Diocesi
Un nuovo tempo di martiri: la testimonianza dei fratelli Hurtrel a cento anni dalla beatificazione
Un momento di approfondimento al santuario regionale di San Francesco di Paola. Le testimonianze di mons. Fabene e di don Enzo Gabrieli
“Oggi è un nuovo tempo di martiri”. Lo ha affermato questa mattina mons. Fabio Fabene, segretario del Dicastero delle Cause dei Santi, intervenendo a Paola sul tema “Il martirio ieri e oggi: testimonianza di fede, santità e speranza per la Chiesa contemporanea”, nel corso della giornata di studio promossa dalla Postulazione generale dell’Ordine dei Minimi nel centenario della beatificazione dei beati Carlo Luigi e Luigi Beniamino Hurtrel.
Mons. Fabene ha invitato a volgere lo sguardo ai tanti cristiani che ancora oggi “donano la vita”, sottolineando come il martirio costituisca anche “un ecumenismo del sangue”, capace di unire i credenti oltre le differenze. Il martire, ha spiegato, “è un innamorato della vita che la dona sul modello di Cristo” e, proprio attraverso il dono di sé, diventa simile al Crocifisso. Al centro della testimonianza c’è “l’amore di Cristo”. Il martire non antepone nulla a lui e rimane fedele al proprio Signore fino alla fine. “Non muore con il pugno chiuso della sfida – ha aggiunto – ma con le mani aperte del Crocifisso. La sua morte dice che il bene è reale e che il male non ha l’ultima parola”.
I martiri contemporanei, ha ricordato, sono spesso “persone normali che decidono di non fuggire, ma di restare per Cristo in mezzo al loro popolo”. Al contesto storico e alla testimonianza dei due fratelli durante la Rivoluzione francese è stato dedicato l’intervento di padre Carlo Calloni, postulatore generale dei Frati Minori Cappuccini e presidente del Collegio dei Postulatori. Ricostruendo le vicende che portarono al loro martirio, ha evidenziato che esso è il frutto di un lungo cammino di fede: “Il martirio non si improvvisa: arriva improvvisamente”. Da qui una domanda provocatoria e attuale: “Che cosa siamo disposti a perdere pur di non perdere ciò in cui crediamo?”.
Sul rapporto tra fraternità, vocazioni diverse e comune fedeltà a Cristo si è soffermato don Enzo Gabrieli, postulatore e direttore dell’Ufficio diocesano per i Santi e le reliquie dell’Arcidiocesi di Cosenza-Bisignano, con una relazione dal titolo “Carlo Luigi e Luigi Beniamino Hurtrel: due fratelli, una fedeltà fino al sangue”. I due beati rappresentano, ha spiegato, “due percorsi ecclesiali differenti, ma una stessa fede, una stessa fedeltà a Cristo e, alla fine, una stessa testimonianza offerta fino al sangue”, secondo la parola di san Paolo agli Efesini: “Un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo”. I fratelli Hurtrel non cercarono il martirio e tentarono anche prudentemente di sottrarsi agli arresti. La loro testimonianza mostra così che “il martirio non viene cercato come una sfida alla persecuzione; viene accolto quando la fedeltà a Cristo non permette più di evitarlo”. È questa, secondo don Gabrieli, una delle chiavi per comprendere la loro vicenda: “Il martire non è colui che cerca la morte, ma colui che, quando viene posto davanti alla scelta tra rinnegare la propria fede e rimanervi fedele, sceglie la fedeltà”.
La giornata ha rappresentato anche un’occasione per riscoprire la figura dei due fratelli, il cui martirio fu riconosciuto dalla Chiesa e culminò nella beatificazione celebrata da papa Pio XI il 17 ottobre 1926, insieme ad altri martiri della Rivoluzione francese.I lavori sono stati conclusi da padre Taras Yeher, postulatore generale dell’Ordine dei Minimi di San Francesco di Paola.
Domenico Luciani
