San Pietro in Amantea, il talento artistico di Gianluca De Grazia

“Il talento artistico che ho scoperto di avere è un dono di Dio. Io sono commercialista, insegno economia e fino a 40 anni non avevo fatto mai un quadro”. Ora, di anni, Gianluca De Grazia ne ha 53. Passeggiando per San Pietro in Amantea ci si imbatte in mattonelle disegnate ai civici di alcune porte di casa. Su di esse, un qr code, che ti conduce direttamente nel “museo virtuale” di De Grazia. “Gianluk”, il suo nome d’arte, vive a Roma, ma ha San Pietro nel cuore. È il suo luogo di origine, e proprio nel corso principale ha aperto una piccola area espositiva. Le opere che produce sono meravigliose. Sorprendenti. Non si tratta solo di mattonelle, per quanto pregevoli. Ma di opere d’arte vere e proprie, con le tecniche più diverse. De Grazia vive “d’ispirazione”: “penso l’opera, e ogni dettaglio ha un messaggio, magari legato a un momento della mia vita”. Ama i grandi autori del Novecento, però preferisce andare del suo passo, anzi della profondità del suo cuore, che nell’espressione artistica si è dilatato fino ad abbracciare i luoghi e le persone che De Grazia ha incontrato. Finora, di mattonelle, ai civici dei portoni (non solo a San Pietro in Amantea) ce ne sono una trentina. Ma “il mio sogno è che attraverso di esse possa aprirsi una guida registrata che spieghi l’opera e il borgo”, spiega. Una sorta di museo all’aperto, piccola attrattiva per quanti tornano dall’estero o visitano San Pietro in Amantea. “È iniziato tutto col cellulare, con il pennino. Le mie prime opere sono opere digitali. Poi ho preso la penna, e, nel 2015, avevo appena iniziato a dipingere, e mi sono trasferito a Roma perché ero entrato nella scuola”. Nella città eterna Gianluca De Grazia ha partecipato a diversi simposi nazionali e internazionali. Le sue opere sono tutte belle, significative e misteriose al tempo stesso. Ce ne spiega qualcuna. “Ho voluto fare questo quadro che raccontasse un po’ la lunga storia di Roma. E allora ho messo come simbolo, al centro, )a matassa, che è il simbolo sia di lunghezza, e sia di complessità. Partendo da Romolo e Remo, che erano dei pastori, quindi, fino ad arrivare ai nostri giorni, c’è il tram, il tram, insomma, la Roma di oggi. È ambientata nsll Roma descritta da Lucio Dalla nella “Sera dei miracoli”. Ci sono i paesaggi, c’è lo spazio infinito con tutte le sue incognite, c’è il giocoliere, che a ben vedere è uno dei soggetti preferiti da De Grazia. Poi l’artista spegne le luci. E il quadro davanti a noi assume una forma diversa. Dice il miracolo della vita in un concepito nel grembo della mamma. È il linguaggio straordinario dell’arte, che non ha confini perché s’incrocia con l’immaginazione, il sogno, la realtà e la speranza. In Gianluca De Grazia questo è diventato scoperta di un talento impossibile da lasciare incolto.