Cinema e creatività: C’è ancora spazio per le novità sul grande schermo?

Dal mondo della settima arte un’interminabile e tediosa ripetitività

Da che mondo è mondo, l’industria cinematografica confeziona prodotti destinati a soddisfare le richieste degli spettatori facendosi, per quanto possibile, portavoce delle istanze sociali di questo o di quell’altro periodo storico. “Ben-Hur”, “I Dieci comandamenti”, “Via col vento”, “L’uomo venuto dal Cremlino”, “Titanic”, “Il Signore degli Anelli” sono solo alcuni dei capolavori che hanno accompagnato la crescita di intere generazioni, regalando emozioni attraverso storie costruite sapientemente, dense di significati colti e moralmente appaganti. Negli ultimissimi anni, tuttavia, abbiamo assistito ad una crisi non irreversibile, ma certamente dilagante, che sta portando il cinema a diventare un noioso e ridondante ingranaggio meccanico, tirato avanti dalla riproposizione di contenuti già conosciuti ed estesi fino al ridicolo, tanto da indurre i critici a parlare di “nostalgia del vero cinema”. Il 2026 è stato fino ad oggi (senza contare l’imminente arrivo della stagione autunnale e invernale con Halloween e Natale) l’anno delle grandi produzioni hollywoodiane che, per dirla con molta franchezza, hanno ben poco di creativo: da “Toy Story 5” a “Scary Movie 6”, dal sequel del “Diavolo veste Prada”, al “Gladiatore 2”, da “Harry Potter” in versione seriale al recentissimo “Odissea”. I guadagni al botteghino sono stati notevoli superando, in alcuni casi, le più rosee aspettative mentre, in altri casi, sono stati più contenuti ma ugualmente decisivi, per non far inceppare la perfetta macchina del business. Da tutto ciò si deduce, con un certo rammarico, che Hollywood sembra a corto di idee e, per cercare di sopravvivere dinnanzi al pericolo rappresentato dalle nuove piattaforme online, sta puntando su storie note al pubblico di tutto il mondo che, col tempo, si è appassionato a determinati personaggi diventati iconici. Personaggi che hanno generato aspettative e stimolato emozioni e sentimenti, fino a instillare nella mente e nel cuore della gente un senso di nostalgia, che si prova quando il proprio beniamino non si vede più sul piccolo o sul grande schermo. Una scelta, quella operata dall’olimpo del cinema mondiale per eccellenza, che spalleggia le richieste di marketing delle più grandi case di produzione, interessate a macinare soldi e a farsi pubblicità, a discapito però della creatività. Se è vero – come sostiene lo psicologo americano Torrance – che una mente creativa è contraddistinta dalla fluidità nel dare risposte, dalla flessibilità, dall’originalità nel calare le idee in uno o più contesti, e nell’elaborare concetti con precisione e abbondanza di dettagli, allora è altrettanto vero che i rimpasti da déjà vu, che guidano i passi delle Major statunitensi, sono un attacco all’immaginazione. Valgono più i soldi o vale di più ciò che lo spettatore guarderà? Bisogna accontentare il pubblico con storie e personaggi noti, o bisogna farlo crescere con “altro” che sappia, realmente, tirar fuori il meglio dalla società? Dal canto suo, la Calabria ha fatto qualche timido tentativo creativo in questo 2026, con la realizzazione di film come “Il bene comune” di Rocco Papaleo e il “Don Chisciotte” di Segatori, ma non basta. Il Sud Italia, vantaggioso sul piano del risparmio sui costi di produzione, non è ancora in grado di dare una sferzata positiva alla settima arte. Hollywood, con la forza che lo contraddistingue da sempre, potrebbe migliorare le sorti del cinema, dando spazio a menti geniali capaci di creare, di coinvolgere, di tentare, senza aver paura di perdere. Spazio allora al pensiero divergente di chi può offrire tanto, senza scopiazzare né riciclare il “già visto”.