Diocesi
Don Gabrieli (Postulatore), “Elisa Miceli ha portato il Cielo nelle campagne calabresi”
A Fiumefreddo Marina, dalle Suore Catechiste Rurali, le celebrazioni della solennità dell’Assunta a 50 anni dalla morte della fondatrice
“Elisa Miceli ha cercato di portare il cielo nelle campagne calabresi e nei gesti concreti della misericordia. E ogni evangelizzatore è chiamato a fare altrettanto: portare un po’ del cielo di Dio dentro le ferite della terra”. Lo ha detto don Enzo Gabrieli, postulatore della causa di beatificazione di suor Elisa Miceli, presiedendo a Fiumefreddo Bruzio, presso le Suore Catechiste Rurali, la santa Messa nei primi vespri della solennità dell’Assunzione al Cielo di Maria. Le Suore, da 48 anni, portano avanti la Settimana mariana in preparazione all’Assunta. Quest’anno ricorrono i 50 anni della nascita al Cielo della venerabile Elisa Miceli.”Cinquant’anni dopo la sua morte, il modo più bello per ricordarla è continuare ciò che lei ha iniziato: ascoltare, pregare, andare, servire, evangelizzare, amare”, ha detto don Gabrieli nella sua meditazione, con la quale ha recuperato alcuni tratti dell’impegno e della spiritualità di donna Lisetta, come veniva chiamata.Tre le parole che il sacerdote ha posto al centro dell’omelia: Maria, la Parola, la missione.Così, commentando la prima lettura, ha sottolineato che “la tradizione cristiana ha visto in Maria la nuova Arca dell’Alleanza. Nel suo grembo non viene custodita una legge scritta sulla pietra, ma la Parola stessa di Dio fatta carne. Maria è l’Arca perché porta la Presenza e l’Arca non è fatta per rimanere ferma: viene portata, cammina con il popolo, raggiunge i luoghi nei quali Dio vuole abitare.Ed è una immagine – ha aggiunto – che illumina la missione delle Catechiste Rurali: essere donne che portano la presenza di Cristo là dove il popolo vive e cammina. Ma ogni vocazione ha una storia e quella di Elisa comincia in una casa”.Questa l’origine della vocazione di madre Elisa. Don Enzo Gabrieli ha ricordato anche le figure di don Ciccio Miceli e di Alda Miceli, fratello e sorella di Elisa. “La famiglia Miceli fu la prima culla della sua fede. Una famiglia nella quale la fede della madre e la sua carità verso i poveri divennero per i figli una testimonianza concreta”. Per il postulatore, “da quella casa sembrano essere sbocciati tre fiori di santità e di servizio ecclesiale”. Elisa, “che avrebbe consacrato la sua vita all’evangelizzazione delle campagne e alla promozione umana. La sorella Alda Miceli, che avrebbe dato vita al Centro Italiano Femminile, offrendo alla promozione della donna e alla presenza dei cattolici nella società una straordinaria esperienza di impegno. E poi don Francesco, don Ciccio Miceli, sacerdote e fratello di Elisa e Alda, che avrebbe avviato numerose esperienze di catechesi e promosso cammini vocazionali per sacerdoti e laici consacrati”. Da casa Miceli, “tre vocazioni diverse, ma una stessa radice che ci ricordano come una casa può diventare una piccola Chiesa”. Don Gabrieli ha evidenziato che “la fede, prima di essere insegnata, viene respirata. Prima di diventare catechismo, diventa testimonianza. Prima di essere una vocazione pubblica, nasce spesso nel silenzio di una famiglia. E forse questa è una delle profezie più necessarie per il nostro tempo: tornare a considerare la famiglia come la prima scuola di fede e la prima culla delle vocazioni”.La vocazione di suor Elisa rimanda alla vergine Maria. “Aveva desiderato entrare nel Carmelo, conquistata dalla lettura della Storia di un’anima di santa Teresa di Lisieux”, ha detto il postulatore. Ma “nella preghiera comprese che Dio la chiamava altrove: non alla clausura del monastero, ma alla missione nelle campagne calabresi”. Così “non rinunciò alla contemplazione: la trasformò in missione”. “L’Eucaristia e la preghiera divennero la sorgente dalla quale attingere la forza per incontrare i poveri, educare, evangelizzare e servire”. E c’è una coincidenza che sembra quasi una carezza della Provvidenza: il 16 luglio 2015, memoria della Madonna del Carmelo, Papa Francesco autorizzò la promulgazione del decreto che riconosceva le virtù eroiche di Elisa Miceli, proclamandola Venerabile.”La donna che aveva desiderato il Carmelo veniva così riconosciuta dalla Chiesa come Venerabile proprio nel giorno della Madonna del Carmelo. Il messaggio è semplice e profondo: Dio non le negò il Carmelo; le chiese di trovarlo altrove”, ha detto il sacerdote. “Lo trovò nell’Eucaristia, nella preghiera e soprattutto nelle strade della sua gente. Tornando a Longobardi nel 1922, comincia a frequentare le campagne per seguire le attività della famiglia. “E lì ascolta: ascolta la povertà dei contadini, l’arretratezza economica e culturale, l’ignoranza religiosa, ma soprattutto ascolta una domanda di dignità. E comprende che Dio la chiama proprio lì”. Così, ha detto don Gabrieli, “le campagne calabresi diventano il suo campo apostolico, la gente il luogo dell’incontro con Cristo. Sta in questo la profezia di Elisa Miceli: evangelizzare significa ascoltare la realtà prima ancora di parlare alla realtà. Per questo la sua missione non si limita alla catechesi. Scuola di taglio e cucito, formazione delle donne, Azione Cattolica, oratori rurali, missioni campestri: Elisa comprende che l’annuncio del Vangelo e la promozione umana sono inseparabili”. “Le Catechiste Rurali, ha spiegato, ci ricordano che bisogna portarla là dove la vita accade. E tutto questo ha un solo centro: il Cuore di Cristo”. La fede, in donna Lisetta, “diventa così palestra, spazio per l’esercizio delle opere di misericordia; una misericordia che si china sui corpi e restituisce dignità”. Don Gabrieli ha sottolineato un altro aspetto della carità e della missione di madre Elisa. “Si adoperava perché i soldati morti che il mare restituiva, avessero una degna sepoltura”. Questo gesto – ha evidenziato – “oggi acquista una forza profetica impressionante. Lei si prendeva cura dei corpi dei morti che la storia rischiava di lasciare senza dignità. Oggi è il Mediterraneo a restituirci corpi. Sono i corpi di uomini, donne e bambini migranti, morti nel tentativo di attraversare quel mare che per alcuni è una frontiera e per altri è diventato un cimitero”. La memoria di Elisa Miceli ci domanda allora: “chi raccoglierà quei corpi? Chi restituirà loro un nome? Chi li piangerà? Chi darà loro una sepoltura degna?La sua opera di misericordia diventa così una parola profetica per il nostro tempo”.
