Chiesa
Giornata missionaria mondiale: le Missioni italiane in Europa, ponti di fede, pace e fraternità
In Europa e non solo le Missioni cattoliche italiane accompagnano connazionali e famiglie, costruiscono comunità e promuovono dialogo e pace. Nella Giornata missionaria mondiale emerge il loro ruolo di ponti tra culture, Chiese locali e società
Annunciare la pace, costruire comunità, accompagnare le famiglie, testimoniare il Vangelo, creare ponti tra culture in tutta Europa e non solo. Nella Giornata missionaria mondiale, che si celebra oggi, emerge il volto delle Missioni cattoliche italiane all’estero: non semplici luoghi di conservazione dell’identità nazionale, ma presìdi di fede, accoglienza e dialogo inseriti nelle Chiese locali e nelle società che ospitano gli italiani emigrati.
In Finlandia, dove la presenza italiana è numericamente ridotta, la missione assume spesso il volto della vicinanza umana. Don Marco Pasinato, cappellano degli italiani, sottolinea l’importanza di offrire “un luogo dove si possa avere la possibilità di pregare e essere ascoltati nella propria lingua”. La Messa in italiano a Helsinki si trasforma così in occasione di incontro e di costruzione della comunità. “Siamo pochi, ma speriamo di essere quel seme di grano che, anche se piccolo, possa essere un segno per tutta la società finlandese”, afferma.
Nel Regno Unito post-Brexit, dove il quadro migratorio è “profondamente cambiato” e l’immigrazione continua a occupare un posto centrale nel dibattito pubblico, il messaggio di Papa Leone XIV per la 112ª Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato offre una chiave di lettura che mette al centro le persone, a partire dai bambini, sottolinea don Antonio Serra, delegato delle Missioni Cattoliche Italiane in Gran Bretagna. “Oggi gli italiani registrati all’AIRE nel Regno Unito – spiega – sono circa mezzo milione. Dietro questo dato non vi è un universo omogeneo, ma una realtà composita”. Secondo don Serra, proprio questa pluralità interpella la missione delle comunità cattoliche italiane in terra britannica dove occorre “passare da una pastorale meramente rivolta agli italiani a una presenza condivisa con gli italiani all’interno della Chiesa locale e della società civile”. Anche in Romania la missione è anzitutto prossimità. Per padre Marius Beresoaie, responsabile delle Missioni cattoliche italiane nel Paese, le Mci sono “una casa, una famiglia e un punto di riferimento” per gli italiani residenti. Accanto alla vita sacramentale, trovano spazio la formazione dei giovani, il sostegno alle famiglie e la cura delle situazioni più fragili, compreso l’accompagnamento dei detenuti italiani. “Non basta attendere che le persone vengano in chiesa: occorre anche saper uscire e raggiungerle nei luoghi in cui vivono”, osserva il sacerdote.
Dalla Grecia arriva la testimonianza di fra Romano Cerantola, responsabile della Missione cattolica italiana ad Atene. In un Paese fortemente ortodosso, dove i cattolici sono una minoranza, l’azione missionaria si sviluppa soprattutto attraverso le parrocchie e la vitalità dei movimenti ecclesiali. “Il soffio dello Spirito continui a spingerci verso l’umanità che, consapevole o meno, sta aspettando la salvezza”, è l’auspicio del religioso, che vede nella presenza di comunità e movimenti una forma efficace di annuncio del Vangelo.
“La nostra prima responsabilità è non stancarci mai di annunciare la pace”, afferma don Giampiero Caruso, responsabile della comunità cattolica italiana nella capitale russa. In un contesto segnato dalle tensioni internazionali, il sacerdote parla di una presenza cristiana “discreta, radicata e disarmata”, chiamata a custodire ponti di fede e speranza. Per don Caruso esiste “un filo rosso che unisce lo sguardo della Santa Sede e il cuore della comunità italiana a Mosca”, mentre i cattolici sono chiamati a essere “eco della voce del Santo Padre e dei suoi instancabili appelli” per una pace “disarmata e disarmante”. La missione, aggiunge, consiste anche nell’educare a uno sguardo capace di andare oltre le ideologie e la propaganda, ricordando che la Chiesa continua a mettere al centro la dignità della persona e la speranza.
Una riflessione sul futuro delle Missioni arriva anche da mons. Furio Cesare, responsabile della comunità cattolica italiana di Stoccolma. Di fronte a una nuova mobilità europea fatta di studenti, professionisti, famiglie internazionali e giovani nati all’estero, le Missioni cattoliche italiane non possono più essere considerate soltanto “parrocchie degli italiani”. Sono invece chiamate ad “accompagnare, appartenere e integrare”, favorendo una piena partecipazione alla vita delle Chiese locali e delle società di accoglienza. La sfida, conclude, è passare “dalla conservazione alla missione, dall’assistenza all’accompagnamento, dall’identità chiusa all’identità aperta, dalla nostalgia alla speranza”.
È questa, oggi, la traiettoria delle Missioni cattoliche italiane in Europa: comunità che custodiscono le radici ma guardano al futuro, chiamate a costruire ponti, generare fraternità e annunciare il Vangelo nelle periferie umane e culturali del continente.
