Attualità
India: dalla Gen Z una sfida al governo Modi. I cristiani: “Va difeso il diritto alla protesta e il futuro dei giovani”
A New Delhi e in altre città del Nord continuano le manifestazioni del movimento satirico delle “blatte”, nato dopo lo scandalo sulla fuga di notizie degli esami di ammissione a Medicina. Denunce di violenze della polizia. Al Sir un vescovo e il gesuita Orville D’Silva: cresce tra la Gen Z la critica al governo Modi e al modello di sviluppo del Paese
La polizia indiana picchia forte con i lathi, i tipici manganelli usati con disinvoltura dalle forze dell’ordine, anche durante le proteste pacifiche. Volti di ragazzine ferite e in lacrime, giovani con viso e corpo tumefatti portati via in barella. In una slow motion su Instagram si vede un poliziotto schiaffeggiare con forza una donna di mezza età che si è trovata, forse per caso, tra la folla di decine di migliaia di giovani che manifestano da giorni nella capitale indiana New Delhi e in altre città del Nord. Diverse persone sono state arrestate. E’ la protesta del “Partito popolare delle blatte” (Coackrock Janta Party), nome satirico scelto provocatoriamente dagli studenti della Generazione Z dopo una dichiarazione offensiva di un alto giudice, che li ha chiamati così. Sono in maggioranza istruiti, vogliono continuare a studiare, e sono scesi in piazza per denunciare la fuga di informazioni sulle domande del test di ingresso alla facoltà di Medicina a maggio. Alcuni candidati avrebbero ricevuto in anticipo il questionario e gli studenti hanno cominciato a denunciare corruzione e ingiustizia. Il movimento ha deciso di appropriarsi dell’insulto del giudice: “Se per voi siamo blatte, allora siamo le blatte disoccupate”. Le manifestazioni, che stanno raccogliendo anche il consenso di celebrità, sono in queste ore represse con la forza e documentate in tempo reale dalla pagina Instagram del Coachrock Janta Party, che conta ad oggi quasi 25 milioni di followers. Durante la marcia pacifica del 20 luglio verso il Parlamento sono stati bloccati Internet, la metropolitana e gli Uber. Una grande mobilitazione, anche in un Paese dove vivono 1 miliardo e mezzo di persone. Stanno chiedendo le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmenda Pradhan e perfino del premier Narendra Modi. Il noto attivista Sonam Wangchuk è al ventiquattresimo giorno di sciopero della fame, una pratica non violenta appresa da Gandhi e consueta in India. La polizia lo ha forzatamente ricoverato in ospedale.

(foto: pagina Instagram Cockroach Janta Party)
Come i cristiani indiani guardano alle proteste delle “blatte”. I cristiani indiani, che rappresentano circa l’1-1,2% della popolazione, guardano alle proteste con attenzione, anche perché negli ultimi anni, con il governo nazionalista indù del Bharatiya Janata Party (Partito del popolo indiano) guidato dal primo ministro Modi, non hanno vita facile. Persecuzioni al nord, discriminazioni ovunque. Spesso i vescovi hanno paura di parlare. Il Bjp controlla gran parte dell’India, tranne gli Stati del Sud, e negli anni è diventato sempre più forte. Ha nelle mani il sistema giudiziario e molte altre istituzioni dello Stato, rischiando di diventare sempre più autocratico. Non c’è un’opposizione in grado di contrastarlo. Ma le proteste di questi giorni sono una bella prova per il governo Modi.

(foto: pagina Instagram Cockroach Janta Party)
“L’India dovrebbe essere una grande democrazia in cui tutti hanno il diritto di far sentire la propria voce – afferma un vescovo al Sir, chiedendo l’anonimato per motivi di sicurezza -. Invece il governo cerca di reprimere ogni protesta. Hanno perfino tentato di chiudere gli account social di chi sosteneva questo movimento. Nonostante tutto, il movimento sta crescendo anche in altre città. Da quello che sento, il governo comincia ad avere un po’ di timori. Modi è molto furbo: probabilmente sfrutterà anche questa situazione. Forse rimuoverà il ministro per dare un segnale ai giovani”. Al momento i giovani che manifestano sono concentrati soprattutto sulla vicenda dei test di accesso a Medicina, “una grave ingiustizia nei confronti dei ragazzi che si preparano seriamente e affrontano l’esame con onestà”, secondo il vescovo: “Non credo abbiano un’agenda politica più ampia. Per ragazzi di 18/20 anni la cosa più importante è poter studiare e trovare lavoro. Sentono che questo governo sta distruggendo il loro futuro, per questo protestano”.
(foto: pagina Instagram Cockroach Janta Party)
(foto: pagina Instagram Cockroach Janta Party)
(foto: pagina Instagram Cockroach Janta Party)
Di fronte all’aperta repressione delle forze dell’ordine l’opinione pubblica indiana è divisa perché Modi, che ha stravinto le ultime elezioni nel 2024, ha molti sostenitori. “Sui social vedo però molta solidarietà nei loro confronti – osserva -. Un noto attore che vive a Delhi si è schierato con loro”. Il vescovo pensa che se il governo rimuoverà il ministro “almeno per il momento le proteste potrebbero attenuarsi. Purtroppo, è diventato molto forte. In molti aspetti non si comporta più come un governo pienamente democratico”.
“I giovani stanno esprimendo una forte critica nei confronti del governo e sul modo in cui il Paese viene amministrato”, conferma padre Orville D’Silva, gesuita che vive a Goa, nel sud dell’India. Non ha idea se il movimento potrà incidere nel lungo periodo o se riuscirà a trasformarsi in una vera forza politica: “Questo resta da vedere. È una sfida molto complessa. E’ evidente, però, è che molti giovani stanno iniziando a interrogarsi e a mettere in discussione il modo in cui oggi vengono gestiti gli affari del Paese”. La repressione in atto e l’isolamento dell’attivista Wangchuk in ospedale, a suo avviso, “riflette la strategia dell’attuale governo: ogni volta che emerge una voce critica o dissidente, si tende a metterla a tacere invece di affrontare le questioni che solleva”.
La Gen Z inizia a mobilitarsi anche in India? “Sì, penso che in questo momento si stia assistendo proprio a questa tendenza – risponde padre D’Silva –. Naturalmente il governo dispone anche di una propria base giovanile, legata al partito di governo, che rappresenta una forza contrapposta. Per questo è importante riuscire a coinvolgere i giovani, aiutarli ad analizzare con spirito critico ciò che sta accadendo nel Paese e comprenderne le implicazioni. Sempre più persone si rendono conto che il modello di sviluppo perseguito oggi non porta benefici ai più poveri. Le disuguaglianze tra ricchi e poveri continuano ad aumentare e le grandi imprese stanno assumendo un ruolo sempre più dominante. Sono aziende strettamente legate al governo e ne influenzano le politiche, che finiscono per favorire soprattutto i loro interessi”.
Sir
