomentare o scrivere, ottenere rapidamente un elaborato ben confezionato non significa necessariamente aver raggiunto quello scopo.
E questo vale anche nell’informazione, nella comunicazione istituzionale, nella vita professionale e persino nelle nostre attività quotidiane.
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2. Il beneficio: che cosa ne ricaviamo davvero?
Il secondo livello riguarda il beneficio effettivo che possiamo ottenere dall’interazione con strumenti di IA sempre più avanzati.
Non possiamo negare le opportunità: risparmiare tempo, esplorare informazioni, individuare collegamenti, migliorare attività professionali e personali. Sono possibilità concrete che già sperimentiamo.
Ma il beneficio non può essere misurato soltanto in termini di velocità o quantità.
Se impiego meno tempo a preparare un lavoro, che cosa faccio del tempo risparmiato? Se posso produrre dieci contenuti invece di uno, saranno davvero più utili? E se delego alcune operazioni a un sistema intelligente, sto migliorando anche la qualità del mio contributo?
C’è poi un aspetto che spesso trascuriamo: l’attenzione.
Viviamo già immersi in un’economia digitale che compete continuamente per conquistarla. Piattaforme, notifiche, contenuti, suggerimenti e ora anche sistemi intelligenti sempre disponibili. Tutto concorre a occupare il nostro tempo, spesso senza che ce ne rendiamo pienamente conto.
È un tema che ritroviamo anche nell’enciclica Magnifica humanitas di Papa Leone XIV, con il richiamo all’economia dell’attenzione e alla necessità di custodire la nostra capacità di concentrarci, riflettere e scegliere liberamente.
Non tutto ciò che può essere automatizzato deve necessariamente esserlo. E non tutto ciò che viene prodotto più velocemente rappresenta un miglioramento.
Il beneficio dell’IA, allora, non dovrebbe consistere soltanto nel fare di più, ma nel poter fare meglio ciò che conta, recuperando anche tempo e attenzione per ciò che rischiamo di trascurare.
3. La comunità: a beneficio di chi?
C’è infine un terzo livello, che considero particolarmente importante.
Come possiamo distribuire questi scopi e questi benefici a favore della comunità che ci sta intorno? Penso all’ambiente professionale, alla famiglia, alle istituzioni, alla vita civile.
Il rischio è che i vantaggi dell’intelligenza artificiale rimangano confinati a chi possiede già gli strumenti, le competenze e le risorse per utilizzarla. Oppure che diventino semplicemente un vantaggio individuale: lavoro più rapidamente, produco di più, aumento la mia competitività.
Tutto legittimo. Ma forse non sufficiente.
Se grazie all’IA riesco a svolgere meglio il mio lavoro, posso mettere questo miglioramento a disposizione dei colleghi? Se acquisisco nuove competenze, posso aiutare altri a comprenderne opportunità e limiti? Se un’organizzazione introduce strumenti più efficienti, i benefici ricadono anche sulle persone che ne fanno parte?
E ancora: il tempo recuperato può diventare tempo dedicato all’ascolto, alle relazioni, alla formazione, all’attenzione verso chi ha maggiori difficoltà?
Credo che sia soprattutto qui che si misuri la qualità delle nostre scelte.
Perché non basta che una tecnologia produca benefici. Conta anche chi ne beneficia, chi rischia di rimanerne escluso e quale contributo possiamo dare perché quelle opportunità diventino realmente condivise.
Rallentare per scegliere
Sarebbe allora rallentare in questo senso un comportamento etico?
Sarebbero queste scelte veramente consapevoli?
Non credo che esistano risposte valide per ogni situazione. Ma penso che questi tre livelli – scopo, beneficio e comunità – possano aiutarci a recuperare un criterio con cui confrontarci, prima ancora di discutere delle caratteristiche tecniche degli strumenti che utilizziamo.
Non si tratta di scegliere tra accelerazione e rallentamento, come se una fosse necessariamente positiva e l’altro negativo. Si tratta di capire quando è opportuno accelerare, quando conviene fermarsi e, soprattutto, in quale direzione vogliamo procedere.
Ecco perché dico sempre che l’IA, in fondo, è solo “una scusa”.
Una leva per scuoterci dal torpore, farci prendere a cuore ciò che veramente siamo (inclusi i nostri limiti) e decidere chi vogliamo essere, per noi e per gli altri.
Alla prossima!
