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El Mundo, “Secondo Cia Mosca prepara droni con attacchi in Francia, Spagna o Italia”
“La natura dell’incidente indica chiaramente che la Russia sta mettendo ancora una volta alla prova la reattività della nostra difesa aerea”, recita la nota ufficiale diffusa dal Comando Operativo delle Forze Armate polacche per commentare l’ennesimo sconfinamento nei cieli della Nato. Un episodio avvenuto ieri mattina a nord della città di Braniewo, quando un elicottero militare russo Mi-8, proveniente dall’exclave di Kaliningrad, è penetrato nello spazio aereo della Polonia per circa trecento metri, rimanendovi per quarantadue secondi prima di fare marcia indietro. Pochi secondi sufficienti per far scattare il decollo immediato dei caccia alleati e l’allerta massima per i sistemi anti-aerei di terra. Ma se quarantacinque secondi di sconfinamento possono sembrare un incidente tattico di minor conto, la mappa delle intenzioni del Cremlino tracciata dalle ultime informative di intelligence delinea una strategia ben più complessa e pervasiva, capace di estendersi fino al cuore dell’Europa mediterranea.
L’OMBRA DELLA GUERRA OMBRA NEL CUORE D’EUROPA. Un report riservato dei servizi segreti americani e reso noto dal quotidiano spagnolo El Mundo ha rivelato che Mosca starebbe pianificando e preparando veri e propri attacchi sabotatori con l’impiego di droni Gerbera (NELLA FOTO) da lanciare non soltanto nei Paesi del fianco orientale della Nato, ma direttamente sul territorio di nazioni chiave della sponda sud e occidentale, tra cui spiccano Italia, Spagna e Francia. Non si tratterebbe di incursioni condotte da basi militari russe tradizionali, bensì di operazioni coperte destinate a essere eseguite da cellule “ombra” sul suolo europeo per mezzo di droni a lungo raggio o velivoli commerciali modificati. L’obiettivo strategico di questa presunta “diplomazia di guerra” di Vladimir Putin non sarebbe la conquista territoriale in senso classico, ma l’ampliamento del fronte della cosiddetta guerra ibrida. Colpire infrastrutture critiche, depositi logistici o snodi energetici nel territorio italiano e mediterraneo servirebbe a seminare il panico tra la popolazione civile, destabilizzare i governi alleati e alimentare le spaccature interne al blocco occidentale sull’opportunità di proseguire sulla strada del sostegno economico e militare all’Ucraina.
LO SCONFINAMENTO DI 42 SECONDI E LA PRESSIONE SUL CONFINE NATO. L’incursione dell’elicottero Mi-8 nei cieli polacchi rappresenta soltanto l’ultimo anello di una catena di provocazioni quotidiane e minuziosamente calibrate. Negli ultimi mesi la tensione ai confini tra la Russia e l’Alleanza Atlantica ha raggiunto livelli di guardia che non si registravano dai momenti più bui della Guerra Fredda. Sconfinamenti di droni d’attacco e da ricognizione si sono verificati con frequenza tra Lituania, Estonia e Romania, a cui si aggiungono i continui intercettamenti di jet russi a transponder spento sul Mar Baltico e il grave episodio registrato a fine luglio, quando un missile da crociera Kh-101 ha penetrato per decine di chilometri lo spazio aereo di Varsavia prima di schiantarsi al suolo. La tattica delle incursioni “mordi e fuggi” servirebbe a testare sul campo la prontezza di risposta del sistema d’allarme integrato della Nato, la tempestività dei decolli su allarme e la tenuta della catena di comando tra le diverse capitali alleate.
LA STRATEGIA DEL TERRORE A BASSA INTENSITÀ: A COSA PUNTA IL CREMLINO? Per quale motivo il Cremlino continua ad alzare l’asticella della provocazione diretta contro Paesi dotati dello scudo atomico della Nato? Leggendo tra le righe delle analisi strategiche internazionali, la risposta andrebbe ricercata nella necessità di Mosca di rovesciare il rapporto di forza politico e psicologico con l’Occidente. Mantenere la tensione costantemente al limite del cortocircuito militare consentirebbe a Putin di inviare un segnale preciso all’opinione pubblica europea: la guerra non verrebbe in questo modo percepita come un evento confinato tra il Donbass e il Mar Nero, ma come un rischio imminente che può bussare alle porte di Roma, Parigi o Madrid. Creando la sensazione di una catastrofe imminente e inevitabile, Mosca cercherebbe così di incentivare le forze politiche europee più scettiche a spingere per un congelamento del conflitto alle condizioni dettate dai russi, piegando la resistenza dei governi democratici sotto il peso della paura.
LA VERSIONE DI MOSCA E L’ACCUSA AL BLOCCO OCCIDENTALE. Da parte sua, la dirigenza russa continua a rispedire al mittente ogni addebito, bollando le ricostruzioni dell’intelligence occidentale come una propaganda d’odio priva di fondamento. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e i vertici della diplomazia di Mosca ribadiscono a cadenza regolare che la Russia non ha mai avuto e non ha intenti bellicosi nei confronti della Nato e dei Paesi dell’Unione Europea, aggiungendo che le accuse di sabotaggio costituiscono soltanto un pretesto inventato per giustificare l’aumento delle spese militari dei Paesi alleati. Secondo la narrativa ufficiale russa, al contrario, è proprio l’Occidente ad essersi trasformato a tutti gli effetti in una parte belligerante del conflitto in Ucraina attraverso l’invio continuativo di armamenti a lungo raggio, il supporto di intelligence per il puntamento degli attacchi e la presenza sul campo di consiglieri e mercenari stranieri. Fatto sta che tra la smentita formale della diplomazia di Mosca e l’escalation dei contatti ad alto rischio lungo i cieli e i confini europei, la guerra ombra tra la Russia e il blocco occidentale continua a muoversi su un filo sottilissimo, dove anche un errore di pochi secondi rischia di spalancare scenari imprevedibili.
