Spettacoli
Dopo la Passione la Resurrezione, Mel Gibson riporta Gesù nel cinema
The Resurrection of the Christ è un progetto ambizioso, una storia raccontata in due parti, nel 2027 e nel 2028. La scelta dell’inglese come lingua
Dopo oltre vent’anni, Gesù torna sul grande schermo. Mel Gibson riaccende i riflettori su The Resurrection of the Christ, il sequel de La Passione di Cristo, e la prima immagine ufficiale ha già fatto scattare l’attesa. Il volto di Cristo torna così a interrogare il cinema e, inevitabilmente, anche lo sguardo dello spettatore.Il progetto è particolarmente ambizioso: la storia verrà raccontata in due parti, con il primo capitolo previsto nel 2027 e il secondo nel 2028. Al centro non ci sarà soltanto il momento della Risurrezione, ma anche ciò che accade dopo la Pasqua, quando la presenza del Risorto cambia la vita dei discepoli e apre una storia nuova.A interpretare Gesù non sarà Jim Caviezel, protagonista della Passione, ma l’attore finlandese Jaakko Ohtonen.
Una scelta che segna anche una discontinuità visiva con il primo film, pur mantenendo il legame con quell’opera che nel 2004 portò sul grande schermo, con immagini di fortissimo impatto, le ultime ore della vita terrena di Cristo.E c’è già una discussione: la lingua. Se La Passione di Cristo aveva scelto aramaico e latino per restituire una forte impressione di autenticità, il nuovo film sarà prevalentemente in inglese. Gibson ha spiegato la scelta con la volontà di rendere il racconto più accessibile a un pubblico internazionale.
Una decisione destinata a far discutere, ma che non cambia la sfida centrale del film: come raccontare al cinema ciò che, per i cristiani, non è semplicemente una scena da rappresentare, ma il cuore stesso della fede?Perché la Risurrezione non la fine dopo il dramma della Passione, è l’irruzione della vita dentro la morte, la vittoria di Dio là dove l’uomo vedeva soltanto una fine. È l’annuncio che la pietra del sepolcro non ha l’ultima parola.
Ed è forse proprio questa la sfida più grande per Gibson: non soltanto mostrare Gesù che risorge, ma provare a raccontare la luce di quella mattina di Pasqua che, da duemila anni, continua a cambiare la storia con l’aiuto di concetti teologici abbastanza complessi che vanno comunicati con parole che incidano e siano immediate e penetranti.
