Casa San Francesco, aggressione a un operatore di turno e richiesta di aiuto per la sicurezza

Pubblichiamo integralmente il comunicato di Casa San Francesco a Cosenza.

Si rende noto quanto verificatosi nella serata di ieri presso la sede principale di Casa San Francesco ai danni di uno degli operatori in turno, divenuto vittima della violenza fisica di un giovane cosentino, da qualche giorno tornato in libertà dopo un ripetuto periodo di detenzione nella locale Casa Circondariale.

A suscitare una così grave reazione la sua pretesa di essere accolto ad ogni costo, rimasta inappagata per la completa indisponibilità di posti sia nelle Comunità socio-assistenziali, sia negli spazi di emergenza, sempre occupati per le continue richieste di aiuto.

Già nel pomeriggio, presentandosi al nostro front office, constatava lui stesso quanto descritto, e veniva invitato a trovare tramite il suo legale una diversa soluzione attivando prontamente i competenti servizi territoriali.

La sua condotta violenta si è accompagnata da minacce e intimidazioni nei confronti di tutti gli operatori presenti e dello scrivente direttore dell’ente, che ha preteso di contattare telefonicamente proprio a tal scopo.

L’intervento dei Carabinieri è stato necessario per allontanarlo e per riportare la sicurezza, seppur momentanea, mentre l’operatore contuso veniva trasportato in ambulanza nel vicino ospedale per le cure del caso.

Nel dare tale necessaria informativa si sottolinea ancora una volta quanto troppo spesso Casa San Francesco per la sua in incessante operatività rimanga da sola a fronteggiare bisogni complessi del territorio, esposta a difficoltà e pericoli imprevedibili nella loro gravità e nelle loro conseguenze.

Le categorie di vulnerabilità sociale e sanitaria che si rilevano nelle Comunità di Casa San Francesco, sono sempre più disparate e spesso i servizi a cui si chiede di fare accesso sono sostitutivi di altri, drammaticamente carenti. Basti pensare all’elevata presenze di persone con problemi psichiatrici che non trovano accesso in strutture terapeutiche. E poi quelle affette da dipendenze, quelle con disabilità o con malattie croniche ed invalidanti, quelle prive di alcun riferimento familiare, parentale ed amicale.

Non si può sostenere tutto ciò, spendendo senza sosta competenze, energie e risorse, e finendo per mettere a rischio se stessi, la dovuta incolumità fisica ed emotiva.

Soprattutto non si può delegare indiscriminatamente il presidio su un campo in cui la cronicità della povertà è sempre più diffusa e rischia di esplodere, con conseguenze irreparabili.

Formuliamo la nostra urgente e pressante richiesta di una più sensibile collaborazione e garanzia da parte delle Autorità ed Istituzioni preposte per il sicuro svolgimento dei nostri servizi.

A tutti chiediamo di rinnovare il dono della solidarietà e dell’amicizia per trovare rinnovato coraggio ed entusiasmo nel continuare a stare accanto ai poveri ogni giorno.